Adozioni internazionali

Repubblica Democratica del Congo: la CAI incontra le famiglie

29 Settembre Set 2015 1701 29 settembre 2015

Due anni dopo l'annuncio del blocco delle adozioni in RDC, la Commissione Adozioni Internazionali incontra le famiglie in attesa. «L’incontro si è chiuso con la speranza per una positiva conclusione della vicenda in tempi ragionevoli: tutto quello che l'Italia poteva fare è stato fatto», dice l'avvocato Luca Martini, del Movimento Shalom.

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Adozioni HECTOR RETAMAL:AFP:Getty Images
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Due anni dopo l'annuncio del blocco delle adozioni in RDC, la Commissione Adozioni Internazionali incontra le famiglie in attesa. «L’incontro si è chiuso con la speranza per una positiva conclusione della vicenda in tempi ragionevoli: tutto quello che l'Italia poteva fare è stato fatto», dice l'avvocato Luca Martini, del Movimento Shalom.

«L’incontro si è chiuso con la speranza per una positiva conclusione della vicenda in tempi ragionevoli. La CAI ha presentato alle famiglie tutto il lavoro svolto in questi due anni, i contatti diplomatici e la verifica caso per caso della correttezza di tutti i documenti, che almeno nel caso del nostro ente non presentano alcun problema. La presidente è stata esaustiva e ha invitato le famiglie a stare tranquille e ad avere fiducia, quello che la CAI e l’Italia potevano fare è stato fatto; la RDC è un Paese sovrano, sulle adozioni non c’è alcun accordo bilaterale scritto né è stata ratificata la Convenzione dell’Aja». L’avvocato Luca Martini è il legale rappresentante del Movimento Shalom, che ieri ha incontrato la Commissione Adozioni Internazionali insieme alle sette coppie sette coppie che hanno dato incarico all’ente per un’adozione in RDC e che attendono di abbracciare i loro bambini. Nei prossimi giorni anche le altre coppie incontreranno la CAI, insieme agli enti a cui hanno dato mandato.

Quelle che arrivano dal Movimento Shalom – un piccolo ente toscano che lavora in Burkina, RDC e Kenya, con 19 adozioni concluse nel 2013 – sono le prime informazioni in relazione agli incontri fra la CAI e le famiglie che hanno procedure di adozione internazionale in Repubblica Democratica del Congo già definite con sentenza di adozione. Si tratta di quelle 130 famiglie che sono rimaste in mezzo al guado dopo che la RDC decise il blocco temporaneo delle adozioni internazionali a partire dal 25 settembre 2013. Sono passati due anni esatti e il blocco che doveva durare un anno non è stato più rimosso, senza indicazioni di tempi. Lo scarno comunicato di Shalom riferisce che «in un clima cordiale e accogliente la Presidente Cons. Silvia Della Monica ha fatto alle coppie un quadro generale della situazione, le ha informate sullo stato attuale delle procedure e sulle prospettive di conclusione del blocco, oltre che a rispondere alle domande delle medesime. Il Movimento Shalom e le coppie hanno rinnovato la piena fiducia nell’operato della CAI ribadendo il loro pieno sostegno e rendendosi disponibili ad ogni collaborazione affinché questa vicenda abbia al più presto un lieto fine».

L’avvocato Martini aggiunge poco, perché di fronte alla sovranità di un Paese terzo molto più da dire in effetti non c’è. «Teniamo conto che la Repubblica Democratica del Congo ha ripreso a lavorare operativamente sulle pratiche adottive a maggio/giugno 2015, non si tratta di moltissimo tempo. Sappiamo anche che in queste ore c’è stato un incontro fra il Ministro Gentiloni e il suo omologo della RDC a margine dell’Assemblea generale dell’ONU a New York, ovviamente non siamo a conoscenza di come sia andato questo dialogo, ma fra i punti all’ordine del giorno c’era anche il tema adozioni», precisa. La CAI ha invitato ancora una volta alla prudenza e ad evitare clamori mediatici, che rischiao di compromettere l’evoluzione positiva della vicenda.

Foto Getty Images

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