Testimonianze

Educatori e ragazzi di strada nell'alba di Kinshasa

14 Dicembre Dic 2015 1700 14 dicembre 2015

Matteo Manara, dell'organizzazione non governativa Cesvi, racconta dal vivo il lavoro quotidiano di chi cerca di intercettare i minori della capitale della Repubblica democratica del Congo e portare loro sostegno e umanità. In città l'ong ha aperto da poco Una casa del sorriso in cui bambine e bambini trovano aiuto per reinserirsi in famiglia e nella società

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Foto Cristina Francesconi 1
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Matteo Manara, dell'organizzazione non governativa Cesvi, racconta dal vivo il lavoro quotidiano di chi cerca di intercettare i minori della capitale della Repubblica democratica del Congo e portare loro sostegno e umanità. In città l'ong ha aperto da poco Una casa del sorriso in cui bambine e bambini trovano aiuto per reinserirsi in famiglia e nella società

L’orologio segna solo le 6 del mattino, ma c’è già molta luce a Kinshasa. Io, Alessandro e Giovanni siamo pronti per recarci ai punti di ascolto dove, fin dall’alba, gli educatori del Cesvi intercettano bambini e ragazzi di strada, al risveglio dopo una notte passata all’aperto. La città scorre al di là dei finestrini della nostra auto, fino a quando non arriviamo al primo luogo di ritrovo: un’area sporca e sabbiosa ai margini della strada, un piccolo cimitero di auto e camioncini abbandonati che di giorno e di notte è “casa” di decine di bambini e giovani che hanno perso ogni tipo di contatto con le loro famiglie di origine. Berthold, l’infermiere, è già lì che ci aspetta. Qualcuno dei ragazzi inizia a parlare, a dire il suo nome, a spiegare perché si trova in strada. Qualcuno invece dorme ancora, avvolto in un mucchio di coperte. I più piccoli avranno 5, 6, 7 anni e sono solo alcuni dei 40.000 bambini e bambine che, senza l’aiuto di organizzazioni come il Cesvi, non avrebbero alcuna speranza di futuro a Kinshasa.

Dopo aver parlato con diversi di loro, ci spostiamo in un secondo punto di ascolto per continuare il lavoro di identificazione, che serve per valutare, caso per caso, le migliori modalità di aiuto. È uno spazio immenso, vicino allo stadio, dove troviamo tanti ragazzi bisognosi di cure immediate, ma anche di raccontarsi un po’. Mentre Berthold si occupa delle medicazioni, Odette, un’educatrice del team, è paziente e materna nell’ascoltarli e nel convincere tre ragazzini a venire con noi al centro residenziale del Cesvi. È qui che ci aspettano anche Roberto, l’altro nostro compagno di viaggio, e i tanti ragazzi che abbiamo imparato a conoscere: Ilenda, Katombe, Kina, Kisolunga, Longanga, Samuel… Le loro storie sono molto simili, fatte di sofferenza e rifiuto, violenze e maltrattamenti. Alcuni sono arrivati in strada a causa della povertà, con l’illusione di poterci trovare di che vivere, ma i più sono stati cacciati dopo la morte di uno dei genitori o per accuse di stregoneria legate a superstizioni e credenze locali. Ora hanno tre pasti al giorno, acqua pulita, un letto dove dormire e opportunità di studio e formazione, senza dimenticare i momenti ricreativi e di gioco in uno spazio finalmente protetto e sicuro. Grazie al supporto degli educatori, stanno inoltre imparando ad essere responsabili della propria vita e di quella degli altri.

Il lieto fine, quando è possibile individuare uno o più parenti di questi bambini, è la riunificazione familiare e il reinserimento nella società. Un sogno che si è già avverato per tanti ragazzi e, soprattutto, sta diventando realtà per Katombe, un ragazzo di 15 anni che sembra più grande e maturo degli anni che ha. Convinto da uno sconosciuto ad allontanarsi da casa con l’illusione di fare fortuna nella capitale, ha vissuto diversi anni in balìa dei suoi rapitori, costretto a derubare altre persone e a subire percosse e maltrattamenti, fino al giorno della sua fuga e all’incontro con gli educatori del Cesvi. Da allora la sua vita è ricominciata: è andato a scuola per la prima volta e ha seguito un corso per diventare meccanico. E vorrei vederlo, mentre riabbraccia la sua mamma, una volta sceso dal volo che finalmente lo riporterà a casa.

A Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, l'ong Cesvi ha aperto da poco una Casa del sorriso per i bambini che vivono in strada. Il fenomeno è molto diffuso nella città di Kinshasa, e le cause di questo problema sono molteplici: povertà, disgregazione familiare, morte dei genitori (spesso anche a causa dell'HIV), abbandono o accuse di stregoneria (spesso una tragedia famigliare come la morte dei genitori, una malattia o la perdita del posto di lavoro è attribuita ai più piccoli che sono accusati di essere stregoni con la complicità di sedicenti pastori o predicatori) . I bambini di strada sono giovani tra i 5 e i 17 anni che passano la maggior parte del loro tempo per le strade del quartiere di Kasa-Vubu a Kinshasa. Spesso per le causa di cui sopra hanno perduto o interrotto i contatti con le loro famiglie d'origine e vivono sulle strade nella più profonda marginalità e senza alcun accesso ai servizi di base.

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