Alain Touraine
Dopo Parigi

Touraine: La trappola jihadista e il valore della ragione

15 Novembre Nov 2015 1610 15 novembre 2015
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Il sociologo francese: «La strategia del terrorismo jihadista è creare situazioni violente di massima asimmetria Questa non è una guerra, è una trappola, una trappola a cui bisogna assolutamente resistere. La trappola del terrorismo jihadista è quella di rendere folle l’Occidente».

Alla ricerca di parole sensate, di riflessioni che aprano alla possibilità di futuro dove libertà e ragione siano ancora possibili, dove poter interrogarsi ancora e per sempre sul “Cos’è mai l’uomo?” ci siamo imbattuti in questa bella riflessione di Alain Touraine, sociologo francese, pubblicata oggi da Il Sole24ore, di cui riportiamo qualche passaggio.

“La strategia del terrorismo jihadista è creare situazioni violente di massima asimmetria Questa non è una guerra, è una trappola, una trappola a cui bisogna assolutamente resistere. La trappola del terrorismo jihadista è quella di rendere folle l’Occidente.

Di trascinarlo verso atti estremi e vendicativi in una dinamica che distrugge infine proprio i valori di civiltà, fraternità, libertà e uguaglianza che vogliamo difendere.

Lo scopo dei Jihadisti, come nel caso dell’11 settembre 2001, il modello di tutti gli attentati che hanno seguito, è di farci perdere la ragione, la facoltà che sta alla base della rivoluzione francese, del laicismo, del progresso, della scienza, della stessa fraternità che è un atto libero, insomma di tutti i valori che questo nuovo terrorismo vuole distruggere.

Ma il terrorismo non è una guerra: la gravità del terrorismo dipende dalle nostre reazioni di terrore, il terrorismo vince se riesce a spiazzarci, a scomporci, a farci paura e a creare l’alleanza micidiale tra paura e odio.

L’unica reazione possibile è il sangue freddo, la calma: non farsi trascinare nella spirale della violenza.

Non scomporci in comportamenti indegni di noi stessi, come vogliono i terroristi. Toglierci la dignità, la nostra stessa umanità, le nostre regole.

Ma se vogliamo mantenere i valori per i quali pensiamo valga la pena di batterci, dobbiamo resistere a questa trappola.

I Jihadisti sono per me l’“anti” movimento sociale per eccellenza: l’opposto di un movimento che crea cambiamento. Ci sono stati movimenti sociali nel mondo arabo, ai tempi della rivoluzione egiziana di Nasser, movimenti di modernizzazione, movimenti panarabici, modernizzazioni socialiste.

Ma la Jihad non è un movimento: è la dissoluzione del mondo arabo in un’apatia religiosa che non farà cambiare più niente”.

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