Precisazioni

Donatori di sangue "retribuiti"? Le associazioni chiariscono

18 Novembre Nov 2015 1004 18 novembre 2015

Un comunicato diffuso dal ministero della Salute faceva pensare che chi dona sangue o emoderivati in Italia fosse in qualche modo premiato economicamente. Ma la realtà è sempre la stessa: la donazione nel nostro paese resta libera e gratuita. Ecco da dove è nato l'equivoco

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Joern Pollex:Getty Images Donazione Sangue
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Un comunicato diffuso dal ministero della Salute faceva pensare che chi dona sangue o emoderivati in Italia fosse in qualche modo premiato economicamente. Ma la realtà è sempre la stessa: la donazione nel nostro paese resta libera e gratuita. Ecco da dove è nato l'equivoco

La notizia è rimbalzata ieri in seguito a un comunicato del ministero della Salute: saranno retribuiti anche i donatori di sangue non idonei. Un titolo che poteva indurre in errore, facendo pensare che in Italia i donatori di sangue siano in qualche modo retribuiti, il che non corrisponde al vero. “In Italia la donazione di sangue è volontaria, anonima, gratuita e i donatori di sangue non sono remunerati in alcun modo” precisano oggi in un comunicato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno, e i presidenti nazionali delle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue riunite nel CIVIS (Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa Italiana).
Il comunicato stampa del Ministero si riferiva alla firma di un decreto interministeriale che in effetti garantisce la retribuzione e la contribuzione figurativa anche ai donatori a cui il medico del servizio trasfusionale abbia certificato la non idoneità alla donazione, ma si tratta non di uno "stipendio" al donatore bensì della retribuzione della giornata lavorativa a carico del sistema previdenziale. Come previsto dalla Legge 219 del 2005, si tratta di uno strumento creato per non pesare sul datore di lavoro in caso di assenza del lavoratore per la donazione di sangue, oltre che per facilitare la donazione di sangue e emocomponenti da parte del lavoratore dipendente, al fine di garantire l’autosufficienza.
“Quanto firmato ieri dal Ministro Lorenzin - prosegue il dottor Liumbruno - è l’atto finale di un percorso iniziato oltre 10 anni fa che permette anche ai quei cittadini che risultino non idonei alla donazione, in seguito alla selezione effettuata dal medico del Servizio Trasfusionale, il riconoscimento della retribuzione e della contribuzione figurativa limitatamente al tempo necessario all'accertamento dell’idoneità e alle relative procedure, come indicato dall’articolo 8 della Legge 219”. Uno strumento cui, in questi anni, si è fatto un ricorso limitato. In Italia si contano, infatti, oltre 1 milione e settecento mila donatori, l’80 per cento dei quali non utilizza la giornata di permesso retribuito, come dichiarato in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue celebrata il 14 giugno in base ai dati forniti dall’Inps.

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