Paris Climate Change Conference 2015 On Energy
Attivismo

COP 21: L'appello di Cardinali, Patriarchi e Vescovi di tutto il mondo

26 Ottobre Ott 2015 1656 26 ottobre 2015
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Dalla rappresentanza della Chiesa cattolica dei cinque continenti l'invito a lavorare per l'approvazione di un accordo sul clima che sia equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento. Le 10 proposte per perseguire solidarietà, giustizia e partecipazione

Cardinali, Patriarchi e Vescovi di tutto il mondo, rappresentanti le istanze continentali delle Conferenze episcopali nazionali, riuniti oggi, 26 ottobre, in conferenza stampa presso la Sala Stampa Vaticana, hanno siglato un appello rivolto a quanti negoziano la COP 21 a Parigi, invitandoli a lavorare per l'approvazione di un accordo sul clima che sia equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento.

In rappresentanza della Chiesa cattolica dei cinque continenti, noi Cardinali, Patriarchi e Vescovi ci siamo riuniti per volere del segretario di Stato della Santa Sede per esprimere, da parte nostra e per conto delle persone che abbiamo a cuore, la speranza diffusa che dai negoziati della COP 21 di Parigi emerga un accordo sul clima giusto e giuridicamente vincolante. Avanziamo una proposta politica su dieci punti, formulata sulla base dell’esperienza concreta delle persone attraverso i vari continenti e associando i cambiamenti climatici all’ingiustizia e all’esclusione sociale dei più poveri e dei più vulnerabili dei nostri cittadini.

Cambiamenti climatici: sfide ed opportunità
Nella sua lettera enciclica, Laudato Si’ (LS), rivolta ad “ogni persona che abita questo pianeta” (LS 3), Papa Francesco afferma che “i cambiamenti climatici costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità” (LS 25). Il clima è un bene comune, condiviso, che appartiene a tutti e destinato a tutti (LS 23). L’ambiente naturale è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti (LS 95).

Credenti o non, siamo d’accordo oggi che la terra è essenzialmente un’eredità comune, i cui frutti sono destinati a beneficio di tutti. Per i credenti, questa diventa una questione di fedeltà al Creatore, in quanto Dio ha creato il mondo per tutti. Quindi ogni approccio ecologico deve incorporare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei poveri e dei diseredati (LS 93).

Il danno al clima e all’ambiente ha enormi ripercussioni. Il problema sorto a seguito della vertiginosa accelerazione del cambiamento climatico è globale nei suoi effetti e ci sfida a ridefinire le nostre nozioni di crescita e progresso. Rappresenta una questione di stile di vita. A causa delle sue dimensioni e della sua natura globale, l’impatto del clima ci obbliga a trovare una soluzione che sia consensuale e ci invita ad una solidarietà universale, “intergenerazionale” ed “intragenerazionale” (LS 13, 14, 162).

Il Papa definisce il mondo come “la nostra casa comune”. Pertanto, nell’amministrarla, dobbiamo tener presente il degrado umano e sociale, che è conseguenza di un ambiente danneggiato. Chiediamo un approccio ecologico integrale, chiediamo giustizia sociale da porre al centro dell’attenzione “per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri“ (LS 49).

Lo sviluppo sostenibile deve includere i poveri
Mentre si lamenta il forte impatto del rapido cambiamento climatico sui livelli del mare, sui fenomeni atmosferici estremi, sul deterioramento degli ecosistemi e sulla perdita della biodiversità, la Chiesa è anche testimone di come il cambiamento climatico stia avendo effetti sulle comunità ed i popoli più vulnerabili, soprattutto a loro svantaggio. Papa Francesco richiama la nostra attenzione sulle conseguenze irreparabili di cambiamenti climatici incontrollati in molti paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. Inoltre, nel suo discorso alle Nazioni Unite Papa ha detto che l’abuso e la distruzione dell’ambiente sono accompagnati anche da un processo inarrestabile di esclusione[1].

Leader coraggiosi alla ricerca di accordi vincolanti
Costruire e mantenere una casa comune sostenibile richiede una leadership politica coraggiosa e creativa. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti e assicuri la protezione degli ecosistemi (LS 53).

Prove scientifiche attendibili rivelano che l’accelerazione del cambiamento climatico è in gran parte dovuta all’attività umana sfrenata, che lavora su un modello particolare di progresso e di sviluppo. L’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili è la prima responsabile. Il Papa ed altri leader religiosi, sensibili al danno causato, fanno appello ad una drastica riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e di altri gas tossici.

Ci uniamo al Santo Padre nell’implorare un grande passo avanti a Parigi, per un accordo globale e generatore di un vero cambiamento sostenuto da tutti, basati su principi di solidarietà, di giustizia e di partecipazione[2]. Questo accordo deve porre il bene comune innanzi agli interessi nazionali. È essenziale anche che i negoziati si concludano con un accordo vincolante che protegga la nostra casa comune e tutti i suoi abitanti.

Noi, Cardinali, Patriarchi e Vescovi, lanciamo un invito generale e avanziamo dieci proposte politiche specifiche. Chiediamo alla COP 21 di stringere un accordo internazionale per limitare l’aumento della temperatura globale entro i parametri attualmente proposti all’interno della comunità scientifica mondiale al fine di evitare impatti climatici catastrofici, soprattutto sulle comunità più povere e vulnerabili. Siamo d’accordo sul fatto che esiste una responsabilità comune, ma anche differenziata di tutte le nazioni. Vari paesi hanno raggiunto differenti stadi in materia di sviluppo. La necessità di lavorare insieme per uno sforzo comune è imperativa.

Le nostre 10 proposte:

  1. 1 -Tenere a mente non solo le dimensioni tecniche, ma soprattutto quelle etiche e morali dei cambiamenti climatici, di cui all’articolo 3 della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
  2. 2 - Accettare che il clima e l’atmosfera sono beni comuni globali appartenenti a tutti e destinati a tutti.
  3. 3 - Adottare un accordo globale equo, generatore di un vero cambiamento e giuridicamente vincolante sulla base della nostra visione del mondo che riconosce la necessità di vivere in armonia con la natura e di garantire il rispetto dei diritti umani per tutti, compresi quelli dei popoli indigeni, delle donne, dei giovani e dei lavoratori.
  4. 4 - Mantenere l’aumento della temperatura globale e di fissare un obiettivo per la completa decarbonizzazione entro la metà del secolo, al fine di proteggere le comunità che in prima linea soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici, come quelle nelle isole del Pacifico e nelle regioni costiere.
    - garantendo che la soglia della temperatura sia sancita in un accordo globale giuridicamente vincolante, con impegni ambiziosi di attenuazione ed azioni da parte di tutti i paesi che tengano pienamente conto delle loro responsabilità comuni ma differenziate e delle loro rispettive capacità (CBDRRC), sulla base di principi di equità, responsabilità storiche e sul diritto allo sviluppo sostenibile.
    - per assicurare che le riduzioni delle emissioni dei governi siano in linea con l’obiettivo della decarbonizzazione, i governi devono svolgere dei riesami periodici degli impegni presi e dell’ambizione Affinché questi controlli vadano a buon fine, devono avere basi scientifiche, devono seguire il principio dell’equità e devono essere obbligatori.
  5. 5 - Generare nuovi modelli di sviluppo e stili di vita che siano compatibili con il clima, affrontare la disuguaglianza e portare le persone ad uscire dalla povertà. Fondamentale per questo è porre fine all’era dei combustibili fossili, eliminandone gradualmente le emissioni, comprese le emissioni provenienti da militari, aerei e marittimi, e fornendo a tutti l’accesso affidabile e sicuro alle energie rinnovabili, a prezzi accessibili.
  6. 6 - Garantire l’accesso delle persone all’acqua e alla terra per sistemi alimentari sostenibili e resistenti al clima, che privilegino le soluzioni in favore delle persone piuttosto che dei profitti.
  7. 7 - Garantire, a tutti i livelli del processo decisionale, l’inclusione e la partecipazione dei più poveri, dei più vulnerabili e dei più fortemente influenzati.
  8. 8 - Garantire che l’accordo 2015 offra un approccio di adattamento che risponda adeguatamente ai bisogni immediati delle comunità più vulnerabili e che si basi sulle alternative locali.
  9. 9 - Riconoscere che le esigenze di adattamento sono condizionate dal successo delle misure di attenuazione adottate. I responsabili del cambiamento climatico hanno l’onere di assistere i più vulnerabili nell’adattarsi e nel gestire le perdite e i danni e nel condividere la tecnologia e il know-how necessari.
  10. 10 - Fornire roadmap chiare su come i paesi faranno fronte alla fornitura di impegni finanziari prevedibili, coerenti ed aggiuntivi, garantendo un finanziamento equilibrato delle azioni di attenuazione e delle esigenze di adattamento.

Vescovi firmatari

  • Cardinale Oswald Gracias - Arcivescovo di Bombay, India. Presidente della FABC (Asia)
  • Cardinale Peter Erdő - Arcivescovo di Esztergom – Budapest. Presidente del CCEE (Europa)
  • Cardinale Reinhard Marx - Arcivescovo di Monaco, in Germania. Presidente della Comece (Europa)
  • Cardinale Ruben Salazar Gomez - Arcivescovo di Bogotà. Presidente del CELAM (America Latina)
  • Cardinale Béchara Boutros Rai - Presidente CCPO, (Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente)
  • Mons. Gabriele Mbilingi - Arcivescovo di Lubango, Angola. Presidente del SECAM (Africa)
  • Mons. John Ribat - Arcivescovo di Port Moresby Papua Nuova Guinea. Presidente FCBCO (Oceania)
  • Mons. Joseph Kurtz - Arcivescovo di Louisville. Presidente della USCCB (USA)
  • Mons. Paul-André Durocher - Arcivescovo di Gatineau, Canada. Presidente del CCCB-CECC (Canada)