Indagini

Istruito, benestante e in buona salute. Ecco il volontario medio

20 Ottobre Ott 2015 1008 20 ottobre 2015

Lo studio di Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare ha indagato i profili del volontario e dei presidenti delle associazioni. In allegato il documento integrale

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Lo studio di Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare ha indagato i profili del volontario e dei presidenti delle associazioni. In allegato il documento integrale

Se esiste l'italiano medio, l'immagine caricaturale e troppo severa delle sue caratteristiche, esiste anche il volontario medio e la sua immagine invece è del tutto positiva. Emerge da uno studio condotto dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare che ha indagato i profili del volontario e dei presidenti delle associazioni.

Lo studio "I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa" (in allegato) fornisce una descrizione e un'analisi dettagliata del volontariato italiano, attingendo ai dati forniti da due fonti statistiche importanti: l'indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana degli italiani (Istat) e l'indagine campionaria sulle organizzazioni di volontariato in Italia.

I risultati dell'indagine consentono di quantificare in modo attendibile il numero dei volontari che svolgono la loro attività dentro le Organizzazioni di Volontariato: sono 1,7 milioni di persone, il 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni, nonché la diffusione territoriale più elevata nelle regioni del nord e del centro con punte superiori al 4,5% in Veneto e Lombardia e prossime all'8% in Trentino. Nel complesso i volontari nelle organizzazioni sono quindi 1,7 milioni sui 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali.

Il quadro che emerge dall'indagine è ricco di stimoli positivi: chi contribuisce alle attività svolte dalla associazioni è in media più istruito rispetto a chi non si impegna (il 21,2% è laureato rispetto all'11,2 di chi non si impegna). Ma è anche più dedito ai consumi culturali, più interessato ai problemi politici e sociali, più soddisfatto della propria vita e più ottimista per il futuro.

"Uno studio che fornisce una fotografia positiva del volontariato -commenta il Presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca-. Sottolineo un aspetto: emerge chiaramente come l'integrazione sociale attraverso il lavoro incentivi la partecipazione al volontariato che a sua volta rafforza ulteriormente l'integrazione sociale di chi lo pratica, creando un circolo virtuoso. Ancora più evidente risulta fra i presidenti i quali provengono per la quasi totalità dal mondo del lavoro".

"La probabilità di fare volontariato in un'organizzazione -aggiunge il presidente della Fondazione Volontariato e Partecipazione Alessandro Bianchini- è massima fra i laureati, 5,5%, e tra coloro che dispongono di elevate risorse economiche 5,3%. In definitiva è superiore alla media fra gli uomini, fra coloro che hanno un'età compresa fra i 45 e i 64 anni, i diplomati, gli occupati, gli studenti, i pensionati e fra coloro che hanno un reddito famigliare auto-valutato come adeguato alle proprie esigenze".

Per cosa si impegna il volontario
Più di un terzo dei volontari (36,5%) presta la propria attività in organizzazioni che operano nella sanità; il 26% in OdV attive nell'ambito dell'assistenza sociale e della protezione civile; il 14,5% nelle attività ricreative e culturali. Nelle organizzazioni di volontariato gli uomini superano le donne come presenza (55,2% contro il 44,8%), mentre le attività di volontariato informali vedono un impegno più forte delle donne (53,7% contro il 46,3%). Se guardiamo ai presidenti delle associazioni, gli uomini sono in prevalenza ancora più netta: solo un presidente su tre è donna, tendenza analoga a quella registrata nella maggior parte dei contesti organizzativi di qualsiasi tipo (aziendale o istituzionale) dove la presenza femminile è più forte alla base e si assottiglia andando verso il vertice.

Le età del volontario
L'età media dei volontari delle OdV è in linea con quella della popolazione, 48,1 anni a fronte del 48,7 della popolazione nel suo complesso. Il ruolo ricoperto dentro le OdV è influenzato dall'età: i presidenti delle OdV hanno in media 58 anni, dieci in più rispetto ai volontari delle stesse organizzazioni, e arrivano a ricoprire quel ruolo dopo un periodo lungo di gavetta. I giovani adulti con meno di 35 anni sono un quasi quarto dei volontari (23,9%) e solo il 4,1% dei presidenti ha meno di 35 anni, il 10,3% è fra i 35 e i 44 anni. L'anzianità appare premiante perché rispecchia l'anzianita di attività di volontariato. L'analisi dei tassi di volontariato ci restituiscono la percezione di una maggiore probabilità di fare volontariato dai 45 anni in poi, quando l'attività lavorativa si è consolidata e i figli sono più grandi.

Il volontario è istruito
È evidente anche la correlazione fra volontariato e livello di istruzione: il capitale scolastico ed educativo agisce in modo positivo e l'istruzione incentiva, sia accrescendo la sensibilità e la consapevolezza personale, sia producendo condizioni professionali più garantite che agevolano l'impegno nelle OdV. La tendenza è ancora più evidente fra i presidenti delle OdV: il 30% sono laureati. A spingere verso l'alto il livello di istruzione sono le donne: quasi tre volontarie su dieci hanno la laure, solo il 16,3% fra i maschi. In sintesi avere la laure quadruplica le probabilità di svolgere attività gratuita a beneficio di altri rispettoa chi ha la licenza elementare e la raddoppia rispetto a coloro che hanno la licenza media inferiore. Il numero medio di anni di istruzione dei presidenti è 13,4, 12 per i volontari nelle Odv, 10,4 nel totale della popolazione. Chi non svolge alcuna attività di volontariato ha una media di anni di istruzione di 10,2 anni.

L'occupazione stabile favorisce il volontariato

La quota di occupati fra i volontari è il 48,9%, di otto punti percentuali maggiore rispetto all'analoga quota presente fra la popolazione. Così come i pensionati e coloro che non sono ancora entrati nel mercato del lavoro hanno più possibilità di impegnarsi: i ritirati dal lavoro sono il 23,1% dei volontari, gli studenti il 9,7%. Fare il presidente di una OdV richiede molto tempo e condizioni di vita stabili: il 47% di questi è pensionato, una cifra analoga occupato.

Il tempo dedicato al volontariato

Un volontario in media dedica 20,4 ore al mese alla sua attività, con la stima 28,7 milioni di ore di impegno gratuito in OdV al mese prestate complessivamente in Italia. I presidenti dedicano ancora più tempo: 25,6 ore al mese, quasi quattro giorni lavorativi pieni. Mediamente i volontari dichiarano un'anzianità di appartenenza all'organizzazione di 6,8 anni, i presidenti di nove anni.

Fare volontariato migliora la vita
Solo l'1% dei volontari ritiene che l'attività non abbia apportato vantaggi alla sua vita o che ci siano più svantaggi che vantaggi, mentre più della metà si sente meglio con sé stesso.

Stare bene economicamente aiuta a fare volontariato
Il legame fra la propensione a svolgere attività gratuite e il livello di reddito della famiglia di appartenenza emerge abbastanza chiaramente quando il volontariato è svolto presso le organizzazioni, in particolare proprio nelle OdV, dove la quota di persone con un buon reddito famigliare è più alta di quasi 15 punti rispetto alla media della popolazione: 63,3% dei volon-tari OdV vivono in famiglie con redditi adeguati o elevati contro il 49,1% della popolazione. Le disuguaglianze nella partecipazione derivano dal fatto che, come è evidente, ad attività extralavorative gratuite può più facilmente dedicarsi chi appartiene a famiglie agiate (tasso specifico al 5,3%), un po’ meno chi ha risorse economiche adeguate (tasso specifico al 4,2%), ancora meno (il tasso quasi si dimezza) chi vive in famiglie con difficoltà economiche (2,4%). Tuttavia è da notare che il tasso di partecipazione al volontariato anche nel caso di maggiore fragilità economica non si azzera mai ma si mantiene seppure su livelli più bassi.

Chi fa volontariato sta meglio
Anche lo stato di salute rappresenta una variabile influente per la partecipazione al volontariato. Mediamente chi fa volontariato gode di condizioni di salute migliori di quelle medie della popolazione, in particolare quando il volontariato si svolge per il tramite di organizzazioni: i valori rispettivi dell’indice in base 10 dello stato di salute sono di 6,2 per i volontari nelle OdV e nelle altre organizzazioni e di 5,6 per la popolazione nel suo insieme.

Dove vive chi fa più volontariato
La propensione a svolgere attività gratuita a favore di altri, espressa attraverso i tassi specifici, ci rivela però che l’impegno nel volontariato in OdV trova il terreno più fertile nei piccolissimi comuni con meno di 2.000 abitanti (tasso al 4,2%), seguiti dai piccoli centri tra i 2.000 e i 10.000 abitanti (3,6%), entrambi contesti in cui resistono pratiche di vicinato e di relazioni sociali dense e strutturate, che formano uno specifico capitale sociale. Subito dietro nella graduatoria della propensione al volontariato muni al centro di aree metropolitane (3,4%) in cui risiedono spesso le classi più elevate, che abbiamo visto essere particolarmente propense, per le loro caratteristiche sociobiografiche, a svolgere attività di volontariato. Se analizziamo il volontariato per area geogra-

fica, il tasso di volontariato OdV più elevato (4,2%) si registra nel Nord-ovest, seguito immediatamente dal Nord-est con il 4,1%. Al centro il tasso scende al 3,2%, per declinare ulteriormente nelle Isole (2,5%) e nel Sud (1,7%) dove raggiunge il valore minimo.

La ricerca verrà presentata in anteprima nazionale giovedì 22 ottobre alle 17 a Modena nell’Auditorium Centro Famiglia di Nazareth, Strada Formigina 319, nel corso dell’incontro organizzato dal Banco S. Geminiano e S. Prospero dal titolo “Il volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa”. L’apertura del convegno alle 17 con i saluti di Claudio Rangoni Machiavelli, membro del Consiglio di Amministrazione del Banco Popolare. Poi la presentazione dei dati da parte di Paola Tronu della Fondazione Volontariato e Partecipazione. Dalle 17.15 la tavola rotonda con gli interventi di Carlo Fratta Pasini Presidente del Banco Popolare; Edoardo Patriarca Presidente del Centro Nazionale del Volontariato; Don Erio Castellucci Arcivescovo di Modena e Nonantola; Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia Romagna; Gian Carlo Muzzarelli Sindaco del Comune di Modena; Emanuela Carta Presidente Associazione Servizi Volontariato Modena – CSV. A moderare l’editorialista del Sole 24 Ore Elio Silva.

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