Olga, Yana, Veronika © Eliseo Bertolasi(1)
Ucraina

Gli “angeli” di Debaltsevo

4 Dicembre Dic 2015 1302 04 dicembre 2015
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Yana, Olga, Veronika, di Donetsk, hanno deciso di lasciarsi alle spalle l’individualismo e i propri interessi personali per dedicarsi all’aiuto di coloro che in questo momento, a causa della guerra, stanno soffrendo e hanno perso tutto. Persone bisognose, per le quali ricevere, o non ricevere aiuti umanitari significa continuare a vivere, o morire di stenti.

Donetsk - Sulle martoriate terre del Donbass, sta arrivando l’inverno. Le rigide condizioni climatiche non fanno che aggravare le già stentate condizioni di vita in cui versa la popolazione civile, soprattutto nei sobborghi periferici interessati dai precedenti combattimenti, e tra quei villaggi, sulla linea del fronte, che una tregua “vera”, non l’hanno mai vista.

A Donetsk non passa giorno senza in lontananza sentire il cupo fragore delle esplosioni. Fonti governative locali mi hanno riferito che solo a Donetsk, a causa dei bombardamenti, mediamente muoiono 4-5 persone al giorno.

Tuttavia, la vita c’insegna che proprio in mezzo a questi scenari di sofferenza e devastazione, a volte fioriscono gesti di grande valore, di grande umanità, da parte di persone solo apparentemente comuni, ma in realtà di grande nobiltà d’animo.

Ecco che in questo desolante scenario ho avuto l’onore e la fortuna d’incontrare tre ragazze a dir poco “eccezionali”: Yana, Olga, Veronika. Di Donetsk, di famiglia benestante, hanno deciso di lasciarsi alle spalle l’individualismo e i propri interessi personali per dedicarsi all’aiuto di coloro che in questo momento, a causa della guerra, stanno soffrendo e hanno perso tutto. Persone bisognose, per le quali ricevere, o non ricevere aiuti umanitari significa continuare a vivere, o morire di stenti.

Yana, Olga, Veronika, non appartengono a nessuna organizzazione umanitaria, semplicemente, autogestendosi, con i propri mezzi, utilizzando le proprie risorse economiche, con l’aiuto di una vasta cerchia di amici e sostenitori, hanno iniziato questa encomiabile attività.

Raccolgono e distribuiscono, non solo generi alimentari: pane, uova, salumi, scatolette, latte per i bambini.. ma anche prodotti per l’igiene personale, e certamente medicinali.

In alcuni villaggi manca tutto! immaginiamo le difficoltà per gli anziani, i bambini, gli ammalati cronici che soffrono d’ipertensione, diabete... malattie dove la mancanza del farmaco previsto può causare la morte.

Nel loro piccolo deposito a Donetsk le tre ragazze preparano tanti sacchetti, poi, una volta giunti in loco, persona per persona consegnano a tutti ciò che serve. Quindi non solo un intenso lavoro di raccolta e di organizzazione dei carichi, ma anche di preparazione e di dettagliata suddivisione manuale degli stessi.

Quando il carico è pronto, ogni 4-5 giorni, contattano le amministrazioni cittadine locali, per l’accesso alle liste anagrafiche, poi con le proprie auto, si recano sul posto per la consegna.

Viaggiano spesso in condizioni difficili, su strade dissestate, sconquassate dai bombardamenti, a volte in prossimità del fronte, in questa stagione anche in condizioni meteorologiche avverse. Sono consapevoli di rischiare la vita, ma si va avanti! questa è la loro forza, il loro coraggio, la loro bellezza!

Con loro, mi sono recato nella città di Debaltsevo, nella regione di Donetsk, teatro, l’inverno scorso, della tristemente famosa omonima “sacca”. Nella “sacca” di Debaltsevo si è combattuto aspramente, l’obiettivo della battaglia, da parte delle forze della Repubblica Popolare di Donetsk era quello d’integrare nei propri confini questo territorio strategico situato a cavallo tra la regione di Laugansk e la regione di Donetsk.

Non e difficile immaginare cos’è rimasto della città dopo settimane di duri scontri: infrastrutture distrutte, case bombardate o danneggiate.. ovunque distruzione. Ma la città non è disabitata, nonostante gli stenti i sui abitanti vanno avanti, la vita continua.

Arrivati a Debaltsevo, ci siamo recati al Centro di servizi sociali dell’amministrazione cittadina, dove immediatamente si è formata una coda di donne e anziani, ognuno a prendere il proprio sacchetto di aiuti vitali.

  • Bambini A Debaltsevo © Eliseo Bertolasi
  • Bambini A Debaltsevo 3 © Eliseo Bertolasi
  • Bambini A Debaltsevo 2 © Eliseo Bertolasi
  • Bambini A Debaltsevo 1 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 10 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 9 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 8 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 6 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 4 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 3 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo 2 © Eliseo Bertolasi
  • Aiuti Umanitari A Debaltsevo © Eliseo Bertolasi

È stato un momento, commovente, toccante; la gente non sapeva come ringraziare: chi piangeva dalla commozione, chi benediceva le tre ragazze, chi semplicemente sorrideva per la felicità..

In questa occasione, con il carico, oltre ai viveri, sono stati consegnati indumenti pesanti, visto le temperature che iniziano calare sotto lo zero.

Enorme è stata la mia sorpresa quando mentre toglievo gli abiti dagli imballaggi, mi sono accorto che i vestiti venivano dall’Italia: camice, pantaloni, maglioni, tanti indumenti di tutte le taglie anche per i bambini, oltre a scarpe, stivaletti, scarpine per i più piccoli... Mi sono commosso, ero diventato, in quel preciso momento, l’ultimo anello di una catena di solidarietà che partiva dall’Italia. Yana mi ha poi spiegato che da mesi è in contatto, tramite la sua rete di amicizie, con la signora Oxana Velesova di Verona, originaria di queste terre, promotrice di tante iniziative a sostegno del Donbass. Proprio da Verona partiva quel carico. Quindi un grazie a Oxana e un grazie ai veronesi dal cuore generoso.

Finite le distribuzioni presso il centro sociale, con le auto, nel mezzo di una bufera di neve, ci siamo mossi verso le zone più difficilmente raggiungibili, verso coloro che erano impossibilitati a muoversi, bussando casa per casa per consegnare i pacchi. Latte e indumenti caldi a mamme che con i figli piccoli vivono ora negli scantinati delle loro abitazioni distrutte, bambini dall’infanzia spezzata incapaci di un sorriso spensierato e con lo sguardo sempre velato dall’infelicità. Indumenti, viveri e medicinali a infermi, invalidi, ammalati che non si possono alzare dal letto, gente che vive in condizioni di vita durissime in ciò che è rimasto in piedi della propria abitazione.

Ho visto tanta povertà, ma non ho visto dimora senza il conforto di un Crocifisso o di un’icona della Santa Vergine Maria appesa alla parete. Lo scrivo con una nota di polemica considerando quanto in Italia, invece, questi sacri simboli religiosi vengano, spesso rifiutati e allontanati.

Questa è la giornata tipo di Yana, Veronika e Olga: “gli angeli” di Debaltsevo. La loro bontà è pari alla loro bellezza. Un esempio per tanta gioventù smarrita nel nulla valoriale, persa nella più totale banalità e nell’individualismo assoluto.

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