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Mafia Capitale, la riforma degli appalti può essere un antidoto

4 Novembre Nov 2015 1749 04 novembre 2015

Alla vigilia del maxiprocesso di Roma su Vita.it interviene il portavoce dell'Alleanza delle cooperative sociali Giuseppe Guerini: « Le imprese sociali mature non hanno paura del mercato e non vogliono sottrarsi alla valutazione in procedure comparative e trasparenti; noi non crediamo che la soluzione si trovi evitando le gare o creando mercati residuali in nicchie marginali»

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Alla vigilia del maxiprocesso di Roma su Vita.it interviene il portavoce dell'Alleanza delle cooperative sociali Giuseppe Guerini: « Le imprese sociali mature non hanno paura del mercato e non vogliono sottrarsi alla valutazione in procedure comparative e trasparenti; noi non crediamo che la soluzione si trovi evitando le gare o creando mercati residuali in nicchie marginali»

Giuseppe Guerini

È importante che il disegno di legge elimini il criterio del massimo ribasso nell’affidamento dei servizi sociali e di quelli ad alta intensità di lavoro. Per questo sono state introdotte le "clausole sociali" nelle direttive europee e sempre per questo l'Europa ha previsto la possibilità di inserire nelle gare un’importantissima funzione di promozione dell'occupazione di persone svantaggiate

È ormai quasi completato alla Camera il percorso di approvazione del Disegno di legge col quale l'Italia si prepara a recepire le direttive europee sugli appalti pubblici e le concessioni che porteranno importanti novità nella regolazione degli affidamenti e delle reti dei servizi pubblici locali. Si tratta di un importante provvedimento di riordino e rappresentata un’occasione fondamentale per riformare il farraginoso e complicato sistema di regolazioni dei mercati pubblici del nostro Paese da sempre caratterizzato da scarsa trasparenza, sovradimensionamento normativo, con una rigidità formale di facciata che sostanzialmente ha coperto una permeabilità enorme per faccendieri, manovratori, corrotti e corruttori.

Le vicende di cronaca degli ultimi anni ne sono funestate. Da un anno questa degenerazione si è palesemente manifestata nel settore dei servizi di welfare, abbiamo così scoperto la drammatica e infamante vergogna che ci ha sbattuto in faccia come anche cooperative sociali o associazioni di terzo settore, siano state utilizzate da affaristi e cialtroni per piegare agli interessi personali e all'arricchimento anche strumenti nati per promuovere inclusione sociale e solidarietà. Le risposte, al netto delle generalizzazioni superficiali e delle manipolazioni strumentali, utili solo ad alimentare polemiche qualunquistiche e un generale clima di cinica sfiducia, e della doverosa azione repressiva della magistratura, fino ad ora sono state prevalentemente caratterizzate da azioni di riparazione o di controllo.

Fra queste certamente la più autorevole è quella condotta dall'ANAC guidata da Raffaele Cantone, che oltre ad aver aperto percorsi di approfondimento e messo in sicurezza la gestione di un EXPO che sembrava sul punto di sprofondare proprio a pochi mesi dall'apertura, ha promosso anche un’operazione di rilancio delle forme di collaborazione e di regolazione partecipata, di cui la consultazione sulle forme di affidamento a cooperative sociali e enti del terzo settore è un chiaro esempio che serve a dimostrare che la prima è più efficace forma di contrasto alla corruzione e all’illegalità parte dalla capacità di coinvolgere gli attori nel costruire regole condivise, trasparenti ed evidentemente riconducibili alle finalità che le stesse regole si pongono.

Raffaele Cantone

Questo tipo di regolazione, più leggera e trasparente, è prevista dal disegno di legge di recepimento delle nuove direttive europee; l'occasione del recepimento deve essere colta dal nostro Governo, come un’occasione di riforma che vale tanto quanto le riforme istituzioni che sono state al centro delle attenzioni degli ultimi mesi. Se davvero mettendo mano alle regole per gli appalti e le concessioni si mettesse davanti a tutto l'interesse generale delle comunità e dei cittadini, si promuovesse una concorrenza effettiva su risultati ed esiti, dei servizi o dei lavori messi in gara, che prestasse attenzione al risultato prima che alla tutela elle posizioni di rendita, con regole chiare e trasparenti, requisiti di accesso rigorosi ma non esclusivamente formali, ma sopratutto investendo moti di più nella valutazione di esiti e prodotti più che di procedure e protocolli davvero si darebbe un'altra spinta per risollevare il Paese. Regole chiare e semplici sono indispensabili per evitare che dame nere e faccendieri, abili a destreggiarsi in una selva di norme intricata, diventino i traghettatori del torbido a cui le imprese si rivolgono per ottenere incarichi e affidamenti di lavori e servizi.

Ma regole chiare e semplici, fortemente connesse alla funzione di promozione dell'interesse generale che devono avere gli acquisti pubblici responsabili sono anche quelle che debbono bilanciare l'equilibrio tra i principi di concorrenza ed economicità con quelli di inclusione sociale di sostenibilità. Per questo è importante che il disegno di legge elimini il criterio del massimo ribasso nell’affidamento dei servizi sociali e di quelli ad alta intensità di lavoro. Per questo sono state introdotte le "clausole sociali" nelle direttive europee e sempre per questo l'Europa ha previsto la possibilità di inserire nelle gare un’importantissima funzione di promozione dell'occupazione di persone svantaggiate, come un risultato legittimo da prevedere fra i benefici di interesse pubblico che si possono acquistare contestualmente ad un servizio affidato mediante una gara. Un beneficio tale da far prevede anche gare specificamente strutturate per promuovere l'occupazione di lavoratori svantaggiati e disabili.

Recepire questo orientamento nella normativa italiana sugli appalti, le concessioni e la gestione delle reti è la strada corretta per superare anche polemiche e strumentalizzazioni che ci sono state sull'utilizzo distorto che si è fatto in alcuni casi delle convenzioni per l'inserimento lavorativo introdotte nel 1991 con la legge istitutiva delle cooperative sociali. Le imprese sociali mature non hanno paura del mercato e non vogliono sottrarsi alla valutazione in procedure comparative e trasparenti; noi non crediamo che la soluzione si trovi evitando le gare o creando mercati residuali in nicchie marginali, crediamo invece che servano più procedure trasparenti di evidenza pubblica capaci di valutare il valore sociale dei servizi, capaci di misurare gli impatti effettivi sul benessere delle comunità o sull’effettiva realizzazione di percorsi di inserimento lavorativo e di inclusione sociale, possibilmente là dove a contendersi i mercati siano prevalentemente imprese cooperative, andando a misurare l'effettiva mutualità generata negli scambi con i soci e con le comunità locali in cui si realizzano servizi e interventi.

Qualcuno potrebbe obiettare che si stratta di obiettivi complicati e di esiti difficilmente misurabili, e comunque costosi. Non nego queste difficoltà ma sono convinto che sistemi di valutazione e procedure di gara più raffinate siano decisamente meno costose per la collettività di corruzione e farraginosa burocrazia più attenta alle precedute che ai risultati.

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