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L’Unione Europea ci ripensa sul TTIP? Forse

16 Ottobre Ott 2015 1755 16 ottobre 2015
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Secondo il Suddeusche Zeitung, uno dei più importanti quotidiani tedeschi, Bruxelles ha intenzione di adottare un approccio più responsabile per venire incontro alle critiche al trattato.

Lunedì 19 ottobre riprenderanno i negoziati per il Ttip il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, il negoziato commerciale più discusso della storia recente.

Il nuovo round di trattative dovrebbe affrontare il tema dello sviluppo sostenibile E secondo il Suddeusche Zeitung, uno dei più importanti quotidiani tedeschi, Bruxelles ha intenzione di adottare un approccio più responsabile per venire incontro alle critiche al trattato. Questo nonostante Cecilia Malmström commissario europeo al commercio, abbia appena ammesso, in una recente intervista all'Indipendent, «che anche se il popolo europeo non vuole la firma del TTIP, intende comunque continuare a promuovere il negoziato perché il suo mandato non arriva dai cittadini europei».

In particolare la Commissione Europea vuole chiedere all’Unione Europea e agli Stati Uniti di applicare standard di protezione ambientale e sociale che siano in linea con quelli stabiliti a livello internazionale. Il timore è che gli Stati Uniti possano imporre norme di tutela ambientale e sociale che finirebbero per favorire le esportazioni delle loro aziende e quindi la conquista di nuove quote di mercato. In sostanza i negoziatori europei proveranno a convincere gli Stati Uniti a sottoscrivere i regolamenti sulla protezione dei lavoratori stabiliti dall’organizzazione internazionale del lavoro ILO. Ad oggi gli USA hanno ratificato solo due delle otto norme fondamentali. Tra cui le convenzioni sulla libertà sindacale e sull'organizzazione e negoziazione collettiva, sull'uguaglianza della retribuzione e sulla discriminazione. Quindi si rischierebbe di minacciare i diritti fondamentali dei lavoratori.

Lo stesso discorso in materia di tutela ambientale. Se gli Stati Uniti, reduci dall’intesa TTP, l'accordo di libero scambio con 11 paesi che si affacciano sull'oceano Pacifico, hanno ancora interesse ad accelerare sulle trattative per la conclusione del Ttip, dovrebbero accettare di sottoscrivere i principi delle convenzioni internazionali sui prodotti chimici e sui rifiuti. Sono infatti l’unico Paese industrializzato a non aver mai ratificato la Convenzione di Basilea che proibisce l’esportazione di rifiuti tossici dai paesi ricchi ai paesi poveri, salvo per il recupero di materie prime e per il riciclaggio. Peggio di loro solo Haiti e l’Afghanistan.

Sempre secondo il quotidiano tedesco, Bruxelles vorrebbe addirittura migliorare le condizioni lungo le catene globali del valore e porre così un freno allo sfruttamento dei paesi occidentali dell’uomo e della terra nei Paesi in via di sviluppo. Per evitare che possa ripetersi il disastro del Rana Plaza in Bangladesh, dove hanno trovato la morte oltre 550 operai per la maggior parte ragazzine e giovani donne. Nell’edificio si producevano indumenti per grandi marche americane ed europee, destinati ai consumatori occidentali.

Ma il compromesso più difficile da trovare per provare a superare lo scetticismo generale , riguarda ancora la clausola più controversa l’Investor-State Dispute Settlement (ISDS) che permetterebbe alle aziende di citare gli Stati davanti a una corte arbitrale e far annullare così decisioni considerate discriminatorie per il loro business. La recente riforma proposta dalla Commissione europea in base al quale il nuovo sistema, l’Investment Court System sarà composto da regole più chiare e da giudici qualificati scelti da entrambi i paesi, non ha convinto del tutto la società civile sulle vere intenzioni dell’accordo: dare potere delle grandi aziende e indebolire la democrazia.

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