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Rapporto Bes: più ottimisti e più solidali ma troppe diseguaglianze

2 Dicembre Dic 2015 1923 02 dicembre 2015
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L’Istat ha presentato oggi la terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015)”. Luci e ombre sullo stato di benessere degli italiani. Aumenta la fiducia negli altri, cala la partecipazione politica. Diminuiscono i servizi sociali

L’Istat ha presentato oggi la terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015)”. Il Rapporto non è solo un prodotto editoriale ma una linea di ricerca, un processo che assume come punto di partenza la multidimensionalità del benessere e, attraverso l’analisi di un ampio numero di indicatori (12), descrive l’insieme degli aspetti che concorrono alla qualità della vita dei cittadini (nella foto Giorgio Alleva, presidente di Istat)

SALUTE

Vita media in aumento, stabile quella in buonasalute. L’Italia ha un livello di speranza di vita tra i più elevati in Europa–al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 –e la longevità continua ad aumentare. La mortalità infantile scende ancora–siamo a 30 decessi ogni 10mila nati vivi –come pure la mortalità per incidenti da mezzi di trasporto dei giovani –0,8 vittime ogni 10mila residenti – e quella per tumori maligni tra gli adulti (8,9 decessi per 10mila residenti).

Migliorano, rispetto al 2005, anche le condizioni di salute fisica, e prosegue la riduzione di fumatori e di consumatori di alcol a rischio. Fra le criticità, non migliora la qualità della sopravvivenza e peggiora il benessere psicologico. Si conferma il trend crescente della mortalità per demenze e delle malattie del sistema nervoso tra gli anziani(27,3 decessi per 10mila abitanti), soprattutto tra i grandi anziani. Il carico assistenziale che queste patologie comportano sulle famiglie e sui servizi socio-sanitari si riflette negativamente sulla qualità della vita, non solo dei malati ma anche dei loro familiari.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

Si riduce il divario con l’Europasulla formazione, cresce la partecipazione culturale. L’Italia presenta un forte ritardo su istruzione e formazione rispetto alla media dei paesi europei, ma nell’ultimo anno l’incremento di diplomati e laureati, insieme con quello delle persone che hanno svolto formazione continua e alla significativa riduzione del tasso di abbandono precoce degli studi, hanno ridotto il divario che ci separa dal resto dell’Europa. Piccolo segnale positivo è anche la quota di Neet che, dopo anni di crescita, si mantiene stabile rispetto all’anno precedente(26%).

Tuttavia, sebbene il costante miglioramento dal 2004, i tassi d’incremento sono sempre molto contenuti e più bassi di quelli europei. Inoltre, in controtendenza, il tasso di immatricolazione dei diplomati nel 2014/2015 è in diminuzione, dal 49,7% al 49,2%, e sarà necessario verificare che ciò non corrisponda all’inizio di un preoccupante progressivo allontanamento dall’università.

La partecipazione culturale, che aveva conosciuto un trend negativo durante tutto il periodo di crisi, è in miglioramento nel 2014, soprattutto per la crescita di visitatori a musei, mostre e siti archeologici. Diminuisce, invece, la lettura dei quotidiani.

BENESSERE ECONOMICO

In miglioramento la condizione economica delle famiglie, ma nel Mezzogiorno forti disuguaglianze. Nel 2014 e ancor più nei primi mesi del 2015 la situazione economica registra una serie di segnali positivi che dalle regioni del Nord si diffondono al resto del Paese, riflettendosi sulla condizione delle famiglie, a partire da quelle più agiate fino a quelle condizionate da maggiori vincoli di bilancio. Aumentano il reddito disponibile (dello 0,7% nel 2013 e dello 0,1% nel 2014) e il potere d’acquisto; cresce la spesa per consumi finali, anche se in misura più limitata in conseguenza del lieve aumento della propensione al risparmio. Sempre meno famiglie mettono in atto strategie per il contenimento della spesa mentre è più elevata la quota di quelle che tornano a percepire come adeguate le proprie risorse economiche. Il rischio di povertà e soprattutto la povertà assoluta hanno smesso di aumentare (dal 4,4% del 2011 sale al 7,3% nel 2013, per riscendere al 6,8%nel 2014); mentre la grave deprivazione diminuisce per il secondo anno consecutivo, attestandosi sui livelli del 2011 (11,6% le persone in famiglie con grave deprivazione).

In leggero miglioramento anche gli indicatori di natura soggettiva: la percentuale di persone in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà torna a scendere (17,9%) dopo aver raggiunto il valore massimo del decennio proprio nel 2013 (18,8%).

RELAZIONI SOCIALI

Aumenta la fiducia negli altri, cala la partecipazione politica. In Italia le reti sociali hanno sempre svolto un ruolo fondamentale per la qualità della vita della popolazione e dei segmenti più svantaggiati e vulnerabili. Nel 2014, l’andamento degli indicatori sulla partecipazione sociale rafforza i segnali positivi che si erano già registrati, seppur debolmente nell’anno precedente.

Ciò mostra l’avvio di un recupero della coesione sociale, fiaccata dai difficili anni della crisi, e fa intravedere un clima di fiducia positivo riguardo la capacità e l’opportunità di attivarsi pur in una fase di congiuntura sfavorevole. Benché ancora bassa, aumenta la fiducia negli altri (dal 20,9% del 2013 al 23,2% del 2014) insieme alla percezione di poter contare sulla propria rete relazionale (dall’80,8% all’81,7%). Inoltre si dà più spesso sostegno economico ad associazioni (dal 12,9% al 14,5%) e più di frequente si fa volontariato (dal 9,4% al 10,1%).

L’indicatore sulla partecipazione sociale si stabilizza nel 2014 al 23,1%, dopo 3 anni di decrescita costante. Non altrettanto si può dire per la partecipazione politica (parlare, informarsi, partecipare on line) che, al contrario, dopo la crescita registrata nel precedente biennio, mostra un calo significativo soprattutto nel Centro-Nord e tra i più giovani.

BENESSERE SOGGETTIVO

Cresce l’ottimismo verso il futuro, soddisfazione per la vita ancora stabile. Nonostante il Paese non si sia ancora affrancato dalla crisi, nel 2014 cresce l’ottimismo verso il futuro(dal 24% di persone di 14 anni e più che ritengono che la loro situazione migliorerà nei prossimi 5 anni nel 2013 al 27% nel 2014). I giovani, che si confermano il segmento più ottimista, presentano il maggiore incremento positivo nonostante siano stati tra i soggetti sociali più colpiti dalla crisi. Inoltre le differenze territoriali si riducono per effetto della quota di pessimisti che diminuisce di più nei contesti territoriali in cui era più rilevante: nel Mezzogiorno passa da 23,9% nel 2013 a 19,3% nel 2014.

Ulteriori segnali positivi si possono leggere anche nell’aumento della soddisfazione per il tempo libero (da 63% nel 2013 a 64,6% nel 2014) e per la situazione economica, che torna a crescere dopo anni, anche se rimane sotto i livelli pre-crisi (da40,1% nel 2013 a 43,4% nel 2014).

PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE

Progressi insufficienti nella tutela dei beni comuni. Per questa dimensione si profila innanzitutto un cambiamento di scenario, cui hanno concorso la crisi economica degli ultimi anni e una certa rivitalizzazione del settore agricolo.

Il crollo del settore delle costruzioni ha infatti ridimensionato la pressione dell’edilizia sul territorio, mentre l’ultimo Censimento registra, per la prima volta dal 1970, una battuta d’arresto nella perdita di superficie agricola utilizzata (Sau).

Allo stesso tempo sono emerse altre minacce, legate proprio all’evoluzione dell’agricoltura – dall’accelerazione delle dinamiche di abbandono delle colture nelle aree interne all’espansione delle monocolture industrializzate –che sollecitano una nuova politica forestale e misure specifiche per la tutela dei paesaggi rurali.

Perdurano forti disuguaglianze regionali nella tutela dei beni comuni, e in particolare del territorio; un altro effetto della crisi è la sopravvivenza dell’abusivismo edilizio, in proporzioni senza riscontro nelle altre economie avanzate. Nel 2014, ogni 100 costruzioni autorizzate, ne sono state realizzate 17,6 abusive in tutta Italia, e più di 40 nel Mezzogiorno. La spesa dei comuni per la gestione del patrimonio culturale è di10,1 euro pro-capite a livello nazionale nel 2013, nel Mezzogiorno scende a 4,3.

AMBIENTE

Passi in avanti ma ancora critica la gestione di risorse naturali e qualità dell’ambiente. Aumenta la disponibilità di aree verdi urbane a disposizione dei cittadini: nei comuni capoluogo coprono il 2,7% del territorio nel 2013 (+0,7% sull’anno precedente), si tratta in media di 32,2 metri quadrati per abitante. Si riduce l’inquinamento dell’aria in diverse città, infatti nel 2014 passanoda 44 a 35 i comuni capoluogo dove il valore limite per la protezione della salute umana previsto per il PM viene superato per più di 35 giorni.

Cresce l’energia prodotta da fonti rinnovabili, che raggiunge il 37,3% del totale nel 2014 dal 33,7% dell’anno precedente, e anche le famiglie sono sempre più sensibili al tema dell’efficienza energetica: 22 su 100 hanno investito denaro negli ultimi cinque anni per acquistare nuovi impianti e apparecchi per razionalizzare il consumo. Si contraggono le emissioni di gas serra (sotto le 8 tonnellate di gas CO2), anche come conseguenza della crisi economica.

È ancora evidente però, la necessità di interventi sostanziali sul territorio per la tutela e la gestione dell’ambiente. Nel settore dei rifiuti urbani si riduce la quota dello smaltimento in discarica ma è comunque più di un terzo del totale (31,5% nel 2014), a conferma delritardo rispetto agli altri paesi europei.

QUALITÀ DEI SERVIZI

Graduale miglioramento dell’erogazione di acqua, elettricità, gas e rifiuti, ancora criticità per servizi sociali, mobilità e carceri. Meno lusinghiere le valutazioni sui servizi sociali e socio-sanitari, sia quelli destinati alla popolazione anziana (dal 2004 al 2012 gli anziani assistiti passano da 3 a 4 ogni 100) sia quelli offerti alle famiglie con bambini. Nell’ultimo anno considerato, dopo un periodo di lieve ma costante aumento, l’assistenza domiciliare integrata e l’offerta di posti letto di natura residenziale sono rimaste stabili (6,2 i posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari ogni mille abitanti nel 2012; 6,5 nel 2011). Segnano il passo anche i servizi per laconciliazione famiglia-lavoro, diminuisce l’offerta di asili nido, micronidi e servizi integrativi per la prima infanzia,in primo luogo per la contrazione delle risorse a disposizione dei Comuni (dal 13,9% del 2011/2012al 13% del 2012/2013).

Anche la mobilità delle persone sul territorio resta un punto dolente: i tempi per gli spostamenti e le difficoltà di accesso ai servizi essenziali lamentati dai cittadini non sembrano diminuire (in media 81 minuti nel Centro, 74 minuti nel Mezzogiorno). I disagi più forti si registrano soprattutto nelle grandi aree metropolitane, nonostante una dotazione infrastrutturale mediamente più elevata.

Anche il sovraffollamento delle carceri resta una questione irrisolta:la diminuzione del numero di detenuti e l’aumento dei posti letto ha alleviato il problema in misura significativa ma non ancora risolutiva:da 131,1 detenuti ogni 100 posti di capienza regolamentare alla fine del 2013, a 108 detenuti al 31dicembre 2014.

Qui il Rapporto Bes 2015 Integrale

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