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Legge di stabilità

Cooperazione allo sviluppo, De Fraia: “Renzi sulla strada giusta”

19 Ottobre Ott 2015 0959 19 ottobre 2015
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Il vice Segretario di Action Aid Italia commenta gli impegni del governo italiano a sostegno della cooperazione allo sviluppo nel 2016. “Ma per arrivare allo 0,25% del PIL nel 2017 il percorso è ancora lungo”

Nell’intervista che ci aveva rilasciato ad agosto, Renzi aveva parlato di un piccolo sforzo a favore della cooperazione internazionale per il 2016. Dalle parole sembra che siamo finalmente passati ai fatti, o no?

Questa legge di stabilità conferma la grande attenzione che il Premier intende dare alla cooperazione allo sviluppo. Dopo anni di vacche magre, si torna finalmente a investire, e questo è sicuramente un segnale positivo. Tuttavia, gli entusiasmi vanno smorzati.

Ma si parla di un aumento del 40% degli aiuti pubblici allo sviluppo...

Sì’, ma è solo una parte degli APS. La cifra di cui stiamo parlando fa in realtà segnare una crescita dello 0,01% degli aiuti pubblici. Si tratta di fondi a dono destinati alla DGCS, anzi alla futura Agenzia per lo sviluppo, che passeranno da 297 a 418 milioni di euro. Ma non sono questi aumenti che cambieranno i destini della nostra cooperazione internazionale, ci vuole ben altro per raggiungere il quarto posto del rangink del G7 entro il 2017, come ambisce il Premier.

Quali allora?

Gli APS sono una realtà molto più complessa, come ho detto l’ultimo annuncio del governo riguarda solo una parte degli aiuti. Secondo i rapporti dell’OCSE/DAC, nel 2014 il volume complessivo dei finanziamenti pubblici italiani allo sviluppo è stato pari a 3,3 miliardi di dollari, overo lo 0,16 per cento del Pil. Per agguantare il quarto posto del G7, il governo italiano deve arrivare a quota 0,25% nel 2017, il che necessita 1,3 miliardi di euro di finanziamento in più all’anno.

Come ci si arriva?

Come nel passato, il governo accorperà negli APS i fondi che riceverà dall’UE per i rifugiati. Secondo i dati pubblicati dal sito Open Aid, questi fondi sono passati da 2 milioni di euro nel 2011 a 600 milioni nel 2014. Di fronte al boom di rifugiati nel 2015, gli APS sono destinati a crescere. Nel Documento di Economia e Finanza il governo ha chiesto all’UE oltre 3 miliardi di euro, di cui una parte sarà sicuramente rubricata come APS. Del resto, il ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) ha annunciato che il Comitato di aiuto pubblico (DAC) dell'OCSE potrà aggiustare gli APS del 2014 da 0,16% allo 0,19%, proprio per la crescita della componente rifugiati (il dato verrà ufficializzato dal DAC soltanto a dicembre, ndr).

Ma attenzione, secondo le regole dell’OCSE l’uso dei fondi destinati per ogni rifugiato vale solo per il primo anno di presenza del rifugiato sul territorio italiano. Se nei prossimi anni i flussi caleranno, il governo dovrà trovare delle alternative. Tornando alla legge di stabilità, bisogna aspettare documenti più dettagliati per capire lo sforzo complessivo che Renzi intende davvero fare sugli aiuti pubblici allo sviluppo. Mi auguro che l’Italia sviluppi ad esempio una vera capacità di spesa previsionale. Oggi questa capacità è molto limitata. Nell’ultima programmazione triennale, ad esempio, mancano le cifre per il 2015. Eppure, la Comunità internazionale invita i governi a preparare piani di spesa dettagliati, una prassi che organismi come DAC ritiene centrale nella strategia di cooperazione internazionale di un governo.

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