Migranti

Le decisioni del Consiglio Ue sui profughi? Pericolose

12 Ottobre Ott 2015 1547 12 ottobre 2015

Per i deputati del gruppo parlamentare europeo Gue/Ngl le proposte in atto, che prevedono il potenziamento dei rimpatri e l'impiego di più personale addetto alla sicurezza delle frontiere anziché al riconoscimento dei diritti dei rifugiati "sono in netto constrasto con la Convenzione di Ginevra"

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Migranti Dan Kitwood:Getty Images
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Per i deputati del gruppo parlamentare europeo Gue/Ngl le proposte in atto, che prevedono il potenziamento dei rimpatri e l'impiego di più personale addetto alla sicurezza delle frontiere anziché al riconoscimento dei diritti dei rifugiati "sono in netto constrasto con la Convenzione di Ginevra"

"Il progetto di conclusioni del Consiglio dell'Unione europea, fatto trapelare da Statewatch, mostra che il Consiglio sta pianificando una serie di iniziative che violano chiaramente i diritti e gli obblighi europei e internazionali, facendo applicare le decisioni di rimpatrio con ogni mezzo, compreso un diffuso ricorso alla detenzione per chiunque non venga considerato qualificato per la protezione internazionale, e un rafforzamento dei poteri dati all'agenzia Frontex", sentenziano i deputati del gruppo parlamentare europeo Gue/Ngl, che di recente avevano ripetutamente chiesto al Consiglio dell'UE di far fronte alle proprie responsabilità individuando una risposta umanitaria all'arrivo di uomini, donne e bambini in cerca di protezione in Europa, e smettendo di consolidare la Fortezza Europa.

Il Consiglio minaccia di ritirare aiuti, accordi commerciali e accordi sui visti a quei paesi che dovessero rifiutarsi di riprendere i propri cittadini, e dà alla Commissione sei mesi di tempo per individuare soluzioni su misura per giungere a riammissioni più efficaci con i paesi terzi. Ancora, l'organo decisionale Ue promuove lo sviluppo di centri di detenzione nei paesi terzi colpiti dalla pressione migratoria "fino a quando non sia possibile il ritorno nel paese di origine". La prospettiva è utilizzare questi centri come luoghi di rapido rimpatrio per chi non sia qualificato per la protezione internazionale, o sia inammissibile in paesi terzi sicuri. "La Commissione si è già mossa in questa direzione, decidendo di utilizzare i fondi dell’Unione per aprire sei centri di accoglienza per rifugiati in Turchia, che attualmente fronteggia forti tensioni nella regione circostante". Marie-Christine Vergiat ha espresso "grave preoccupazione per la richiesta del Consiglio di implementare l'articolo 13 dell'accordo di Cotonou relativo all'obbligo di riammettere i cittadini di paesi aderenti all'accordo, quando sappiamo che molti di questi paesi sono aree di guerra e di crisi dalle quali i rifugiati sono attualmente in fuga: Eritrea, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo sono tra questi paesi".

"Queste conclusioni, se adottate così come sono, costituirebbero una violazione dell'articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, poiché produrrebbero effetti giuridici nei confronti di paesi terzi", ha commentato l'europarlamentare Barbara Spinelli. "Il Parlamento potrebbe portarle alla Corte per violazione di un requisito procedurale essenziale e dei Trattati”, ha aggiunto, “in quanto il Parlamento non verrebbe coinvolto, in ambito di sua competenza, in decisioni vincolanti per terzi". A proposito degli hotspot menzionati nel progetto di conclusioni del Consiglio, ha detto che "rischiano di intrappolare chi chiede protezione e di trasformarsi in centri di detenzione per i richiedenti asilo". A lei fa eco la collega Cornelia Ernst: "Se adottato, questo progetto di conclusioni equivarrebbe all’abolizione della Convenzione di Ginevra e, di fatto, alla fine del sistema di protezione internazionale per i rifugiati, come stabilito dopo la Seconda guerra mondiale".