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Family House, la clinica che previene l'abbandono

1 Dicembre Dic 2015 1230 01 dicembre 2015

Per la prima volta in Europa AiBi riunisce in un solo edificio tutti i servizi che possano prevenire l'abbandono, supportando sia le famiglie d'origine sia quelle affidatarie. Nella struttura in provincia di Milano anche una "culla per la vita"

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Per la prima volta in Europa AiBi riunisce in un solo edificio tutti i servizi che possano prevenire l'abbandono, supportando sia le famiglie d'origine sia quelle affidatarie. Nella struttura in provincia di Milano anche una "culla per la vita"

Ha aperto in silenzio a luglio 2015, con la prima mamma arrivata di notte insieme al suo cucciolo, direttamente dalla maternità dall’ospedale, quando il profumo della vernice sulle pareti era ancora pungente. Oggi la Family House che Aibi ha inaugurato presso la Fondazione Cariplo - molte mamme devono essere protette dai loro compagni o dalla loro famiglia allargata, per cui la sede della struttura deve rimanere segreta - è già quasi piena, con sette mamme accolte nelle due comunità mamma-bambino, una mamma nell’appartamento di semi-autonomia e un’altra in quello di alta autonomia. Accanto a queste strutture ci sono anche una foresteria, un Consultorio Familiare e Centro Servizi per le Famiglie, un Centro di Formazione per Famiglie e Operatori.

«La Family House offre servizi a 360° a sostegno della famiglia e dell’accoglienza di minori e mamme in difficoltà. È un progetto unico in Europa proprio perché racchiude in un solo edificio tutte le risposte per accompagnare, insieme ai servizi sociali, le mamme in difficoltà, prevenendo così l’abbandono dei bambini», spiega Valentina Bresciani, responsabile delle strutture di accoglienza di AiBi. Questa completezza dell’intervento - dalla pronta accoglienza all’autonomia, dalla culla per la vita al Centro di Formazione per Famiglie e Operatori, aperto anche alle famiglie del territorio milanese per consulenze pedagogiche - è ciò che fa della Family House una sorta di “clinica per la cura dell’abbandono”: «È un’espressione per dire la concentrazione di servizi. Chi entra qui trova una risposta a ogni bisogno».

L’idea della Family House nasce per far fronte a due necessità: prevenire l’abbandono, attraverso il supporto alla genitorialità, e dare sostegno alla famiglia accogliente, l’unica risposta adeguata al bisogno del minore. L’occasione si presenta quando nel 2013, grazie a un lascito testamentario di 700mila euro di una vedova siciliana, AiBi riesce ad acquistare una palazzina nella provincia milanese. La ristrutturazione è impegnativa e avviene attraverso il contributo di Fondazione Cariplo e di tante aziende, «più che sponsor», dice AiBi. Questa mattina erano tutte riunite in Fondazione Cariplo, per la presentazione del progetto e l'inaugurazione "virtuale" della casa, il cui indirizzo ovviamente è da tutelare. Ogni azienda ha sostenuto un pezzo del progetto, in sintonia con il proprio marchio. Chicco sostiene le attività formative per le famiglie fragili; Linklaters ha pagato la culla per la vita; Hotpoint ha donato le lavatrici per gli appartementi; L'Oréal ha realizzato la comunità mamma bambino del secondo piano; Ikea ha arredato tutti gli appartamenti; Terna ha finalizzato il proprio contributo all'efficienza energetica della palazzina. Tutti insieme hanno realizzato un sogno da 2,1 milioni di euro.

L’abbandono è una realtà anche in Italia, benché se ne parli poco. Ogni anno 3mila neonati vengono abbandonati alla nascita e solo 400 vengono salvati

Valentina Bresciani

«L’abbandono è una realtà anche in Italia, benché se ne parli poco. Ogni anno però 3mila neonati vengono abbandonati alla nascita, è una stima che abbiamo fatto incrociando dati e ricerche, di cui solo 400 vengono abbandonati nella sicurezza degli ospedali», continua Bresciani. «Per questo abbiamo voluto che nella struttura ci fosse una culla per la vita, la prima di AiBi, per dire con forza che anche nell’abbandono ci può essere una scelta di vita». Il sostegno alla genitorialità fragile è il secondo pilastro: «Quest’anno, fino ad oggi, abbiamo avuto 35 proposte di inserimenti in comunità mamme/bambino, che non abbiamo potuto accogliere perché le nostre strutture erano già piene. È un bisogno crescente, che sta cambiando: qualche anno fa erano soprattutto donne straniere sole, oggi abbiamo molte mamme italiane vittime di violenza domestica, donne con disturbi psichiatrici, che fanno abuso di sostanze, ragazze vittime della tratta».

Fra gli spazi presenti nella struttura c’è anche l’innovativo Spazio Neutro Beniamino, per l’incontro tra i genitori e i bambini allontanati momentaneamente e che si trovano in affido familiare o in case famiglia: «La progettazione degli spazi lo rende unico in Italia, bambini e genitori hanno ingressi separati, gli operatori hanno la possibilità di osservare l’incontro dietro uno specchio unidirezionale, nello spazio ci sono una cucina e un bagno, per permettere il normale svolgimento di una giornata in famiglia e osservare i comportamenti dei genitori in contesti assolutamente quotidiani. C’è anche la possibilità di registrare l’incontro, per rivederlo insieme alle mamme: le ragazze spesso hanno difficoltà a rendersi conto dei rimandi che gli operatori danno loro, proprio perché non vedono come si rapportano con il proprio figlio», sottolinea Bresciani. Per sostenere le strutture di accoglienza di Ai.Bi., tra cui anche la Family House, dal 6 al 21 dicembre sarà attiva la campagna "Fame di Mamma", con sms solidale al numero 45505.

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