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Imparare l'italiano in parrocchia, i dati di una ricerca su Milano

12 Novembre Nov 2015 1706 12 novembre 2015
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In un seminario, sabato 14 novembre, le prospettive delle scuole parrocchiali della diocesi ambrosiana. Il 10% degli studenti è un minore e un quarto delle strutture eroga corsi di perfezionamento per le certificazioni linguistiche. Le prime classi oltre 25 anni fa

In parrocchia non si va più solo per imparare l’italiano da zero, ma anche per perfezionarlo. E a indicare le aule all’ombra del campanile ai bambini o adolescenti stranieri, in Italia per il ricongiungimento familiare, e che devono mettersi in pari con i coetanei nella conoscenza della lingua sono spesso gli stessi insegnanti delle scuole pubbliche. Non sono che alcuni dei dati dell’indagine condotta dall’Ufficio per la Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano e che mostrano come le scuole parrocchiali di italiano stiano cambiando pelle e stiano evolvendo diventando sempre più spazi di formazione per l’apprendimento di competenze linguistiche non più esclusivamente di base. Alle prospettive delle scuole parrocchiali per l’insegnamento dell’italiano che si stanno trasformando in veri propri centri di formazione complessiva sarà dedicato un seminario dal titolo “Al di là dei confini. Capaci di ospitalità, capaci di fare spazio”, in programma sabato 14 novembre alle ore 14,30. Nella sede delle Acli in via della Signora 3 saranno presentate le prospettive del nuovo anno scolastico con l’intervento di don Mario Antonelli, teologo e collaboratore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Migranti, Laura Zanfrini, professore di sociologia delle migrazioni dell’Università Cattolica di Milano, Claudia Savino insegnante professionista di italiano, Nancy Boktur, mediatore culturale e insegnante di arabo.

I dati diffusi riguardano 80 scuole (40 della città di Milano e 40 dell’hinterland di prima fascia). Il questionario era stato inviato a 200 parrocchie (170 quelle della sola città di Milano e della cintura urbana), hanno risposto poco meno della metà. Queste 80 "scuole parrocchiali" sono frequentate complessivamente da poco più di 6.300 studenti e vi operano circa 600 volontari. Il 16% di loro sono parrocchiali, la maggioranza relativa 36% sono volontari legati alla Caritas, mentre il 25% ad associazioni. In una nota l’arcidiocesi di Milano sottolinea come questo servizio mostri «la capacità della Chiesa ambrosiana di saper leggere i segni di tempi se si pensa che il 12% di queste scuole è precedente al 1990, anno in cui entrò in vigore la prima normativa organica sull’immigrazione, la cosiddetta Legge Martelli». Complessivamente la maggioranza delle iniziative di insegnamento dell’italiano agli stranieri hanno oltre 10 anni (66%), nell’hinterland il dato è superiore (71%). Un modo per lavorare all’integrazione partendo dal basso e soprattutto dalla lingua come mezzo di comunicazione.

Nell’ultimo anno scolastico un quarto delle scuole ha erogato corsi propedeutici alla certificazione linguistica richiesta per l’ottenimento dei permessi di soggiorno di lungo periodo. Non solo. Per la prima volta quest’anno si è seduta sui banchi una presenza significativa di minori (il 10% sul totale degli iscritti), indirizzati a frequentare questi corsi dagli stessi insegnanti delle scuole pubbliche affinché fossero aiutati colmare quelle lacune che non riuscivano a superare stando in classe la mattina. Significativa anche la percentuale di studenti che già conoscono l’italiano e che tornano esprimendo il desiderio di imparare una seconda lingua, in genere l’inglese, o le basi dell’informatica.

Don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti sottolinea come «le scuole di italiano rappresentano una occasione particolare. Oltre a essere spazi di apprendimento le scuole sono anche spazi di socialità. La maggior parte degli insegnanti con cui capita di parlare ti raccontano di un grande arricchimento recato dalle storie con cui entrano in contatto, e della voglia di dare una chance di vita buona a queste persone».

In apertura foto di Gabriel Bouys/Afp/Getty Images

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