Rifugiati

Negli "hotspots" gravi violazioni dei diritti

11 Dicembre Dic 2015 1722 11 dicembre 2015

La denuncia arriva da Oxfam, Asgi e A Buon Diritto che chiedono al Governo chiarimenti sulle procedure di trattenimento, identificazione e registrazione delle domande d’asilo dei migranti appena sbarcati, adottate nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Pozzallo in provincia di Ragusa

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Oxfam Migranti Sicilia
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La denuncia arriva da Oxfam, Asgi e A Buon Diritto che chiedono al Governo chiarimenti sulle procedure di trattenimento, identificazione e registrazione delle domande d’asilo dei migranti appena sbarcati, adottate nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Pozzallo in provincia di Ragusa

Irregolarità negli “hotspots”, la denuncia arriva da Oxfam, Asgi (associazione Studi giuridici sull’Immigrazione) e A Buon Diritto. Si tratta della privazione della libertà personale dei migranti sbarcati, cui viene impedito di uscire dal Centro di Accoglienza senza nessun intervento da parte di un giudice, come imporrebbe la legge. Interviste sommarie per distinguere tra richiedenti protezione internazionale e migranti economici, effettuate dalle forze di polizia a persone ancora sotto shock a causa del lungo viaggio e dei pericoli affrontati. Nessuna informazione circa la possibilità di richiedere protezione internazionale, diritto previsto dalla normativa per chi arriva sulle nostre coste spesso sfuggendo a situazioni di conflitti e violenza. Sono le irregolarità denunciate.

La denuncia è contenuta nell’interrogazione parlamentare depositata giovedì 10 dicemrbe dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato, con la collaborazione di Oxfam Italia, Asgi e A Buon Diritto. In particolare si chiede conto al Governo di quanto sta avvenendo all’interno del Cpsa (Centro di Prima Accoglienza per Immigrati) di Pozzallo (Ragusa), recentemente identificato come uno dei nuovi “hotspots” voluti dall’Unione Europea per rafforzare le procedure di identificazione dei migranti in arrivo. Diverse associazioni che lavorano sul territorio, nonché un recente report di Medici Senza Frontiere (Msf), hanno denunciato come ai migranti non siano fornite le informazioni necessarie per poter avanzare richiesta di protezione internazionale e sia impedito di uscire dalla struttura.

«Molte delle associazioni che lavorano in Sicilia come partner di Oxfam hanno denunciato che i migranti vengono di fatto detenuti in strutture dove, in assenza di ordinanza di un giudice, non potrebbero essere trattenuti per più di 48 ore», sostiene Elisa Bacciotti, direttrice del dipartimento Campagne di Oxfam Italia. «Nessuna informazione viene fornita rispetto alla possibilità di chiedere protezione internazionale nel nostro paese, come invece esplicitamente previsto dalla normativa europea.Il diritto di asilo in questo modo viene completamente calpestato».

«La nuova procedura hotspots, che prevede il rafforzamento delle operazioni di identificazione e registrazione dei migranti tramite l’affiancamento di funzionari dell’Unione Europea accanto alle nostre forze di polizia, di fatto lede il diritto di chiedere protezione internazionale, non è prevista dalle norme comunitarie ed è certamente contraria a quelle nazionali», afferma Lorenzo Trucco, presidente dell’Asgi, «e ormai sono centinaia i casi di cosiddetti “respingimenti differiti”: persone sbarcate sulle coste siciliane, spesso ancora traumatizzate dal viaggio e da quanto vissuto in Libia, sottoposte a sommarie interviste di cui non comprendono la finalità e infine oggetto di un decreto di espulsione senza che la loro situazione individuale venga minimante presa in considerazione». L’avvocato Trucco ricorda: «Abbiamo già inviato una lettera al ministero dell’Interno avanzando le nostre richieste per la tutela dei migranti arrivati sulle nostre coste. Dopo il report di Msf, questa interrogazione ci sembra un atto dovuto».

Nelal foto in apertura un momento del lavoro di Oxfam in Sicilia

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