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Dopo Parigi

Le comunità musulmane non esprimono cordoglio? Vi spiego il perché

16 Novembre Nov 2015 1802 16 novembre 2015
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Il sociologo delle migrazioni Maurizio Ambrosini: «Sono lontani, come lo siamo noi con i loro morti». L’Isis? «Percepito come un nemico dell’Islam che statisticamente ha davvero poco successo».

Maurizio Ambrosini

In queste ore sono tante le voci anche sul web che si domandano perché sono pochi i musulmani a esprimere cordoglio per le stragi di Parigi. Abbiamo girato la domanda a Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori e sociologia urbana all'università degli studi di Milano e responsabile scientifico del centro studi sulle migrazioni nel mediterraneo di Genova, dove dirige la rivista "Mondi Migranti".

Come si spiega questo silenzio abbastanza generalizzato?
Faccio una premessa. Nella stragrande maggioranza dei casi nelle comunità islamiche l’Isis viene percepito come nemico, come ostile. Ma d’altro canto questo non è sufficiente per dimostrarsi solidali con gli occidentali.

Perché?
Il ragionamento è semplice: se i francesi e gli italiani per esempio non dimostrano nessuna vicinanza ai musulmani quando gli israeliani bombardano i bambini di Gaza o quando gli Usa fanno altrettanto con quelli dell’Afghanistan, perché noi dovremmo manifestare per i morti di Parigi? In altre parole il doppiopesismo occidentale fa percepire la tragedia francese come qualcosa di estraneo, qualcosa che un fondo non li riguarda. Cosa diversa è quando l’Isis colpisce i musulmani stessi. In quel caso la reazione è molto più sentita.

Questo vale anche per la comunità musulmane radicate in Europa?
In larga parte sì, perché spesso si tratta di comunità ai margini che vivono nelle periferie.

Che presa ha la retorica dell’Isis su queste fasce sociali?
Statisticamente bassa, molto bassa. Ma anche pochi posso fare molti danni. Il meccanismo mi sembra molto simile a quello del terrorismo di sinistra degli anni 70. L’ideologia marxista armata era la risposta a un disagio sociale e spesso anche psichico che non aveva altro sfogo. Questo è quello che sta capitando a fasce minoritarie delle seconde generazioni affascinate dallo Stato islamico.

C’è differenza fra Italia e Francia, il nostro protagonismo militare sul versante medio-orientale non è paragonabile a quello di Parigi?
Non credo sia questo il punto. La differenza vera è nei numeri. Le seconde generazioni in Francia sono molte più numerose che in Italia. L’Isis getta l’amo e pesca nel mucchio: visto le proporzioni è naturale che faccia più proseliti in Francia. Ma solo per ragioni statistiche non geopolitiche.

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