Nobel

Youyou Tu per studiare la malaria lasciò la figlia in orfanotrofio

6 Ottobre Ott 2015 1037 06 ottobre 2015

Quella di Youyou Tu, 85 anni, premio Nobel per la medicina, è una storia impressionante

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Quella di Youyou Tu, 85 anni, premio Nobel per la medicina, è una storia impressionante

Youyou Tu, 85 anni, ha vinto il Nobel per la Medicina. È la prima cinese a vincere un Nobel e la dodicesima donna a vincerne uno per la medicina. È impressionante leggere la sua storia. La racconta New Scientist, sotto il titolo “Il Nobel alla donna modesta che ha sconfitto la malaria per la Cina".

Si narra di una donna scelta per partecipare a un misterioso programma, noto solo il numero 523. Tu fu inviata nella provincia di Hainan, una regione nel sud, a lungo tormentata dalla malaria, per osservare gli effetti della malattia in prima persona. Il marito di Tu era stato messo al bando in campagna: le pubblicazioni scientifiche erano proibite e scienziati e intellettuali venivano arbitrariamente inviati in campagna per essere ri-educati. Tu così fu costretta ad affidare la figlia di 4 anni a un orfanotrofio. Sei mesi dopo, quando Tu tornò a Pechino, sua figlia non la riconobbe e si nascose da quella “strana donna” venuta per portarla “a casa”. «Il lavoro era la priorità assoluta, ho sacrificato consapevolmente la mia vita personale», dice al giornalista di New Scientist. A Hainan aveva visto moltissimi bambini morire, con la malaria agli ultimi stadi. C’è poco da giudicare, solo constatare come spesso il “bene” si divida sui piatti della bilancia.

Per decenni - altra cosa impressionante - il ruolo di Tu nella scoperta della artemisinina è rimasto molto dimesso. Louis Miller, una ricercatrice sulla malaria dell’US National Institutes of Health di Rockville racconta: «Ero a un meeting a Shanghai nel 2005, con tutti gli esperti di malaria cinesi e chiesi chi aveva scoperto l’artemisinina. Nessuno lo sapeva, rimasi scioccata». Miller avvia le ricerche, arriva a Tu e due mesi dopo Tu riceve il Lasker award.

Tu continua a lavorare, perché «i ricercatori malaria devono rimanere vigili. È responsabilità degli scienziati continuare a lottare per la sanità di tutti gli esseri umani». Quello che ho fatto «è stato quello che dovevo fare, come restituzione dell’educazione che mi ha dato il mio paese» disse. A ritirare il Lasker award si presentò con il marito, la figlia e il nipote. Era felice, ma disse: «Mi sento più ricompensata quando vedo che così tanti malati sono guariti».

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