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Stato d'azzardo: la liberalizzazione della fortuna

16 Ottobre Ott 2015 1926 16 ottobre 2015
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A ogni giro di boa, a ogni legge di Stabilità si ripresenta lo stesso problema: tassare l'azzardo e servirsi della "fortuna" per aumentare il gettito fiscale. Ma, come osservava in un articolo profetico del 2011 Pietro Barcellona, questa "liberalizzazione della fortuna" altro non è che un furto di speranza e una degradazione dell'umano

Pietro Barcellona, filosofo e giurista catanese, amico di Vita se ne è andato il 6 settembre di due anni fa. Sempre generoso con noi - e non solo con noi - Barcellona aveva iniziato, sulle pagine di Vita, a ragionare di azzardo e etica pubblica. Riproponiamo oggi, vista l'attualità del tema che si ripresenta con la Legge di Stabilità, un articolo che Barcellona ci aveva donato.

Il sacrificio inutile

Debbo premettere a queste breve riflessioni che sin dall’inizio non mi sono iscritto alla corte di quanti esaltano il professor Monti come il vero salvatore della patria. Sin da ragazzo non ho mai amato i professori che spiegano i fatti di cui si occupano con l’atteggiamento di essere gli unici a capire il mondo e di chi si trova di fronte ad un pubblico di incolti a cui bisogna somministrare a piccole dosi la sapienza accumulata nei secoli, per di più, se questa sapienza si riduce all’arte di fare bene i conti della spesa.

Siamo in piena apologia delle liberalizzazioni, senza che nessuno si preoccupi di valutare l’impatto economico-sociale che tali interventi avranno sulla vita quotidiana. Ma uno spiraglio per intravedere ciò che questo nuovo fanatismo della libertà di impresa e di concorrenza produce sulla vita quotidiana delle persone è costituito da una misura che riguarda il gioco d’azzardo: si tratta niente di meno della liberalizzazione del poker on line.

Gli italiani, invitati a compiere continui sacrifici e che vedranno probabilmente per effetto di tali misure aumentare il costo della vita, sono sollecitati a compensare il disagio e lo smarrimento del presente con la scommessa sulla ruota della fortuna. Se non ricordo male, persino i condannati a morte possono chiedere una cena particolarmente ricca di cibi sofisticati. È davvero sintomatico dell’epoca che stiamo vivendo constatare che nella pratica, ciò che si chiede ai cittadini di questo Paese è di accettare con rassegnazione i sacrifici imposti dalle cosiddette leggi economiche e tuttavia di partecipare alla roulette che può assegnare improvvisamente una vincita milionaria.

Voglio fare alcuni esempi di situazioni che ho vissuto personalmente. Mi trovo spesso dal mio tabaccaio per acquistare a caro prezzo un po’ di veleno di Stato, denominato tabacco, e costretto ad attendere diversi minuti perché i clienti che mi precedono stanno scoprendo ansiosamente le figurine di “gratta e vinci” o sono impegnati nella partecipazione del gioco del superenalotto.

Mi trovavo in un bar di Parma per assistere ad una partita di calcio insieme ad un folto gruppo di tifosi. Accanto alla mia sedia erano schierate una serie di macchinette per giochi di vario tipo, attorno alle quali sedevano varie persone intente a premere ansiosamente pulsanti che consentivano di produrre combinazioni varie nel piccolo schermo su cui erano fissati gli occhi come rapiti in una estrema voluttà. Una donna mi ha in particolare colpito perché è stata a giocare con la macchina per oltre un’ora e ha chiesto continuamente al cassiere di scambiare cartamonete in euro metallici da inserire in queste strane mangiasoldi.

Ho incontrato l’altro giorno la collaboratrice domestica di un mio vicino di casa. Una donna del popolo anziana e visibilmente massacrata dal lavoro. L’ho vista lavorare e piangere in silenzio e le ho chiesto perché era così visibilmente afflitta. Mi ha risposto in dialetto che la sera precedente aveva perduto tutto il suo guadagno in una sala di bingo, partecipando a vari giochi d’azzardo. La televisione ci propina continuamente quiz che possono produrre vincite straordinarie partecipando al gioco televisivo o comunque alle lotterie nazionali che si concludono con feste e balletti epocali.

Ciascuno è sicuramente arbitro del proprio destino e anche dei propri quattrini, ma è veramente paradossale che nell’epoca dei sacrifici lo Stato promuova il gioco d’azzardo a metafora di ogni speranza perduta.

Come è noto lo Stato guadagna sul gioco d’azzardo.

Tuttavia, mentre apparentemente sono scoraggiati i casinò e le bische, di fatto l’intero immaginario popolare è spinto a contare sulla fortuna anziché sulle proprie risorse e sul proprio lavoro. Tutti ormai sappiamo che il senso comune è pesantemente condizionato dal sistema mediatico e quindi la diffusione inaudita della spinta pubblicitaria a partecipare ai giochi d’azzardo è sicuramente un segno dei tempi che va interpretato e meditato.

Corrotta speranza

Al posto della speranza in un futuro migliore, ottenuto attraverso l’impegno e la responsabilità di ciascuno, è subentrato uno strano immaginario secondo cui la vita di ciascuno dipende da un colpo di fortuna. Se si esamina un po’ più a fondo questo fenomeno così diffuso anche tra le parti più povere della popolazione, ci si accorge che siamo in presenza di una vera e propria somministrazione di droga pubblica che intossica i sentimenti e il rapporto con la realtà. Come diceva Einstein, Dio non gioca a dadi e l’uomo, che è fatto a sua immagine e somiglianza, dovrebbe considerare la fortuna un puro accidente della propria attività e della propria vita.

Che il gioco d’azzardo diventi invece l’unico momento in cui è possibile distrarci dalle pene quotidiane, fantasticando vincite milionarie, è un segno allarmante della perversione del senso comune e dell’immaginario collettivo. Se poi tutto questo avviene con la complicità dello Stato, che ricava cospicue somme di denaro in cambio delle varie concessioni al gioco d’azzardo, è un fatto di enorme gravità, specie in un momento in cui ufficialmente si chiede a ciascuno di noi di accettare sacrifici rilevanti delle proprie risorse economiche.

Il gioco d’azzardo è stato trasformato, attraverso la complicità dello Stato, in un coinvolgimento di massa di tutti i ceti sociali, e mentre nelle culture passate il giocatore d’azzardo veniva considerato un avventuriero dissipatore, oggi un ragazzo o una ragazza che bruciano soldi nelle macchine istallate un po’ dovunque non vengono considerati neppure soggetti a rischio.

Il rischio di essere intossicati dall’ansia del gioco fino a perdere ogni contatto con la propria realtà. Uno Stato che impone sacrifici in nome del primato dell’economia di mercato è francamente assai contraddittorio con uno Stato che invita a giocare sulla ruota della fortuna ogni spiraglio di attesa e speranza in un mondo migliore.

Nella prossima conferenza stampa il prossimo presidente spiegherà agli italiani che sono necessarie altre misure per contrastare gli effetti del debito pubblico e in cambio offrirà agli italiani la possibilità di poter acquistare macchine per giochi ad uso personale nel proprio stesso domicilio.