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Parigi

Moni Ovadia: «Prendere a calci il formicaio non è la via»

16 Novembre Nov 2015 1607 16 novembre 2015
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Per lo scrittore e attore in Occidente «mancano uomini politici con una visione» e sulla guerra non si può fingere: «Le abbiamo già fatte e hanno aumentato il tasso di violenza e il livello dello scontro. Non ricordo Al Qaeda e Isis prima della guerra in Iraq. Per procedere in modo ragionevole per prima cosa scartiamo le cose che non servono»

«Di fonte a tanto orrore mancano le parole. Ho un pronipote che non era al Bataclan per puro caso». A parlare è un grande dell'eloquio yiddish, lo scrittore, attore e drammaturgo Moni Ovadia che Vita.it ha intervistato sugli attentati di Parigi. Proprio mentre il presidente della Repubblica francese Francois Hollande, in tv ha dichiarato «siamo in guerra. Rispondiamo con determinazione fredda all'attacco che ci è stato perpretato. Siamo in una guerra di civiltà, contro i terroristi jihadisti che minacciano il mondo interno e non solo la Francia».

Davanti alle immagini del dramma francese cosa ha pensato?
Di fronte a tanti morti a tanto orrore, gente trucidata a caso, cosa vuoi dire? È il risultato della logica che domina questo. L’orrore per i morti a Parigi non può andare disgiunto dai morti civili in Iraq dovuti ai bombardamenti di una guerra illegale e scandalosa.

Parla della dimensione mediatica che i morti francesi meritano e che non è dedicata anche ad altri morti?
I morti sono uno scandalo sempre. Invece noi ce ne accorgiamo solo quando sono i nostri. Le tv arabe mostrano, facendo il loro lavoro, tutti i morti dovuti dalle nostre guerre. È da questi nostri errori ed orrori nasce l’odio. Vedendo i morti di Parigi, al di là del lutto tremendo, il pensiero deve andare immediatamente anche agli altri morti.

Quindi la guerra non è la risposta secondo lei?
La guerra è sempre infame. Dobbiamo fermare questa violenza. Dobbiamo usare la diplomazia, combattere chi finanzia il circuito delle armi. Per anni si è detto che sono i sauditi sono i pricipali finanziatori dell’estremisti islamici. Perché l’Iran è uno stato canaglia ma l’Arabia Saudita no. Dobbiamo finirla con questa ipocrisia.

Dice cose molto simili a quelle che dice Papa Francesco, mi riferisco al tema di armi e petrolio…
Ormai io prendo la linea da questo Papa. Un vero cristiano che si può solo ascoltare e seguire. È anche il buon senso che ce lo dice. Se alimentiamo il circuito della guerra e dei morti innocenti questi avranno una ricaduta.

Intanto però i caccia francesi sono già decollati e hanno già cominciato a bombardare le postazioni Isis in Siria…
Vedremo i risultati. Non gli è bastato quello che hanno fatto in Libia? Ci dovremmo ricordare che gli esseri umani hanno un unico statuto di dignità. I morti innocenti sono uguali, qui come là. Le guerre sono una fucina esclusivamente di morti innocenti. Quindi è la strada sbagliata. Dobbiamo ragionare su quali siano i modi per uscire da questa situazione. Non sono un politologo né uno stratega. Ma posso dire che le guerre non sono il sistema. Perché le guerre che abbiamo già fatto hanno aumentato il tasso di violenza e il livello dello scontro. Mi pare evidente. Quindi come primo passo scartiamo le cose che non servono. Non ricordo Al Qaeda né Isis prima della guerra in Iraq. Mi sembra un modo di procedere molto ragionevole. Aumentiamo l’intelligence, blocchiamo il flusso delle armi e i flussi di denaro. Semplicemente l’Occidente deve decidere cosa vuole fare.

È la politica Europea ad essere il problema?
Non esiste una politica europea. Ecco qual è la verità. Non si può tagliare fuori la Russia in un contesto del genere. In Ucraina è successo lo stesso del Kosovo ma le cose vanno in maniera diversa. Il perché è sotto gli occhi di tutti. Il punto è che a prendere a calci il formicaio si scatenano solo reazioni. Il problema è che la politica Europea consiste nella politica estera americana di Obama, che, vorrei ricordarlo, vede come primo critico Kissinger.

Obama era stato salutato come un salvatore della patria. Un premio nobel per la pace. Si è rotto il giocattolo?
Obama è presidente degli Stati Uniti. Qui di è difficile immaginare che faccia qualcosa di lontano dal suo ruolo. Sicuramente ha capito che le guerre per esportare la democrazia erano un’idiozia. Ma persegue la politica di allargare la Nato in continuazione. Questo è successo in Ucraina. Obama ha voluto portare la Nato, cioè portare missili Nato in casa di Putin. Vorrei vedere cosa sarebbe successo se Putin avesse portato missili russi in Venezuela.

Ma si tratta di errori o scelte?
Serve realpolitik, ma non c’è. Oggi mancano uomini politici con una visione, con uno sguardo che abbia un orizzonte e lungimiranza. Obama è certamente meglio di Bush, ma solo dal punto di vista strettamente legato al tema della guerra per esportare democrazia. Non c’è un ceto politico all’altezza della situazione, e non solo in Occidente.

Quindi l’Europa rimane un corpo inerte?
Abbiamo una Turchia fa la guerra ai curdi invece che ad Isis. È un esempio di come queste democrazie a corrente alternata siano rischiose. Ricordiamoci che Erdogan fa parte della Nato. In tutto questo l’Europa unita non esiste, né da un punto di vista politico che da uno strategico. Infatti mai nessuno ha chiesto alla Turchia di cambiare in cambio del proprio ingresso nell’Ue.

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