Riforma Terzo settore

Volontariato, Gelli: «Quella di Lepri è una vera e propria controriforma»

2 Ottobre Ott 2015 1229 02 ottobre 2015

Il deputato democratico e presidente del Cesvot attacca il collega di partito e relatore in Commissione Affari Costituzionali in Senato: «I suoi emendamenti stravolgono il sistema dei centri di servizio». Gli ispiratori? «Le posizioni dell'Acri sono molto simili»

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Il deputato democratico e presidente del Cesvot attacca il collega di partito e relatore in Commissione Affari Costituzionali in Senato: «I suoi emendamenti stravolgono il sistema dei centri di servizio». Gli ispiratori? «Le posizioni dell'Acri sono molto simili»

Si apre un nuovo fronte sul campo (sempre più accidentato) della riforma del Terzo settore, in discussione in commissione Affari costituzionali al Senato: quello del volontariato e in particolare del ruolo dei centro di servizio.

«Quella disegnata dal relatore a palazzo madama Stefano Lepri è una vera e propria controriforma», taglia corto il deputato democratico (come del resto Lepri), Federico Gelli, nella sua veste di presidente del Cesvot, che questa mattina ha convocato a Firenze un incontro «per fare il punto della situazione e manifestare tutta la nostra preoccupazione rispetto agli emendamenti presentati da Lepri». Alla Sala Michelangelo dell’Hotel Albani del capoluogo toscano si sono dati appuntamento Luigi Bobba sottosegretario Ministero del Lavoro, Donata Lenzi deputata e relatrice alla Camera della riforma del Terzo settore, Edoardo Patriarca deputato e presidente Cnv, Stefano Tabò presidente Csvnet, Fabrizio Pregliasco presidente Anpas, Roberto Trucchi presidente Confederazione nazionale Misericordie, Maurizio Mumolo consigliere nazionale Arci, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale, Armando Zappolini presidente Cnca, Maurizio Gubbiotti presidente Legambiente. «Gran parte di loro, penso per esempio a Stefano Tabò, condive la nostra preoccupazione».

Il nodo del contendere è l’articolo 5 delle riforma (attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso). Secondo Gelli gli emendamenti Lepri all’articolo 5 (vedi sotto) « prevedono norme che limitano fortemente la funzioni dei centri di servizio, ma tra tutte quella che maggiormente preoccupa è la costituzione dei centri di servizio “senza vincoli territoriali”, in pratica l’avvio di un sistema dove i centri di servizio svolgano le loro funzioni in concorrenza nel territorio l’uno con l’altro. Questo sistema, oltre a generare un caos notevole, azzererebbe qualsiasi rapporto con il territorio (le rappresentanze territoriali non avrebbero più alcun senso). E lo dico da dirigente di uno dei più grandi centri di servizio in Italia, che potrebbe lanciarsi in un’operazione di colonizzazione dei csv delle regioni confinanti».

Continua Gelli: «Inoltre la previsione di “fruire esclusivamente dei servizi del centro di cui si è soci” porterà a una scomposizione degli attuali assetti (costituiti su base territoriale) per un sistema fatto da nuovi centri composti da entità associative politicamente omogenee, con un fuga dall’interesse generale e delle comunità territoriali».

«Risultano poi evidenti alcune “assonanze” tra gli emendamenti proposti dal senatore Lepri e posizioni contenute in documenti dell’Acri (l'organo di rappresentanza delle fondazioni bancarie). Basti pensare al divieto per i centri di servizio di fare qualsiasi erogazione in denaro: una previsione che impedirebbe qualsiasi bando a favore delle associazioni per il finanziamento di loro progetti. Inoltre il sistema di controllo prospettato da Lepri prevede l’esclusione dei soggetti pubblici (Governo, Regioni ed Enti locali) a favore delle Fondazioni bancarie che tra l’altro, avrebbero a libro paga, gli amministratori e/o i dirigenti di questi organismi».

Il deputato Pd Federico Gelli

Il senatore Pd Stefano Lepri

«In definitiva», prosegue Gelli «può dirsi che l’effetto complessivo di molte delle previsioni contenute negli emendamenti sarebbe quello di una destrutturazione politica del sistema dei centri di servizio con conseguente polverizzazione della legittimazione da questi assunta con il lavoro svolto in tutti questi anni nonché il venir meno di quella funzione di coesione sociale e territoriale riconosciuta anche dalle Istituzioni».

Una spinta all’accorpamento dei Csv non potrebbe essere letta come un tentativo di ridurre i costi del sistema dei centri di servizio? «Se così fosse», conclude Gelli, «ci sono altre strade. Per esempio quella di eliminare i costi dei Co.Ge che pesano per svariati milioni di euro, si potrebbe iniziare da qui. Poi, certo, le duplicazioni vanno superate. Su questo siamo d’accordissimo».

QUI I TESTI DEGLI EMENDAMENTI ALL’ARTICOLO 5 PRESENTATI DAL SENATORE LEPRI

Articolo 5

Al, comma 1, lettera a) sostituire le parole: “riconoscendo la specificità e le tutele dello status di volontario all’interno degli enti del Terzo settore” con le seguenti: “riconoscendo e favorendo, all’interno del Terzo settore, la specificità e le tutele dello status di volontario e delle organizzazioni di soli volontari;”

Articolo 5

Al comma 1, dopo la lettera a) aggiungere la seguente:

“a-bis) introduzione di previsioni relative al rimborso spese dei volontari, finalizzate a preservare il carattere di gratuità e di estraneità alla prestazione lavorativa;”

Articolo 5

Al comma 1, dopo la lettera a) aggiungere la seguente:

“a-bis) definizione dei casi in cui è possibile coinvolgere entro le attività volontari a cui, stante il carattere occasionale della collaborazione, non è richiesto di associarsi e definizione dei relativi profili assicurativi;”

Articolo 5

Al comma 1, sostituire la lettera e) con le seguenti:

“e) revisione del sistema dei centri di servizio per il volontariato, di cui all'articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, prevedendo:

  1. l’assunzione della personalità giuridica e di una delle forme giuridiche di Terzo settore;
  2. il loro accreditamento e il loro finanziamento stabile, attraverso un programma triennale, con le risorse previste dall’articolo 15 della legge 266/1991;
  3. la libera costituzione senza vincoli territoriali, una base sociale composta esclusivamente da enti di Terzo settore, un numero minimo significativo di soggetti associati definito a livello nazionale dagli organismi di programmazione e controllo, l’obbligo di fruire esclusivamente dei servizi del centro di servizio di cui si è soci;
  4. l’operatività esclusiva a favore dei volontari singoli o presenti nelle diverse organizzazioni di terzo settore, ovvero delle organizzazioni di volontariato;
  5. il libero ingresso nella base sociale e criteri democratici nell’organo assembleare, con limitazione del voto multiplo e delle deleghe e con l’attribuzione alle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 266/1991 della maggioranza qualificata dei voti nell’assemblea;
  6. l’individuazione di soglie massime dimensionali degli enti di Terzo settore, sotto le quali poter fruire gratuitamente dei servizi del centro di servizio;
  7. l’esclusione della possibilità di svolgimento di funzioni di rappresentanza degli associati;
  8. la previsione, negli statuti, dell’incompatibilità tra ruoli nell’organo direttivo e l’assunzione di cariche politiche;
  9. il divieto, per i centri di servizio, di procedere ad erogazioni dirette in denaro o attraverso beni mobili o immobili verso enti di Terzo settore;
  10. lo svolgimento dei compiti di controllo dell’attività e della veridicità dei rendiconti degli enti con ridotta dimensione economica, anche con risorse di cui all’art. 10, comma 1, ferma restando la possibilità di controlli esterni;

e-bis) revisione dell’attività di programmazione e controllo dell’attività e della gestione dei centri di servizio, svolta mediante organismi regionali o sovra-regionali, tra loro coordinati sul piano nazionale, prevedendo:

  1. di assegnare loro, in applicazione di criteri definiti sul piano nazionale, la concessione dell’accreditamento dei centri di servizio e la verifica del mantenimento dei requisiti, nonché l’attribuzione delle risorse ai centri di servizio anche in applicazione di elementi di perequazione territoriale;
  2. costi di funzionamento posti a carico delle risorse di cui all’articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, ad eccezione degli eventuali emolumenti degli amministratori e degli emolumenti dei dirigenti, che sono attribuiti a carico aggiuntivo delle fondazioni bancarie finanziatrici;
  3. organo di governo partecipato a maggioranza dalle fondazioni bancarie finanziatrici, con sola presenza, con quota di minoranza, di organismi di rappresentanza unitaria delle diverse forme di Terzo settore.

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