Economia

Lavoro, Italia a trazione cooperativa

30 Settembre Set 2015 1113 30 settembre 2015

Con un valore della produzione che ha superato i 108 miliardi l’economia cooperativa rappresenta l’8,5% del Pil italiano. In particolare, nel 2013 le 67.062 cooperative italiane hanno generato un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, mentre i consorzi 17,6 miliardi. Negli anni della crisi, 2008-2013, occupati + 7%, 8 su 10 a tempo indeterminato. Fisco, le coop pagano più tasse delle Spa. In allegato la ricerca

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Mauro Lusetti
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Con un valore della produzione che ha superato i 108 miliardi l’economia cooperativa rappresenta l’8,5% del Pil italiano. In particolare, nel 2013 le 67.062 cooperative italiane hanno generato un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, mentre i consorzi 17,6 miliardi. Negli anni della crisi, 2008-2013, occupati + 7%, 8 su 10 a tempo indeterminato. Fisco, le coop pagano più tasse delle Spa. In allegato la ricerca

Con un valore della produzione che ha superato i 108 miliardi l’economia cooperativa rappresenta l’8,5% del Pil italiano. In particolare, nel 2013 le 67.062 cooperative italiane hanno generato un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, mentre i consorzi 17,6 miliardi.

Negli anni della crisi, 2008-2013, la cooperazione ha messo a segno una crescita del 14%, pari, in valori assoluti, a circa 10 miliardi. Nello stesso periodo, i consorzi hanno registrato un aumento del valore della produzione del 16,9%, corrispondente a un incremento di 2,4 miliardi di euro.

PIÙ OCCUPATI E DI QUALITÀ

Negli anni della crisi le cooperative hanno continuato ad assumere creando nuovi posti di lavoro stabili. Il 68,1% delle posizioni attivate nel 2013 e il 61,4% di quelle attivate dai consorzi erano infatti di tipo dipendente a tempo indeterminato. Le percentuali salgono rispettivamente al 76,8% e al 72,2% se si considerano le posizioni attive nel mese di dicembre 2013.

IL FISCO FA IL PIENO CON LE COOP

Dall’analisi complessiva sulle diverse forme di impresa, calcolata in rapporto al valore della produzione, emerge che nel 2013 la pressione fiscale è stata superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7% per le prime contro il 6,8% per le seconde) soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro.

Queste sono solo alcune rilevazioni contenute nel Terzo Rapporto Italia sulla Cooperazione, realizzato da Euricse e presentato oggi in conferenza stampa a Roma in collaborazione con Alleanza delle Cooperative Italiane. L’indagine restituisce una stima della rilevanza economica e occupazionale del sistema cooperativo nell’anno 2013 – l’ultimo per il quale si dispone di una base dati sufficientemente completa - e analizza la dinamica sperimentata dalle cooperative italiane nel corso degli anni 2011-2013 e negli anni della crisi (2008-2013), anche in rapporto ad altre forme di impresa.

Il Rapporto è stato presentato da Carlo Borzaga, docente dell’Università di Trento e presidente di Euricse, Gianluca Salvatori, ad Euricse, Rosario Altieri, presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, Maurizio Gardini e Mauro Lusetti (nella foto) copresidenti dell'Alleanza delle Cooperative Italiane.

Le analisi contenute nel rapporto dimostrano che in Italia le cooperative nel loro insieme hanno contribuito in modo molto significativo alla formazione del prodotto interno lordo e all’occupazione, e hanno reagito alla crisi in modo diverso dalle altre forme di impresa, presentando una dinamica anticongiunturale.

Il Rapporto tuttavia evidenza anche i punti di debolezza del sistema cooperativo italiano. Emerge così che la reazione alla crisi non è stata la stessa in tutti i settori cooperativi ed alcuni di essi mostrano segnali di difficoltà (per esempio il settore delle costruzioni). Inoltre, la crisi ha determinato un netta e generalizzata contrazione del risultato di esercizio - superiore a quella delle altre forme di impresa - e inciso negativamente su patrimonializzazione e propensione all'investimento.

Il Rapporto contiene inoltre alcuni capitoli tematici basati sull'analisi dell'andamento di settori specifici, quali le cooperative industriali, il credito cooperativo e il mondo della cooperazione sociale. Sono presenti infine delle pagine di approfondimento su alcune forme che possono essere considerate, per lo sviluppo registrato negli ultimi anni o per le potenzialità che si possono intravvedere, come possibili nuove frontiere della cooperazione italiana: tra queste le cooperative "recuperate" di lavoratori, le cooperative di comunità e le cooperative impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata.

PANORAMICA DEI DATI 2013 PIÙ RILEVANTI

VALORE DELLA PRODUZIONE

Nel 2013 le cooperative attive in Italia erano circa 70.000, di cui 376 banche di credito cooperativo e 1.904 consorzi. Le 67.062 cooperative hanno generato, nell'anno, un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, mentre i consorzi 17,6 miliardi. Si tratta di una stima per difetto della reale rilevanza del fenomeno cooperativo, sia perché i dati non includono il valore economico creato dalle banche di credito cooperativo, sia perché al momento dell’estrazione dei dati non per tutte le cooperative era disponibile il bilancio. Anche con queste mancanze, comunque, il valore della produzione stimato è pari al 8,5% del PIL italiano.

2008-2013 ANNI DELLA CRISI

Decisa e continua, anche se con tassi decrescenti nel corso degli anni, è stata la crescita del valore della produzione. Dall'analisi delle 28.000 cooperative di cui sono disponibili i bilanci per tutto il periodo 2008 al 2013, emerge un accrescimento del valore della produzione del 14%, in valori assoluti un incremento di circa dieci miliardi. Nel medesimo periodo, i consorzi hanno registrato un aumento del valore della produzione del 16,9%, pari a un incremento di 2,4 miliardi di euro.

CONTRIBUTO ALL'OCCUPAZIONE 2013

I dati INPS mostrano un totale di 1.764.976 posizioni lavorative attivate nel 2013 e 1.257.213 occupati a fine 2013. Inoltre, le cooperative italiane risultano fornire soprattutto posti di lavoro stabili: il 68,1% delle posizioni attivate in corso d’anno 2013 e il 61,4% di quelle attivate dai consorzi erano infatti di tipo dipendente a tempo indeterminato. Le percentuali salgono rispettivamente al 76,8% e al 72,2% se si considerano le posizioni attive nel mese di dicembre 2013.

2008-2013 ANNI DELLA CRISI

Secondo i dati INPS il numero di posizioni lavorative nelle cooperative alla fine di dicembre di ogni anno è aumentato, tra il 2008 e il 2013, di 80.575 unità, pari al 6,8%.

Se si escludono le imprese agricole e i lavoratori con contratti di lavoro parasubordinati[1], l’aumento degli occupati dipendenti in cooperativa ha superato le centomila unità (quasi 102.000) con un aumento tra il 2009 e il 2013 del 10%. Nello stesso periodo gli occupati nelle imprese private diverse dalle cooperative sono diminuiti di poco meno di 500.000 unità (-5%).

L'andamento delle cooperative è stato migliore in tutti i settori, anche in quelli con calo dell’occupazione, ed è possibile stimare un contributo complessivo della cooperazione all’occupazione nel corso della crisi superiore a 220.000 posti di lavoro.

CONTRIBUTO ALLA FINANZA PUBBLICA 2013

Dall’analisi della pressione fiscale complessiva sulle diverse forme di impresa, calcolata in rapporto al valore della produzione, emerge che nel 2013 la pressione fiscale è superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7% per le prime contro il 6,8% per le seconde) soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro.

2008-2013 ANNI DELLA CRISI

Nel periodo 2007-2013 le cooperative hanno incrementato costantemente il loro apporto alla finanza pubblica, mentre le spa lo hanno diminuito. Sommando i differenziali annuali registrati tra il 2007 e il 2013 si rileva che le cooperative hanno versato alle casse dello Stato 5 miliardi 475 milioni 974 mila euro in più di quelli che avrebbero versato se avessero mantenuto la produzione al livello del 2007. Nello stesso periodo le spa hanno invece ridotto il loro contributo all’Erario di ben 15 miliardi 735 milioni 559 mila euro.

LE NUOVE FRONTIERE DELLA COOPERAZIONE

WORKERS BUYOUT. Il fenomeno delle imprese recuperate in forma cooperativa dai lavoratori dagli anni ‘80 in poi conta in Italia 252 casi, di cui gran parte concentrate nel settore manifatturiero (60%). Dopo l’avvio diverse di queste hanno potenziato l’attività e aumentato l’occupazione, motivo per cui lo studio del fenomeno risulta particolarmente interessante.

COOPERATIVE DI COMUNITÀ. Nel Rapporto non vengono presentati dati sul fenomeno, ma le loro potenzialità risultano interessanti come contributo alla riflessione in corso nel movimento cooperativo.

COOPERATIVE CHE GESTISCONO BENI CONFISCATI ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA. In totale sono 448 le organizzazioni che in Italia hanno in gestione beni confiscati, per un valore dei beni immobili stimato in 362 milioni di euro. Di queste organizzazioni, 123 sono cooperative sociali e hanno registrato nel 2013 un valore della produzione complessivo (incluse anche altre attività) superiore ai 130 milioni di euro e più di 4.200 occupati totali. Questo ambito cooperativo è interessante soprattutto per il suo ruolo di contrasto alla criminalità attraverso la creazione sia di ricchezza e di occupazione in territori ad elevata presenza criminale, che di capitale sociale.

In allegato (a dondo pagina) la sintesi della Ricerca


[1] in modo da poter utilizzare anche le informazioni relative al totale delle imprese

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