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La terra che abbiamo in comune: migrazione e sviluppo sostenibile

9 Ottobre Ott 2015 1018 09 ottobre 2015
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Tra Italia e Burkina Faso si sviluppano storie e iniziative realizzate in collaborazione tra associazioni di migranti e Fondazioni for Africa Burkina Faso con Acra-Ccs, Cisv, LVIA, Mani Tese, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e CeSPI. Sabato 10 ottobre i protagonisti si raccontano a Expo nel programma Ottobre Africano

Migrazione e sviluppo sostenibile accomunano delle storie. Come quella di un orto che nel Parco del Mauriziano a Reggio Emilia dove si produce a Km 0 e si tengono corsi di formazione - teoria e pratica - sulle tecniche di agricoltura biologica e biodinamica. O come quella di un campo coltivato con le tecnologie dell’agricoltura biologica e dove lavorano 30 famiglie e 50 studenti della scuola, nel villaggio di Koubri, in Burkina Faso, a 30 km dalla capitale Ouagadougou. A dare vita alle due iniziative, in collaborazione con Fondazioni for Africa Burkina Faso, sono due associazioni di migranti burkinabè, impegnate in Italia per l’inserimento dei loro concittadini e che, dall’Italia, lavorano per contribuire al futuro del loro Paese. Due storie che parlano di migrazione e sviluppo sostenibile e che sono raccontate, sabato 10 ottobre, alle ore 14.30, allo spazio Slow Food Expo, piazza della Biodiversità, nell’incontro La Terra che abbiamo in comune.

Foto di Natascia Locati

Promosso da Fondazioni for Africa Burkina Faso (iniziativa per il diritto al cibo promossa da 28 fondazioni di origine bancaria associate all’Acri e realizzata in collaborazione con Acra-Ccs, Cisv, LVIA, Mani Tese, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e CeSPI – e inserito nel programma di Ottobre Africano, "La Terra che abbiamo in comune. Storie di migrazione e sviluppo sostenibile") è una riflessione sul contributo fondamentale che i migranti hanno oggi sia sul territorio dove abitano e vivono sia nella costruzione di un futuro sostenibile nel Paese di origine e per conoscere, dalla voce dei protagonisti, storie, idee e progetti di un percorso migratorio che non è un viaggio di solo andata, ma si trasforma in occasione di riportare indietro competenze e saperi. All’incontro partecipano Abdou Yabré, dell’associazione di migranti Abreer che presenta il progetto Dall’orto in città di Reggio Emilia al Burkina Faso, Flora Tognoli, dell’associazione Watinoma per il progetto BioxTutti a Koubri. Intervengono Abderrahmane Amajou, Responsabile migranti Slow Food; Marzia Sica, Fondazioni for Africa Burkina Faso. Modera Sara Zambotti, conduttrice e autrice Caterpillar Radio2.

«L’idea di Un orto in città, è nata nel 2010 quando è cominciata la crisi economica e molti di noi hanno perso in lavoro» racconta Abdou Yabrè, dell’Associazione di migranti burkinabè Abreer di Reggio Emilia. «Allora ci siamo riuniti e su una cosa tutti eravamo d’accordo: dovevamo trovare una strada che potesse darci l’opportunità di reintegraci nel mondo del lavoro in Italia e, allo stesso tempo, di poter tornare nel nostro Paese di origine con un progetto professionale e di vita». Nell’orto in città Abreer produce a km zero e promuove percorsi di formazione per i migranti sull’agricoltura biologica e biodinamica. Ora con Fondazioni for Africa Burkina Faso, Abreer ha avviato un nuovo progetto per promuovere i corsi di formazione a altri migranti della Regione e per portare in futuro le attività di formazione anche in Burkina Faso.

Il progetto BioxTutti nasce dall’incontro tra Fondazioni for Africa Burkina Faso e l’Associazione di migranti burkinabè e italiani Watinoma. «In un Paese dove la maggioranza della popolazione dipende dall’agricoltura di sussistenza, diffondere tecniche agricole più sostenibili, è fondamentale», dice Ima Hado, fondatore di Watinoma. «Significa restituire alla Terra la capacità di essere vita e nutrimento. Significa, anche, restituire fiducia ai contadini e alle giovani generazioni, prevenendo l’abbandono delle campagne e l’emigrazione». Cuore dell’iniziativa è la formazione sulle tecniche di agricoltura biologica per 50 alunni e le loro famiglie e l’affidamento, ad altre 30 famiglie, di una parcella di terra di 400 mq nel campo biologico creato da Watinoma. Tra le attività previste anche una mensa scolastica, sana buona e giusta e la musica come attività per coinvolgere la comunità.

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