Buttafuoco
Dopo Parigi

Terrore Spa: il nichilismo come "stile di vita". Intervista a Pietrangelo Buttafuoco

4 Dicembre Dic 2015 1238 04 dicembre 2015
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Dopo le primavere arabe, si preannuncia un lungo inverno. Per tutti. C'è chi parla di una guerra civile islamica, ma il campo di battaglia è il cuore dell'Europa. Un'Europa segnata da uno stile di vita il cui nome esitiamo a pronunciare: "nichilismo". Possiamo definire altrimenti che nichilisti i giovani europei di seconda e terza generazione, imbevuti di rap e videogames, che abbracciano un'ideologia di morte che nulla ha a che vedere con l'Islam, ma ne rappresenta la più sfrontata e brutale bestemmia?

Ha 15 anni ed è il fratellino di Abdelhammid Abaaoud, uno degli attentatori di Parigi. Cresciuto in Belgio, a Molenbeek, dal 2014 è in Siria. "Il più giovane jihadista del mondo", l'ha definito senza ritegno la stampa. E senza ritegno, le milizie nere stanno capitalizzando la sua immagine e i "post" su facebook in cui dichiara "vendetta" per l'uccisione del fratello da parte della polizia francese.
Che cosa sta succedendo a questi ragazzi cresciuti nel cuore dell'Europa? Sono "personalità forgiate nel fanatismo modernista", commenta Pietrangelo Buttafuoco. Ma una cultura e una "civiltà" intrise di nichilismo possono coltivare altro che il proprio suicidio?

Abbiamo incontrato Buttafuoco, intellettuale, anticonformista, musulmano col nome di Giafar al-Siqilli, in onore dell'emiro di Sicilia. Buttafuoco è rinomata firma del “Foglio”, ma scrive anche per “la Repubblica” ed è autore de Le Uova del Drago (Mondadori, 2005), L’Ultima del Diavolo (Mondadori, 2008), Il lupo e la luna (Bompiani, 2011). Su questo tema, ha pubblicato da Bompiani un pamphlet, Il feroce saracino.

Possiamo a suo avviso parlare di una guerra civile islamica?

Lo dice la realtà dei fatti. C'è una guerra in corso e questa guerra è anche il tentativo di egemonizzare la comunità sunnista, di dimostrarsi forti attraverso azioni spaventose e eclatanti. In un certo senso,sembra che il territorio occidentale venga utilizzato a scopo di dimostrazione di questa volontà di distruzione e di morte. È un modo di parlare all'intera comunità, dimostrando un rapporto di forze inaudito e spaventevole che colpisce persone e oggetti...

Questa guerra civile ha una ricaduta sul nostro immaginario ma anche sulla rappresentazione "noi-loro". Quando vengono distrutti monumenti, si pensa sempre siano "nostri" monumenti...

È una situazione spaventevole. Lo spavento cresce, sale, anche se difettiamo di informazioni. Spesso, infatti, ci dimentichiamo o non sappiamo o fingiamo di non sapere che la distruzione dei monumenti archeologici e delle vestigia colpisce anche il patrimonio della memoria islamica, fin dentro Mecca, dove i fanatici hanno distrutto la casa del primo califfo dell’islam e anche la dimora di Khadigia, la prima moglie del Profeta, per lasciare il posto a dei bagni pubblici.

La tensione fra sunniti e sciiti, l'Iran contro tutti... Sono altre chiavi di lettura, ma non bastano. O forse, semplicemente, non reggono...

All'interno della stessa comunità sunnita c'è un forte conflitto. Ricordiamoci che parliamo di 1miliardo e 700milioni di musulmani, la maggior parte dei quali non sono certamente complici dell'Isis. Quindi, come vede, la situazione è complessa e a renderla complessa c'è la nostra mancanza di fonti, non solo sull'immediato, ma anche sulla lunga durata. Conosciamo poco e quel poco che conosciamo, spesso, lo conosciamo male.

Anche "dentro", ci conosciamo poco e male, oramai. E non è solo questione di intelligence. Gli atti terroristici che hanno sconvolto Parigi e l'Europa vengono da giovani di seconda o terza generazione, formati nelle "nostre" scuole, permeati dalla "nostra" cultura...

Da quel poco che veniamo a sapere, ci accorgiamo in effetti di una costante: "loro" non hanno niente a che fare con l'Islam tradizionale. La maggior parte sono vicende o storie di seconda generazione, di personalità forgiate nel fanatismo modernista che nulla ha a che vedere con l'Islam tradizionale.

"Attaccano il nostro stile di vita". Un'altra chiave distorta per leggere questa violenza emergente tra i giovani europei?

Se guardiamo bene i fatti e le informazioni di cui disponiamo possiamo capire con molta facilità che

lo stile di vita dei terroristi assomiglia tantissimo a quello che, in linea teorica, dovrebbero attaccare. Guardando dentro lo stile di vita di questi giovani terroristi scopriamo che sono ex rapper, si stordiscono con musica di consumo, si consumano ai videogame

Anche quando vanno in Siria? I numeri - e le storie - dell'ingresso in questa nuova légion étrangère sono spaventosi...

Anche quando vanno in Siria scopriamo che accompagnano il loro cieco fanatismo con una dimensione che non corrisponde ai canoni dell'Islam tradizionale, tanto è vero che gli stupri a cui partecipano, le droghe, una condotta morale oscena li colloca in una sorta di orgia di morte permanente. Ecco, direi che vivono una sorta di orgia di morte continua.

E in quest'orgia, vivono uno stato d'eccezione: sospendono le norme stesse dell'Islam...

Proprio così, tanto è vero che

sono bestemmiatori ab origine. Nel somministrare la morte si sostituiscono al Giorno del Giudizio e nel suicidio completano l'abominio di una vita completamente nichilista.

Altro che "stile di vita nostro". Il loro è nichilismo puro.

Sempre ammesso che questo nichilismo non sia la matrice pienamente disvelata di uno stile di vita in cui siamo immersi ma sul quale non ci interroghiamo nemmeno più. Forzando un po' la mano, potremmo dire che quando l'uomo elude il messaggio dell'angelo, il diavolo si fa carico delle risposte...

Il loro non è nemmeno il passo dell'ultimo uomo. Il loro è Satana, né più né meno.

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