Dibattito

Il supermercato entra a scuola: chi ci guadagna?

7 Ottobre Ott 2015 1703 07 ottobre 2015

I marchi della grande distribuzione stanno fidelizzando molti istituti tramite il meccanismo del bollini. Solo marketing o responsabilità sociale a favore delle famiglie?

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Supermercato
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I marchi della grande distribuzione stanno fidelizzando molti istituti tramite il meccanismo del bollini. Solo marketing o responsabilità sociale a favore delle famiglie?

Il meccanismo è semplice: facendo acquisti per importi superiori ad un tot in un punto vendita di una catena della grande distribuzione (Coop, Esselunga, Lidl, Famila, Super Elite, per esempio) si acquisiscono punti o bollini che il consumatore può destinare a una scuola, quella, in genere, dove vanno i figli. L’istituto a questo punto può avere accesso a un catalogo predisposto dal supermercato stesso in cui scegliere fra materiale didattico, cartoleria, materiale informatico e per la pulizia a seconda del numero dei punti in suo possesso. In cambio la stessa scuola che aderisce all’iniziativa ospita materiale promozionale del supermercato.

A Milano e in altre grandi città sono sempre di più le scuole che hanno sposato una catena della grande distribuzione. Un successo (visto dal punto di osservazione della Gdo) che sta portando con sé un accesso dibattito a cui partecipano sia i genitori che il corpo docenti. Ma non solo loro. Anche i fundraiser si sono sentiti chiamati in causa.

Massimo Coen Cagli, ideatore della scuola di Fundrasing di Roma, per esempio ha tirato fuori gli artigli. Sul suo blog prima sottolinea la complicità governativa («Queste iniziative si inseriscono nel quadro delle attività di progettazione di reperimento risorse del Co.Ge., gruppo di lavoro ministeriale che sviluppa modelli per potenziare l’efficienza organizzativa e di autofinanziamento delle scuole, supportato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Direzione Generale per la Politica Finanziaria e per il Bilancio»), poi parla di «fallimento sotto il profilo della raccolta di risorse, del ruolo dei donatori e sotto quello della reale responsabilità sociale di impresa». Dal suo punto di vista infatti i vantaggi per le aziende in termini di fatturato e fidelizzazione sono notevoli, mentre quelli per la scuola e i genitori sono davvero minimi.

Ad oggi non si registrano sollevazioni da parte delle famiglie o delle associazioni dei genitori. Sotto sotto forse sono in molti a pensarla come la signora Simona che commentando il post di Coen Cagli scrive: « Purtroppo tutto ciò è “facile” da gestire per le scuole e le famiglie! Sono un’insegnante e un genitore impegnato nel comitato genitori. Organizzare una festa per raccogliere 400-500€ costa fatica, impegno e “un fegato così”! Chiedere a ogni famiglia di raccogliere punti, costa molto meno! Noi aderiamo solo a Coop a Esselunga e i premi in alta tecnologia servono davvero! Non sono un gran che, ma meglio di niente! Con i fondi raccolti dalle feste in due anni, compreremo due LIM».

Come dire, d’accordo le battaglia di principio, ma poi subentra anche una certa dose di pragmatico realismo, che potrebbe anche definirsi spirito di sopravvivenza, che in fondo non guasta.

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