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Accoglienza diffusa

Il “Parco solidale” in valle Pesio: un progetto che funziona

5 Novembre Nov 2015 1315 05 novembre 2015
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Un comune montano piemontese ha coinvolto una ventina di migranti in attività di volontariato sul territorio grazie a una convenzione tra l’Ente Parco del Marguareis e la prefettura di Cuneo. E la comunità locale ringrazia

Quando arriverà la prima neve i circa venti migranti coinvolti nel progetto “Parco solidale”, che prevede attività di manutenzione all’interno del Parco Naturale del Marguareis in provincia di Cuneo, dovranno per forza rallentare i ritmi di lavoro. Ma loro, tutti giovani trentenni provenienti dal Kenya, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dal Gambia e dal Senegal, continueranno a lavorare e verranno destinati a lavori di falegnameria.

A Chiusa di Pesio, piccolo comune a sud di Cuneo tra Piemonte e Ligura al fondo di una valle che prende il nome dal fiume che solca i versanti, Ermanno Erbì, commissario dell'Ente Parco del Marguareis, ha messo in piedi un progetto che fa scuola. Piccoli passi di quel sistema di accoglienza che le aree rurali "insegnano" alle città. L'ha chiamato "Parco solidale", perché, spiega, «la chiarezza è determinante per andare oltre le paure. L’iniziativa che abbiamo promosso coinvolge venti migranti in attività a favore della comunità che li ospita grazie a una convenzione con la Prefettura di Cuneo».

In val di Pesio la solidarietà è sotto gli occhi di tutti. Dal mese di agosto, i profughi sono impegnati nelle attività di pulizia dei sentieri dell’area protetta, nella manutenzione delle aree attrezzate fra la Certosa di Pesio ed il Piano delle Gorre e in un supporto ai servizi di accoglienza turistica. Ma sono anche andati “in trasferta” nelle Riserve Naturali di Crava-Morozzo e di Benevagienna. In questi giorni invece sono al lavoro in Alta Val Tanaro e soggiornano in una baita di montagna. Ma ora anche il Comune del Villar, che comprende la Riserva Naturale dei Ciciu, intende far tesoro dell’esperienza per attivare un’iniziativa simile sul suo territorio.

«I nostri cittadini hanno superato molte diffidenze e oggi guardano quelle persone in modo diverso. Hanno capito che non sono un pericolo come qualcuno con molta demagogia voleva fare credere. Certo, non è stato semplice, non tutti hanno compreso. Ma abbiamo visto mutare l'atteggiamento della gente», commenta Andreino Ponso, medico e assessore di Chiusa di Pesio.

«Abbiamo coinvolto i migranti in attesa di asilo ospitati in due agriturismi della zona: “Cascina Veja” e “Lungaserra”. Tutto è stato realizzato con fondi propri dall’ente, ma si tratta di cifre esigue perché abbiamo fatto tutto in economia. Notevole è invece l’impegno dei nostri dipendenti che si prestano volentieri ad andare a prendere ogni mattina i migranti dove alloggiano e li portano al lavoro con un mezzo Land Rover a nove posti messo a disposizione gratuitamente da una concessionaria locale», precisa Ezio Castellino, dell’ufficio tecnico dell’Ente Parco.

L'Ente Parco ha fornito ai migranti che hanno aderito alla proposta di lavoro delle adeguate calzature, una maglietta che li identifica come volontari del “Parco solidale” e idonei ausili antinfortunistici. Il tutto nello spirito di un progetto che ha come pilastri quattro parole: incontrarsi, conoscere, comunicare, crescere.

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