Adozione
Lettera aperta

Commissione Adozioni: ritorniamo alle linee di indirizzo enunciate, ma lavorando in modo diverso

14 Ottobre Ott 2015 1300 14 ottobre 2015
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Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone alcune criticità. Questo il parere di CIAI, il primo ente nato in Italia

Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone delle criticità. Questo il parere di CIAI.

Nel giugno del 2014, poco prima dell’unica convocazione della Commissione Adozioni, la vicepresidente Silvia Della Monica aveva espresso, in un’intervista al periodico “Vita”, le linee strategiche della sua azione per le adozioni internazionali (l'intervista completa nelle news correlate e sul sito della CAI, ndr). Avevamo plaudito alle sue proposte, che rispecchiavano quanto da sempre CIAI propone in un’ottica di una maggiore attenzione alla qualità e non solo alla quantità delle adozioni: la definizione di procedure, in Italia e all’estero, che consentano standard di garanzie e trasparenza necessari ad assicurare la tutela del superiore interesse del minore e l’implementazione della cooperazione internazionale nello spirito della Convenzione Aja.

Paola Crestani, presidente CIAI

Per quanto riguarda il rapporto con gli Enti Autorizzati, la vicepresidente aveva espresso l’impegno della Commissione a ricoprire un ruolo di riferimento istituzionale autorevole che favorisse la collaborazione proficua, pur nel rispetto dei ruoli, in particolare del ruolo di controllo che la CAI deve esercitare nei confronti degli enti autorizzati. Attività di vigilanza che all’epoca si annunciava sarebbe stata implementata.

Aveva poi indicato anche altre priorità, sia a livello nazionale che estero, che abbiamo condiviso pienamente perché ritenevamo che tracciassero le strategie migliori per rendere il sistema delle adozioni internazionali più trasparente e maggiormente tutelante i diritti dei bambini oltre ad avvicinarlo alle necessità delle famiglie: rafforzamento della rete con le Regioni, con i servizi sociali e le associazioni familiari; verifica e razionalizzazione dei costi e maggiore deducibilità fiscale; stipula di accordi bilaterali con i Paesi non ratificanti la Convenzione de L’Aja; maggiore sostegno all’attività degli Enti all’estero.

Purtroppo, a circa un anno e mezzo da quelle dichiarazioni, ci sembra di poter dire che nulla o quasi di quanto annunciato sia stato attuato.

La Commissione Adozioni si è riunita solamente una volta - il 24 giugno del 2014 - e da allora non è stata mai più convocata, impedendo di fatto una serie di attività importanti per le adozioni come le nuove autorizzazioni nei Paesi o la verifica delle rendicontazioni dei progetti di sussidiarietà, il che equivale a dire che i progetti di cooperazione internazionale realizzati e rendicontati dagli enti autorizzati non sono neanche stati rimborsati.

Purtroppo, a circa un anno e mezzo da quelle dichiarazioni, ci sembra di poter dire che nulla o quasi di quanto annunciato sia stato attuato.

Paola Crestani

Con gli enti autorizzati, l’attuale CAI ha organizzato un’unica riunione plenaria ancora nel 2014, ma nessun tavolo di lavoro e nessun incontro periodico. È inoltre diventato per noi Enti difficilissimo riuscire ad interloquire con la Commissione adozioni, e ci risulta che anche le famiglie abbiano lo stesso problema. Non riusciamo nemmeno ad avere riscontro a richieste inviate ripetutamente. Non si hanno inoltre notizie degli auspicati controlli di vigilanza sugli enti autorizzati. Diversi mesi fa, in Parlamento, è stato comunicato che erano stati avviati i controlli nei confronti di due enti in base a motivate segnalazioni, ma sull’esito di queste verifiche non si è detto nulla. Pensiamo certamente che un’attenta verifica delle attività degli Enti sia presupposto fondamentale per poter creare un sistema delle adozioni trasparente ed efficace, nel rispetto dei diritti dei bambini, ma tali verifiche devono espletarsi in un tempo ragionevole e prevedere delle sanzioni chiare, altrimenti inquinano solo il clima di collaborazione. Attualmente, a fronte e forse proprio a causa di una mancata verifica generale delle attività degli Enti, questi ultimi non sono minimamente coinvolti nelle attività della Commissione. Non viene neppure data comunicazione rispetto alle attività della Commissione adozioni nei Paesi in cui gli enti stessi operano, arrivando alla paradossale situazione di avere informazioni di quanto fa la nostra Autorità Centrale dalle Autorità Centrali straniere.

Rispetto alla definizione di procedure maggiormente garantiste dei diritti dei bambini, da noi auspicata e ritenuta necessaria specialmente nei Paesi che non hanno ratificato la convenzione Aja e dove quindi i margini di manovra sono più ampi e meno normati, non ci sono stati passi in avanti.

Segnaliamo poi che non abbiamo nessuna informazione rispetto ai dati delle adozioni del 2014. Il rapporto statistico annuale della CAI ha sempre rappresentato uno strumento importante per analizzare la situazione delle adozioni ed indirizzare le attività degli Enti e della Commissione stessa. In un momento come questo di grande cambiamento delle adozioni, non solo per il calo numerico a livello globale ma specialmente per l’aumento di bambini con bisogni speciali, sarebbe estremamente importante avere dati oggettivi per indirizzare al meglio le attività per accogliere, accompagnare e seguire i bambini adottati e le loro famiglie.

È necessario un cambio di prospettiva per affrontare in modo efficace le criticità che permangono nel nostro settore ormai da troppo tempo. Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo. Sotto il coordinamento della Commissione, si imposti un vero lavoro di rete che, nel rispetto del ruolo e delle responsabilità di ciascuno, veda tutti gli attori del processo adottivo coinvolti a collaborare costruttivamente e genuinamente.

Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo.

Paola Crestani

Non esiste una ricetta semplice né un singolo responsabile e cercare di identificarne uno a tutti i costi avrà al massimo l’effetto di garantire un po’ di visibilità, ma non aiuterà ad andare avanti.

Chiediamo che la Commissione sia convocata al più presto, provvedendo anche alla nomina dei membri che ancora mancano; che il Governo doti urgentemente la Commissione Adozioni delle risorse umane ed economiche necessarie per assolvere il proprio mandato; che gli Enti siano coinvolti nel lavoro della Commissione e abbiano la possibilità di mettere a disposizione il patrimonio di esperienza e professionalità che sono loro propri. Chiediamo che gli Enti rispettino il ruolo di governo delle adozioni internazionali proprio della Commissione Adozioni e si impegnino a collaborare attivamente al sistema italiano delle adozioni nel suo insieme.

Foto Getty Images

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