Adozioni Etiopia ROBERTO SCHMIDT:AFP:Getty Images
Il caso Etiopia

Le adozioni? Un percorso ad ostacoli, dal finale incerto

19 Ottobre Ott 2015 1516 19 ottobre 2015
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Un'interrogazione parlamentare del M5S ha chiesto chiarimenti sull'iter delle pratiche di adozioni internazionali di Enzo B in Etiopia. L'intervento di Cristina Nespoli, presidente dell'ente.

Nei giorni scorsi Emanuele Scagliusi (M5S) ha presentato un'interrogazione parlamentare che chiede chiarimenti rispetto all’operatività in Etiopia di Enzo B., interrogazione poi ripresa anche da Beppe Grillo sul suo blog. Secondo quell'interrogazione ci sarebbero diverse famiglie che hanno dato mandato all’ente per un'adozione in Etiopia, versando ciascuna una cifra vicina ai 12mila euro per i servizi connessi, le cui pratiche però sono ferme da un tempo molto molto lungo (dalla tabella incarichi pubblicata sul sito di Enzo B. risulta che al 14 ottobre 2015 ci sono 46 coppie instradate in Etiopia, più 7 abbinate). La presidente di Enzo B., Cristina Nespoli, risponde.

L'interrogazione parlamentare solleva una questione non semplice e anche vera: le adozioni sono un percorso ad ostacoli difficile e costoso, pieno di incognite. Fino ad alcuni anni fa iniziare un percorso di adozione internazionale era sicuramente non semplice ma, anche se con tempi e procedure non sempre evidenti, sapevi che sarebbe andato a buon fine. Oggi non è più così e l'Etiopia ne è l'ennesimo esempio.

Molti sono gli elementi che intervengono in un Paese e che lo portano a rallentare se non a chiudere, anche se non è il caso dell'Etiopia, le procedure di adozione internazionale: l'instabilità politica, la guerra, il nazionalismo, la pressione degli Organismi internazionali - non dimentichiamo che il Fondo Monetario Internazionale ritiene le adozioni internazionali un indice negativo del rating di un Paese! Mai perché non ci siano più bambini in stato di abbandono che potrebbero essere adottabili, ma per motivi appunto che niente hanno a che fare con il diritto di un bambino ad avere una famiglia.

L'Etiopia, a fronte di una legittima preoccupazione di rendere sempre più legale e trasparente il processo di adottabilità dei minori, ha incontrato difficoltà enormi a renderlo praticabile e questo ha di fatto rallentato le adozioni. Questo ha avuto conseguenze non solo per Enzo B - magari fosse solo per noi! - ma per tutti gli enti autorizzati sia italiani che di tutti gli altri Paesi del mondo che in Etiopia operano. Qualche timido segnale di ripresa lo si sta vedendo ma è difficile dire se vi sarà a breve una reale volontà di poter dare una famiglia a quei bimbi che sono in condizione di averla.

Cristina Nespoli, presidente di Enzo B

L'esasperazione delle famiglie è inevitabile, ma non è solo esasperazione: è rabbia, dolore e frustrazione per una situazione che si protrae nel tempo. I soldi sono un aspetto, molto delicato. Per quanto riguarda i pagamenti e le relative scansioni noi abbiamo una Carta dei Servizi che viene consegnata ad ogni famiglia ancor prima di darci mandato, che è stata approvata dalla Commissione Adozioni Internazionali e che quindi ogni coppia conosce e sottoscrive liberamente. Quando un Paese rallenta così tanto le procedure, alle famiglie che manifestano la volontà di cambiare noi possiamo proporre anche altri Paesi, laddove è possibile, ma è sempre un percorso che riguarda ogni singola famiglia, e non può che essere così.

Il tempo che passa è il vero nemico, nostro, delle famiglie ma soprattutto dei bambini. Ma ad un Paese, a molti Paesi, non puoi dare tu il tempo, e se vuoi agire nella legalità, devi solo continuare ad operare nel Paese, cosa che noi abbiamo continuato a fare, fra l'altro in un Paese, come l'Etiopia che ha regole molto rigide per l'accreditamento degli Enti di adozioni che devono rispondere a criteri su risorse umane dedicate, logistica e progetti, e che sottopone ogni ente a audit annuali, per noi sempre con esito positivo.

All'interpellanza parlamentare non sta a noi rispondere: l'On. Scagliusi ha evidentemente molto a cuore l'adozione internazionale. Mi sembra molto concentrato su di noi, e vabbè ce ne faremo una ragione. Del blog di Beppe Grillo invece non me ne faccio una ragione, o meglio, mentre l'onorevole di cui sopra nell'espletamento delle sue funzioni può e deve chiedere chiarimenti - anche se io mi informerei prima e un po' meglio anzichè fare interrogazioni a raffica - il Blog di Grillo ci offende e ci discredita. Faccio fatica a capire dove sia il coraggio di fare il nome e cognome di Enzo B, di solito non esercitiamo né violenza né arroganza su nessuno, però di sicuro ci tuteleremo e sporgeremo querela nei confronti del Blog del signor Grillo, non vedo certo come potremmo esimerci.

Ultimamente - ultimamente? mai vista particolare unità in questo settore - il mondo delle adozioni internazionali vede molti schieramenti ideologici, con pregiudiziali di bontà espressa a gran voce. Cosa mi posso auspicare? La prima cosa: che le famiglie italiane che aspettano di abbracciare i bambini che li attendono in Repubblica Democratica del Congo possano realizzare questo desiderio. È un calvario infinito e non paragonabile ad altri. La seconda cosa: che chi urla, difendendo a spada tratta, a parole, le famiglie, la smetta di urlare. Urlare è il modo migliore per non far capire cosa veramente accade, ma far credere che siccome si grida di più, ciò che si dice sia vero. La terza: che a livello internazionale si finisca con l'ipocrisia che governa la questione dell'infanzia. I bambini hanno diritto a una famiglia e il loro diritto non può e non deve attendere i tempi della burocrazia degli adulti, che serve solo a tutelare questi ultimi e non i bambini. Ci si dovrebbe sedere intorno a un tavolo e ripensare profondamente la politica sulla difesa dei diritti dei bambini, uscire allo scoperto e immaginare che loro, i bambini, non possano mai essere utilizzati come merce di scambio per qualcosa che mai li riguarda. Mi sa che questo terzo punto sarà il più difficile. Sui primi due invece nutro un sacco di speranza.

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