Dopo Parigi

Lo scontro di civiltà? Cominciamo a evitarlo in aula

16 Novembre Nov 2015 0647 16 novembre 2015

Ci sono 300mila studenti musulmani nelle aule d'Italia. Il ministro ha invitato tutti gli insegnanti a dedicare un'ora oggi alla riflessione sui fatti di Parigi, perché le scuole sono il primo luogo dove l'orrore può essere sconfitto. Ma come evitare che lo scontro di civiltà cresca fra chi siede fra gli stessi banchi? Le domande e i suggerimenti di Tuttoscuola

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Scuola Immigrati LIONEL BONAVENTURE:AFP:Getty Images
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Ci sono 300mila studenti musulmani nelle aule d'Italia. Il ministro ha invitato tutti gli insegnanti a dedicare un'ora oggi alla riflessione sui fatti di Parigi, perché le scuole sono il primo luogo dove l'orrore può essere sconfitto. Ma come evitare che lo scontro di civiltà cresca fra chi siede fra gli stessi banchi? Le domande e i suggerimenti di Tuttoscuola

Questa mattina tutte le scuole italiane dedicheranno un minuto di silenzio alle vittime della strage di Parigi e almeno un'ora alla riflessione sui fatti accaduti. Questo è l’invito lanciato dal Ministro Giannini, poche ore dopo gli attentati. «I gravissimi fatti di Parigi rappresentano un attacco al cuore dell'Europa senza precedenti. Un attacco al quale dobbiamo subito dare una riposta, innanzitutto educativa e culturale. ‪#‎PorteOuverte è stata la parola d'ordine lanciata sui social network dai cittadini di Parigi, per offrire un riparo a chi era in strada terrorizzato: una reazione di grande civiltà e coraggio. Porta Aperta deve essere anche la nostra risposta. Non possiamo restare indifferenti, paralizzati e chiuderci nelle nostre paure. Porte Aperte significa anche coinvolgere la cittadinanza, le famiglie. Le nostre scuole, le nostre università, i nostri centri di ricerca sono il primo luogo dove l'orrore può essere sconfitto, a diversi livelli di consapevolezza, che resta l'antidoto più efficace di fronte alla violenza e a questa guerra senza frontiere e senza eserciti».

La sindrome dello scontro culturale fra Islam e Occidente si vince soprattutto a scuola. Ma cosa fare quando in classe c’è un alunno musulmano? Troveranno gli insegnanti italiani le parole giuste per spiegare ai loro alunni marocchini, siriani, pakistani, che la risposta dell'Europa agli attentati terroristici non è la guerra dell’Occidente contro la cultura dei propri genitori, che ogni venerdì vanno a pregare in Moschea? Come evitare che allievi di cultura islamica siano isolati e guardati con sospetto dai loro compagni italiani? Che la sindrome dello scontro culturale Islam-Occidente si sviluppi proprio all’interno delle aule? Se lo è chiesto nella giornata di ieri la redazione di Tuttoscuola, che ha pubblicato uno speciale.

In Italia ci sono 300mila studenti musulmani, pari a tutti gli alunni di una regione di medie dimensioni, come la Calabria. In buona parte provengono da Marocco (101.167), Tunisia (18.363), Egitto (15.239), Algeria (4.546), ma ci sono anche 1.612 afghani, 1.073 siriani, 403 libici, 339 iracheni. L’11 settembre 2001 gli alunni musulmani nelle nostre classi erano 81 mila: da allora si sono incrementati del 371%, arrivando a 302 mila. Complessivamente gli alunni musulmani che hanno studiato nelle nostre scuole sono 802mila, di 174 nazionalità diverse e sono circa il 38% del totale degli alunni stranieri. Nel 2013 (ultimo dato disponibile) vi erano 33 alunni musulmani ogni mille alunni italiani (3,3%), ma al Nord arrivano ad essere il 5% del totale degli alunni in classe (in Lombardia il 5,2% e in Emilia Romagna il 5,7%. Nel Mezzogiorno la loro incidenza rispetto al complesso della popolazione scolastica, si aggira intorno all’1%.

Di fronte alla crescente presenza di alunni di fede islamica sul banche delle scuole italiane, il Miur – ricorda Tuttoscuola – ha sottoscritto a inizio 2013 (ministro Francesco Profumo) un protocollo d'intesa con la Coreis (Comunità Religiosa Islamica italiana, presidente Shaykh 'Abd al-Wahid Pallavicini), per promuovere “l'interculturalità, l'educazione interreligiosa, l'integrazione degli alunni musulmani”, ma anche “favorire nelle scuole un sempre maggiore approfondimento della cultura islamica, prevenendo il diffondersi dell'antisemitismo, dell'islamofobia e del radicalismo”.

Come trattare l’argomento a scuola

Che cosa succederà – si chiede Tuttoscuola – lunedì mattina nelle scuole italiane, dopo un week-end di cronache e immagini drammatiche provenienti da Parigi? Se ne parlerà? Cambierà il rapporto tra gli studenti italiani e quelli stranieri di religione musulmana? La ricaduta scolastica degli eventi parigini va governata, dal punto di vista educativo e didattico. Ma si dovrà allo stesso tempo prenderne le distanze in modo totale dalla visione del mondo dell’Islam integralista, che si pone in radicale antitesi con i valori, a partire da quello della vita e della libertà individuale, che caratterizzano l’Occidente.

Ecco i consigli degli esperti di Tuttoscuola per promuovere in classe una didattica multiculturale:

  • un forum permanente sulle esperienze interculturali già presenti in Italia, per realizzare una banca dati a disposizione dei docenti;
  • formare i docenti esperti in “mediazione culturale” con corsi di almeno 20 ore all’anno
  • formazione dei giovani studenti stranieri già inseriti nelle scuole per farli divenire mediatori culturali: potrebbero occuparsi dell'accoglienza e del processo di integrazione dei nuovi stranieri;
  • contratti di formazione lavoro per gli studenti stranieri per consentire sia la frequenza scolastica sia il lavoro. Si eviterebbe l’abbandono degli studi di molti ragazzi stranieri.
  • dedicare un’ora settimanale (o un tempo complessivo equivalente), tra quelle riservate alle materie opzionali, al quarto dei grandi obiettivi formativi indicati dall’UNESCO, quello del "saper vivere insieme", che integra i tre tradizionali "saperi" - sapere, saper fare, saper essere - aggiornandoli alla luce della crescente complessità multietnica e multiculturale delle odierne società ad elevato sviluppo economico.
  • Occorre integrare le attività curricolari legate alla transdisciplina “educazione alla convivenza civile” con una azione formativa supplementare, mirata specificamente alla conoscenza, non teorica e libresca, ma concreta ed esperienziale, della cultura, della storia e della fede dell’"altro". Il saper convivere, l’integrazione passano per una reciproca conoscenza, che deve riguardare dunque in primo luogo i nostri ragazzi.

Photo by LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images

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