Sos Villlaggi Centrafica
Sos Villaggi dei Bambini

Assaltato il Villaggio Sos di Bossangoa

17 Dicembre Dic 2015 1654 17 dicembre 2015
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Nella Repubblica Centrafricana i ribelli musulmani hanno dato vita allo stato di Logone. Domenica 13 dicembre l'assalto al Villaggio Sos. «Nessuno è stato ferito. I bambini e i ragazzi stanno bene», racconta il coordinatore Fernand Kaine che assicura: «Noi non ci fermeremo»

Nella Repubblica Centrafricana i ribelli musulmani danno vita a una repubblica indipendente: Logone. Era lo scenario che tutti gli analisti e le principali autorità politiche e religiose scongiuravano: la separazione della Repubblica Centrafricana in due realtà territoriali, una a maggioranza islamica e l'altra cristiana e animista. Noureddine, leader dei ribelli, ha dichiarato lo stato autonomo, nella sua roccaforte a nord est del Paese, dopo aver respinto le elezioni presidenziali, volte a porre fine ad anni di conflitto. Dalle Nazioni Unite è arrivata la condanna per le violenze e l’azione separatista di Noureddine.

In questo scenario spari, scontri e violenza hanno colpito per la prima volta Sos Villaggi dei Bambini. Queste le dichiarazioni di Fernand Kaine, coordinatore del programma di emergenza del Villaggio Sos di Bossangoa: «Domenica 13 dicembre, alle nove di sera, 100 individui armati di fucili e machete hanno preso d'assalto la sede del nostro Villaggio Sos. Nessuno è stato ferito, ma gli uffici sono stati danneggiati e completamente saccheggiati. Due nostre guardie di sicurezza sono state minacciate con le pistole. Un contingente delle Nazioni Unite è intervenuto mettendo in fuga gli aggressori. I bambini e i ragazzi stanno bene».

In questi giorni Kaine sta lavorando con le autorità locali per elaborare un piano di sicurezza per i bambini e i collaboratori e per coordinare le attività di Sos Villaggi dei Bambini nella Repubblica Centrafricana. «Stiamo lavorando a Bangui, Bouar e a Bossangoa, con Unicef e Save the Children per sostenere il nostro Paese che sta vivendo, dal 2013, una delle più grandi crisi umanitarie del continente. Abbiamo un programma di emergenza da portare avanti che ha come beneficiari 15mila persone (bambini, ragazzi, donne e famiglie vulnerabili). I bisogni umanitari cui dobbiamo rispondere sono la protezione dei bambini e delle famiglie vulnerabili, la riunificazione dei bambini soli e non accompagnati con le famiglie d’origine, il garantire l’accesso all'assistenza sanitaria di base alle comunità delle aree remote, la nutrizione dei bambini, delle donne in gravidanza e delle persone infette da Hiv/Aids, l’accesso a un'istruzione di qualità e attività pedagogiche per i bambini sotto i 17 anni, la distribuzione pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà e la ricostruzione delle case distrutte. Noi non ci fermeremo», conclude Kaine.

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