BERTRAND GUAY:AFP:Getty Images
Dopo Parigi

Ricominciamo dalle scuole per costruire ponti

23 Novembre Nov 2015 1201 23 novembre 2015
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Sabato a Gattatico - il paese dei fratelli Cervi - si tiene il primo seminario nazionale delle scuole costruttori di ponti. Un messaggio forte di democrazia e voglia di rispondere con la cultura e l'educazione alla violenza del terrorismo

«Siamo tentati di costruire muri, invece servono ponti», così Vinicio Ongini, dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del MIUR sintetizza la certezza che sta dietro il “Primo seminario nazionale Costruttori di ponti” che si terrà sabato 28 novembre a Gattatico (RE). “Primo” perché «c’è l’idea che diventi un appuntamento fisso per convocare i tanti costruttori di ponti, a cominciare dalle scuole», continua Ongini. «I costruttori di ponti sono portatori di “utopie concrete” di cui abbiamo assolutamente bisogno. Costruire ponti implica l’arte di combinare materiali diversi e questa non è forse la stessa competenza degli insegnanti?».

Ecco allora Mari D’Agostino, direttore della Scuola di lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo che racconterà dei mille minori stranieri non accompagnati (msna) accolti in corsi di lingua italiana pensati, in un primo tempo, per studenti Erasmus o visiting professor, «ripensando completamente l’offerta formativa di questa struttura universitaria e costruendo attorno ai msna un progetto articolato che prevede non solo corsi di lingua ma anche immersione nella città, teatro e tutoraggio, sport e impegno civico». Pan Shili, matematico e dirigente scolastico in Cina fino agli inizi degli anni ’90, ora direttore della Scuola di cinese di Firenze, racconterà dei programmi di collaborazione e scambio fra scuole italiane e cinesi attivi fin dal 1999 tra le scuole di Firenze e quelle della zona di provenienza principale delle famiglie degli alunni, la provincia sud-orientale Zhejiang. «Da Wenzhou e delle città e aree circostanti (Rui'An, Wenchen, Yuhu, Gaolou, Fengling, Qintian, ecc.) proviene circa l’80% dei cittadini cinesi residenti in Italia», racconterà al seminario, «già nel 1999 9 scuole toscane e altrettante scuole cinesi hanno sottoscritto un’intesa che prevede l’invio annuale in Italia 10-12 insegnanti cinesi delle scuole dell’obbligo, per apprendere le basi dell’italiano. Ci sono poi circa 500 allievi che frequentano annualmente i corsi di cinese, il cui curriculum scolastico viene riconosciuto anche in Cina». Oggi gli scambi coinvolgono 18 Scuole pubbliche italiane, di vario ordine e grado e varie Scuole di cinese d’Italia. Ci sono anche scambi fra alunni, con 8-12 alunni italiani che insieme ai loro insegnanti per due settimane frequentano le lezioni della scuola cinese e vivono a casa dei “compagni di classe” cinesi. Gli alunni delle scuole cinesi che ospitano i coetanei italiani vengono poi in Italia per un periodo di analoga durata e con analogo programma presso i coetanei italiani. A febbraio 2016 una troupe di circa 60 giovanissimi artisti provenienti dalla scuola media Wenlan di Hangzhou si esibiranno sia a Firenze, a San Donnino e a Catania.

Perché tutto questo a Gattico? Che c’entra tutto ciò con il sacrificio e la memoria dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti per rappresaglia all'alba del 28 dicembre 1943? «L’Istituto Alcide Cervi custodisce la memoria delle radici della democrazia italiana, quello dei sette fratelli Cervi fu un sacrificio all’origine della nostra convivenza», spiega Albertina Soliani, presidente dell’Istituto, che ha fortemente voluto il seminario. «Da tempo ci interrogavamo su come potessimo far incontrare i nostri valori ai ragazzi figli di famiglie immigrate, perché crediamo che l’intercultura non sia solo un dialogo ma la condivisione di valori, vedere le cose che uniscono al di là di quelle che ci dividono e quindi prima di tutto il nostro essere tutti umani. È la sola possibilità che abbiamo dinanzi alla tentazione di rispondere alla violenza con la violenza: noi rispondiamo con la cultura, con la democrazia, con la voglia di costruire ponti».

BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images

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