Contro il terrore

Tunisia, "Così combattiamo i reclutatori di foreign fighters"

15 Novembre Nov 2015 0950 15 novembre 2015

Intervista a Adnen Helali artista e attivista tunisino che ha lanciato un progetto a favore dei giovani delle regioni montagnose dove è più forte l'attività di reclutamento da parte "degli oscurantisi"

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Tunisia
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Intervista a Adnen Helali artista e attivista tunisino che ha lanciato un progetto a favore dei giovani delle regioni montagnose dove è più forte l'attività di reclutamento da parte "degli oscurantisi"

da Tunisi

Un centro culturale ai piedi della montagna Semmama, nel governorato di Kasserine, a circa 300 km a sud –ovest di Tunisi, la stessa montagna dove é cresciuto, per portare la cultura nei luoghi dimenticati dal governo. Lui é Adnen Helali, artista tunisino, che con i (pochi) mezzi disponibili lo scorso marzo é comunque riuscito a realizzare il suo progetto e favorire l’accesso alla cultura a chi é lontano dai grandi centri urbani, proprio quelle zone dove il reclutamento dei foreign fighters è più attivo.

« Sono originario di questi luoghi – racconta -, e ho sempre notato il vuoto culturale che li caratterizza, nonostante l’entusiasmo e l’intelligenza dei giovani di queste parti. Per questo motivo ho pensato, insieme ad altri amici, di creare uno spazio culturale in montagna”. Un’iniziativa che non ha precedenti: “Sin dall’Indipendenza – continua Helali – il nostro Paese non ha osato, non ha cercato di creare un progetto culturale per le campagne e le montagne tunisine. Faccio parte di quella generazione frustata per non avere avuto il diritto di accesso alla cultura : questo progetto é una sorta di rivincita. Rivendichiamo la cultura e l’arte nelle regioni « diseredate ». Il progetto vuole lottare contro l’esodo verso la città: « vogliamo incoraggiare e inquadrare i giovani creatori della campagna e creare una sorta di effervescenza culturale per la felicità degli abitanti di queste zone isolate. E’ una lotta contro l’esodo. Allo stesso tempo vorremmo riconciliare la donna con l’artigianato, i tappeti berberi e via dicendo. Il centro é ancora in via di definizione : l’abbiamo concepito per lavorare nella zona di montagna, che é diventata una zona militare e spesso teatro di scontro tra i militari e i terroristi. Stiamo riprendendo la macchia ai piedi della montagna ».

Diverse le iniziative proposte, con molta inventiva e creatività, trasformando dei luoghi della zona riservati solitamente ad altre attività, in spazi di diffusione e creazione accessibili a tutti. Come il « ciné-djbel », il cinema allestito in un pollaio, il laboratorio di arti plastiche nel campo di cactus, il laboratorio di break dance in una grotta, dove i « Ghar Boys » ossia i « giovani della grotta » si scatenano a ritmo di musica. E in occasione dell’11 dicembre, giornata internazionale della montagna, l’artista e i suoi collaboratori stanno lavorando alla costruzione di un piccolo teatro sulla collina. Iniziative accolte dalla popolazione locale con entusiasmo, anche se non sono mancate le riserve : « le reazioni sono state varie : ci sono persone che hanno accolto molto bene l’iniziativa, altre hanno ancora dei dubbi, alcuni religiosi hanno espresso la loro condanna contro questa idea che considerano diabolica. Ma abbiamo il sostegno della maggior parte degli abitanti. Ogni volta dobbiamo pero’ riorganizzarci, perché gli animatori sono dei volontari disoccupati e l’instabilità a livello di sicurezza nuoce molto al nostro lavoro e l’assenza dei mezzi necessari rallenta un po’ il tutto ». E sottolinea : « Il nostro slogan non é la lotta contro l’estremismo, questo é uno slogan opportunista abusato soprattutto nella capitale. Il governo ha incoraggiato l’esodo di queste popolazioni, accentuandolo attraverso le sue politiche regionaliste. E’ il governo che ha dato in pasto le nostre belle montagne agli oscurantisti. Il nostro slogan é : « su questa terra c’é chi merita la vita ». Il nostro progetto vuole innanzitutto lottare contro quelle politiche culturali che hanno creato un deserto culturale in alcune regioni della Tunisia. Vogliamo essere un progetto pilota e stiamo esportando l’idea in altre montagne : Mghila, Khroumirie, Sejnène ». « La cultura e l’arte – conclude l’artista – illumineranno questi luoghi e daranno un’alternativa a questi giovani che spesso raggiungono i campi di addestramento jihadisti per suicidarsi, proprio come ha fatto Bouazizi ».

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