Migranti

Bulgaria, l’inferno dei profughi

13 Novembre Nov 2015 1219 13 novembre 2015

L’indagine Safe Passage, finanziata da Oxfam, raccoglie le testimonianze di afgani, siriani e iracheni che denunciano di aver subito estorsioni, rapine, violenze, minacce di espulsione e perfino aggressioni di cani poliziotto. Tutte le immagini

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L’indagine Safe Passage, finanziata da Oxfam, raccoglie le testimonianze di afgani, siriani e iracheni che denunciano di aver subito estorsioni, rapine, violenze, minacce di espulsione e perfino aggressioni di cani poliziotto. Tutte le immagini

Un numero consistente di testimonianze di profughi in arrivo in Europa rivela gravi violenze commesse da rappresentanti delle forze dell’ordine in Bulgaria. Safe Passage, un’indagine condotta su oltre 100 persone dal Centro di Belgrado per i diritti umani, dimostra che abusi e minacce sarebbero avvenuti al confine bulgaro con Serbia e Turchia, e nei centri raccolta profughi in Bulgaria. La ricerca, finanziata da Oxfam, raccoglie le testimonianze di afgani, siriani e iracheni che denunciano di aver subito estorsioni, rapine, violenze, minacce di espulsione e perfino aggressioni di cani poliziotto.

Le testimonianze

  • - Dieci persone intervistate denunciano di aver assistito alle minacce di un poliziotto che puntava la pistola alla testa di un profugo, mentre altri giacevano a terra lì vicino, presumibilmente privi di sensi. Spaventati hanno cercato di scappare e nascondersi, ma di lì a poco sono stati presi dalla polizia, picchiati e derubati dei pochi oggetti di valore che avevano con sé. Vengono lasciati senza cibo e acqua. Arrivati al confine con la Serbia, le forze dell’ordine li aggrediscono lanciandogli contro cani poliziotto, si sentono anche colpi di pistola. Sette di loro sono scomparsi, e in nessun modo è stato possibile contattarli.
  • - Due afghani denunciano che due poliziotti hanno sparato per impedirgli di fuggire, ferendo due persone nel loro gruppo.
  • - Ragazzi minorenni testimoniano di essere stati fermati da sei poliziotti bulgari che li hanno minacciati con pistole e cani, ricacciandoli in territorio turco. Sette di loro sono riusciti a fuggire, mentre altri quindici sono stati catturati: uno è stato colpito alla gamba.
  • - Un ragazzo afghano di vent’anni racconta di essere stato picchiato con una pistola da un poliziotto.

J. (a destra), ha 16 anni e viene da Logar, Afghanistan: qui è con suo fratello S. di 18 anni

J. e suo fratello S. hanno viaggiato per due mesi attraverso Iran, Turchia e Bulgaria. In Iran hanno subito gravi violenze fisiche, e dopo aver attraversato il deserto senza cibo e acqua, sono caduti nelle mani dei trafficanti di esseri umani in Turchia finché, una volta arrivati in Bulgaria, dopo essere stati intercettati, sono stati derubati dalla polizia. “Non pensavo che il viaggio sarebbe stato così duro: non ho mai avuto un momento di pace, sono stato picchiato e derubato. Se mia madre sapesse quello che ho passato, non smetterebbe di piangere”. Prima di attraversare il confine con la Serbia, la polizia bulgara ha arrestato J., portandogli via tutto: soldi, cellulare e anche quel poco di cibo che aveva con sè. Quando ha spiegato alle autorità di non avere denaro, lo hanno obbligato a spogliarsi per verificare che fosse vero. Lo hanno lasciato persino senza scarpe, costringendolo ad attraversare a piedi nudi le alte montagne che separano la Bulgaria e la Serbia, dove è arrivato senza più soldi per continuare il suo viaggio. “Siamo arrivati in Europa perché vogliamo vivere tranquilli e sicuri. Se nel mio paese ci fosse la pace, non sarei mai venuto qui. I miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle sono ancora in Afghanistan”, racconta J. I suoi genitori hanno deciso di mandare J. e suo fratello in Germania. La situazione nel loro paese era diventata insostenibile a causa dei continui combattimenti e bombardamenti. J. adesso spera di poter studiare ingegneria in Germania, mentre suo fratello vuole trovare lavoro per poter inviare soldi alla loro famiglia. “Siamo veramente grati a tutte le persone che durante il nostro difficilissimo viaggio hanno cercato di aiutarci”.

Appello a Ue e Governo bulgaro: urgente un’indagine per tutelare i diritti
Le interviste sono state raccolte a Dimitrovgrad, al confine tra Serbia e Bulgaria, dove passano fino a 200 persone al giorno; ma ci sono anche altre organizzazioni per i diritti umani come l’Helsinki Committee for Human Rights di Sofia a riportare casi di maltrattamenti e gravi violenze subite da rifugiati e migranti in Bulgaria. Oxfam e il Centro per i diritti umani di Belgrado chiedono perciò alle autorità bulgare di aprire un’indagine sugli abusi denunciati, assicurandosi che i funzionari di polizia rispettino i diritti umani dei rifugiati nelle operazioni di frontiera.

O., 35 anni, viene da Tehran, Iran

Dopo aver vissuto per sette anni a Barcellona, O. è ritornato in Iran per il funerale di sua madre: è rimasto però bloccato nel paese per due anni. Dal momento che non poteva tornare legalmente in Spagna, ha deciso di intraprendere il viaggio con qualsiasi mezzo. Dopo aver viaggiato per un mese e mezzo, è arrivato in Serbia, attraverso la Turchia e la Bulgaria e dopo aver superato a piedi le montagne. “I trafficanti ci avevano detto che ci avremmo impiegato appena due ore: alla fine, ce ne sono volute 14. Non eravamo preparati. Quando è scesa la notte, ha iniziato fare molto freddo e non avevamo nè cibo nè acqua. Sono caduto e mi sono rotto le mani. Avevo le gambe e i piedi coperti di ferite. Per la fatica sono stato costretto ad abbandonare il mio zaino: non riuscivo più a trascinarmelo dietro”. I trafficanti di esseri umani generalmente chiedono 600 euro per attraversare le montagne tra la Bulgaria e la Serbia. In Bulgaria la polizia lo ha arrestato e tenuto in un centro di detenzione per 18 giorni. “Mi dicevano che quello era un campo per l’accoglienza, ma in realtà era una prigione, non potevamo andarcene”. La polizia gli ha preso i soldi, il cellulare e i documenti. “Non so come riuscirò ad arrivare in Spagna senza documenti”, racconta.

«Tutte le persone con cui abbiamo parlato, arrivate in Serbia attraverso la Bulgaria negli ultimi 5 mesi, ci hanno raccontato di aver subito abusi e violenze atroci – dice Nikolina Milic del Centro per i diritti umani di Belgrado - Con questo rapporto vogliamo far sapere a tutto il mondo cosa presumibilmente accade in Bulgaria su base quotidiana. La violenza di cui sono vittime persone che fuggono da guerra e povertà è davvero inaccettabile in un paese dell’Ue. Per questo chiediamo un’inchiesta indipendente sui fatti denunciati nel nostro rapporto e al governo bulgaro di esprimere una ferma condanna per questa grave violazione di diritti umani». «I rifugiati che arrivano in Europa devono essere trattati con dignità e hanno diritto di ricevere protezione; non dovrebbero mai essere vittime di ulteriori brutalità e xenofobia – dice Stefano Baldini, direttore di Oxfam nell’Europa sud-orientale - Le testimonianze raccolte offrono un quadro coerente degli abusi che sarebbero avvenuti in Bulgaria. Alla luce di queste gravi violazioni, l’’Unione europea deve intervenire e agire per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali all’interno dei suoi confini».

S., 32 anni, viene da Negrarh, Afghanistan

S. ha abbandonato l’Afghanistan un mese fa, l’8 ottobre 2015. Prima di arrivare in Serbia, ha attraversato da solo Pakistan, Iran, Turchia e Bulgaria. E’ stato più volte vittima dei trafficanti: “Mi hanno tolto tutto”, racconta. Nel suo zaino c’è soltanto un cambio di vestiti e quanto ha ricevuto nel centro di accoglienza di Dimitrovgrad: pane, una scatola di sardine, uno spazzolino, dentifricio e alcool disinfettante. Ha anche un sacco nero di plastica, che usa come sacco a pelo. Ha ancora una manciata di grano che si è portato dall’Afghanistan. “E’ qui, a Dimitrovgrad, che per la prima volta qualcuno mi ha aiutato”. Per fortuna però non ha subito abusi da parte della polizia bulgara: “Ho attraversato la Bulgaria di notte: dormivo di giorno e camminavo di notte”. Ha vissuto per sette anni in Olanda dove, fra molte altre cose, ha lavorato anche come pizzaiolo: poi è stato espulso. Poi ha deciso di abbandonare nuovamente l’Afghanistan. “Sono nato durante la guerra, ho vissuto durante la guerra, ho dovuto sempre fare i conti con la guerra: ero stanco di tutto questo”.

Ogni giorno, circa 200 persone arrivano nella città di Dimitrovgrad, al confine tra Bulgaria e Serbia. Il loro cammino li spinge ad attraversare i pericolosi passi di montagna che dividono i due paesi. Per la maggior parte si tratta di afghani, uomini e adolescenti, che attraversano Iran, Turchia e Bulgaria. Il loro viaggio può durare anche due mesi. Denunciano di aver abusi e violenze. Gli abusi che raccontano di aver subito da parte della polizia bulgara sono particolarmente gravi, come rivelato dal rapporto redatto dal Centro di Belgrado per i diritti umani e diffuso da Oxfam. A Dimitrovgrad sono stati registrati e hanno ricevuto una notifica scritta che impone loro di attraversare la Serbia in 72 ore. Nel centro di accoglienza hanno ricevuto cibo, kit igienico-sanitari e cure mediche. Ogni giorno il Governo mette a disposizione un autobus diretto verso la capitale della Serbia, Belgrado: da lì possono prendere un altro autobus per la città di Sid, al confine con la Croazia. Oxfam è al lavoro per installare docce e latrine nel centro di accoglienza di Dimitrovgrad.

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La traduzione del parlato del video di apertura è scaricabile in allegato

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