Economia reale

Disagio: in Italia oltre 6 milioni di working poor

12 Ottobre Ott 2015 0913 12 ottobre 2015

Oltre ai 3 milioni di disoccupati (che restano stabili), più di 6 milioni di persone hanno stipendi troppo bassi o contratti troppo precari per poter sfuggire al rischio povertà. Tutti i dati in uno studio di Unimpresa, che registra però anche qualche segnale positivo

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Oltre ai 3 milioni di disoccupati (che restano stabili), più di 6 milioni di persone hanno stipendi troppo bassi o contratti troppo precari per poter sfuggire al rischio povertà. Tutti i dati in uno studio di Unimpresa, che registra però anche qualche segnale positivo

Identificata anche in Italia la categoria dei "working poor", ovvero di coloro che un lavoro ce l'hanno, ma sono retribuiti in modo insufficienti o comunque non godono della stabilità necessaria per potersi dire al riparo dal rischio povertà. E' uno dei dati più interessanti che emerge dall'analisi di Unimpresa sulla povertà in Italia presentata ieri. Secondo lo studio, basato su dati Istat, oltre 9 milioni di italiani non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, un bacino in crescita di 30mila unità (+0,3%) rispetto a un anno fa.

Ai disoccupati - nota Unimpresa - che sono oltre 3 milioni, vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori in condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. I cosiddetti working poor, appunto. Si tratta di chi ha contratti di lavoro a tempo determinato, part time (740mila persone) o a orario pieno (1,66 milioni), dei lavoratori autonomi part time (802mila), dei collaboratori (349mila) e dei contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni). Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,1 milioni di unità."Il deterioramento del mercato del lavoro - spiega Unimpresa - non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione solo parzialmente migliorata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act. Di qui l'estendersi del bacino dei deboli".

Il dato sui 9,24 milioni di persone è relativo al secondo trimestre del 2015 e complessivamente risulta in aumento dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2014, quando l'asticella si era fermata a 9,21 milioni di unità: in un anno quindi 30mila persone, secondo la ricerca, sono entrate nell'area di disagio sociale. Nel secondo trimestre dello scorso anno i disoccupati erano in totale 3,10 milioni: 1,59 milioni di ex occupati, 626mila ex inattivi e 884mila in cerca di prima occupazione. A giugno 2015 i disoccupati risultano complessivamente stabili, mentre salgono di 6mila unità (+1,0%) gli ex inattivi.

Non mancano alcuni segnali di miglioramento: i contratti a termine part time sono aumentati del 6,2%, i contratti a termine full time sono cresciuti del +2,1%, i contratti a tempo indeterminato part time dell'1,3%. Scendono i contratti di collaborazione (-11,4%) e risultano in calo anche gli autonomi part time (-4,2%)."Il 2015 si chiuderà con una crescita del pil, ma c'è ancora molto da fare e la ripresa deve essere più consistente", commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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