Julia Kristevat
Terrorismo

Julia Kristeva: Non lasciamo religione e spiritualità in mano ai terroristi

18 Novembre Nov 2015 0930 18 novembre 2015
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La psicoanalista: Per sottrarre l’Islam alla strumentalizzazione del terrorismo anche noi occidentali possiamo far qualcosa, per esempio cambiare l’atteggiamento dell’illuminismo che si è costruito in contrapposizione alla religione e rivalutare il patrimonio spirituale del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’islam

Interessanti le riflessioni di Julia Kriteva, pisoanalista, scrittrice (da Donzelli il suo ultimo libro “Stranieri a noi stessi”), sui fatti di Parigi e il terrorismo jihadista. Qui qualche passaggio delle interviste concesse in questi giorni.

Partiamo dagli attentati di Parigi, messi in atto da giovani nati e cresciuti in Francia. Nel suo lavoro di psicanalista, quale disagio percepisce tra i ragazzi delle banlieues?
Lavoro da decenni con i ragazzi che entrano nel vortice della radicalizzazione e partono per la Siria in cerca di ideali che noi, in Europa, evidentemente non siamo in grado di offrire. Una decina di anni fa avevo tenuto un seminario all’Università Paris-VII, che ora abbiamo organizzato all’ospedale Cochin dove c’è una sezione dedicata agli adolescenti diretta da una mia amica, la professoressa Marie Rose Moro. Lì riceviamo gli adolescenti su indicazione dei loro genitori oppure degli insegnanti che hanno avuto modo di constatare come questi giovani abbiano intrapreso la via della radicalizzazione. Sono animati da un ideale, talvolta religioso, e cadono nell’intossicazione del banditismo integralista. Lo chiamo così perché si diffonde attraverso l’uso di droghe e di armi. In queste casi psicologi e psichiatri non sanno da che parte prenderli. E quindi tengo dei corsi, partecipo a dibattiti per offrire a queste figure professionali una formazione che dia loro gli strumenti per meglio affrontare le problematiche sollevate da questi giovani.

Si tratta sempre di una radicalizzazione religiosa, e in particolare nell’Islam?
Sì, da quello che abbiamo potuto rilevare, nel mio gruppo di lavoro, si tratta sempre di una radicalizzazione che fa riferimento alla religione musulmana. Ma attenzione: non si tratta sempre di giovani nati e cresciuti in un milieu musulmano, si può anche trattare di cattolici, di laici o persino di ebrei che vanno in direzione di una radicalizzazione islamica. La definisco una “malattia di ideali” nel senso che si tratta di giovani che, come tutti gli adolescenti, hanno bisogno di ideali. La loro radicalizzazione rappresenta un fallimento dell’umanesimo.

Quale compito si è data?

Cercare di interpretare, da laica, il fenomeno spirituale, di non lasciarlo in mano ai pazzi che se ne servono per compiere queste atrocità. Per sottrarre l’Islam alla strumentalizzazione del terrorismo anche noi occidentali possiamo far qualcosa, per esempio cambiare l’atteggiamento dell’illuminismo che si è costruito in contrapposizione alla religione e rivalutare il patrimonio spirituale del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’islam, prenderlo sul serio e preparare i nostri giovani a far fronte alla propaganda jihadista. Se neghiamo il “bisogno di credere”, la voglia di spiritualità dei ragazzi li lasciamo in preda ai manipolatori di internet o delle moschee radicali. I giovani hanno bisogno di ideali, e quando sono fragili, senza lavoro e discriminati i loro ideali crollano, il desiderio di amore è inghiottito dal bisogno di vendetta, quello che Freud chiama la pulsione di morte. Dobbiamo rivalutare il patrimonio religioso, insegnarlo nelle scuole, non per inculcare la religione, ma per interrogarla. Non dobbiamo lascarla ai predicatori di morte.

Julia Kristeva, nata a Sliven, in Bulgaria, nel 1941, esponente di punta della corrente strutturalista francese, ha concentrato i suoi interessi sulla psicanalisi, la semiologia, gli studi sulla religione e sull’arte nella storia dell’Occidente, la riflessione sul femminile. Vive e lavora in Francia dal 1964 e pubblica principalmente in francese. Partecipò alla redazione della rivista Tel Quele. HA collaborato con Michel Foucault, Roland Barthes, Jacques Derrida e Philippe Sollers. Si sposò con quest'ultimo. Nel 1979 diventa psicoanalista dopo aver seguito dei seminari di Jacques Lacan.

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