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Povertà, Istat: «In calo le persone con “grave deprivazione”»

23 Novembre Nov 2015 1831 23 novembre 2015
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L'ultimo rapporto "Reddito e condizioni di vita" testimonia che, pur migliorando leggermente le condizioni di grave deprivazione, l'Italia resta un Paese a forte rischio povertà: un italiano su 4 a rischio povertà o esclusione, il 14% ha arretrati per mutuo, affitto e bollette

Per il secondo anno consecutivo – dato migliore dal 2011 – diminuiscono i residenti in Italia con “grave deprivazione materiale“. La stima del rapporto IstatReddito e condizioni di vitapassa dal 12,3% del 2013 all’11,6% del 2014 sul totale della popolazione residente. Il dato relativo all’anno scorso, dimostra che sono in calo gli italiani che non possono permettersi, ad esempio, un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni (dal 13,9% al 12,6%), una settimana di vacanza fuori dalla propria casa (dal 51,0% al 49,5%) o fronteggiare una spesa imprevista di almeno 800 euro.

Nel 2014 oltre una persona su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020. E rappresentano il 28,3% della popolazione, un dato quasi identico rispetto al 2013 (28,4%). L’indicatore, spiega l’Istituto di statistica, corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà (calcolato sui redditi 2013), grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro (calcolata sul numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante il 2013). Nel dettaglio, segnala l’Istat, il 19,4% è a rischio povertà, l’11,6% vive in famiglie gravemente deprivate e il 12,1% in famiglie a bassa intensità lavorativa. La diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate viene compensata dall’aumento della quota di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dall’11,3% al 12,1%); la stima del rischio di povertà è invece invariata.

Nel Sud Italia migliora il dato sul rischio di povertà o esclusione sociale, passando dal 48% del 2013 al 46,4% dell’anno scorso, soprattutto tra i single e le coppie (soprattutto se anziani) e tra le coppie con un solo figlio, anche minore. Resta comunque molto consistente la distanza con il Nord, dove la quota cala al 17,3% e dal Centro 22,8%. Anche i dati sul reddito medio degli italiani confermano il divario esistente tra il Mezzogiorno e il resto della Penisola. I cittadini delle regioni meridionali hanno un reddito medio inferiore del 17% rispetto alla media nazionale, attestandosi a 20.188 euro l’anno.

La Cisl e il reddito di inclusione sociale
«I dati Istat sul livello di povertà nel nostro paese devono servire a riportare Governo e Parlamento alla realtà». Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava, commentando i dati Istat di oggi sulla povertà. «Il problema della povertà è talmente drammatico e strutturale sul piano sociale che necessita di concretezza, coraggio e capacità di definire le priorità», sottolinea Bernava. «L’Istat ha confermato che l’impoverimento è un fattore purtroppo in crescita nel nostro paese che travolge diversi settori della società e soprattutto le giovani generazioni. Per la Cisl è dunque bene che il Governo impegni tutti i soggetti sociali ed istituzionali a definire un patto per la crescita e l’inclusione sociale che sono per la Cisl le priorità intorno cui devono ruotare le strategie per rilanciare il Paese. Sul contrasto alla povertà serve uno strumento ed una politica di interventi non solo assistenziale. In tal senso, quanto contenuto nella Legge di stabilità ed approvato al Senato, è solo un segnale incoraggiante. Noi insisteremo perché alla Camera si vada verso una misura strutturale di un vero reddito di inclusione sociale (Reis). Ma sarebbe un errore limitarsi ad individuare solo le risorse, peraltro al momento insufficienti- conclude Bernava- perché qualunque strumento di contrasto alla povertà deve essere accompagnato da servizi alle persone ed alle famiglie per favorire l’inclusione sociale».