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Crack Etruria

Sapelli: «Processano Boschi per le colpe di Banca d’Italia»

18 Dicembre Dic 2015 1135 18 dicembre 2015
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L’economista in difesa del ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, alle prese in questi minuti con un voto di sfiducia nei suoi confronti. «Chi conosce gli organi di vigilanza bancaria come me non si stupisce, sono uffici senza competenze»

«Una campagna politica contro la mia famiglia e il governo». Così poco fa Maria Elena Boschi si è difesa in aula dalla mozione di sfiducia, presentata dal Movimento 5 Stelle, per il ruolo del padre nel caso di Banca Etruria. La tesi delle opposizone è che ci sia un conflitto di interessi visto che la ministra per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento ha in quella banca diversi parenti, implicati nello scandalo.

Giulio Sapelli

«La vicenda Boschi non c’entra nulla con la vicenda delle Banche Popolari», chiarisce subito l’economista Giulio Sapelli, raggiunto al telefono da Vita.it. «Ogni storia di quelle banche è una storia diversa e non ha nulla a che vedere neanche con l’ignobile abolizione del credito popolare da parte del Governo, unico in Europa a pensare provvedimenti del genere». Per Sapelli il processo lo si sta facendo alla persona sbagliata. «La responsabilità di questa questione ricade interamente su Banca D’Italia. In tutti questi anni», continua l’economista, «nonostante proteste e avvisi non è mai intervenuta. E quando lo ha fatto non ha mai trovato nulla».

Il professore però non si stupisce: «Chi conosce gli uffici di controllo di Banca d’Italia come me non può certo stupirsi che le cose siano andate così. E il motivo è semplice: sono uffici senza competenze».

Sapelli poi risponde anche a chi, molti, in questi giorni ha parlato di punta dell’iceberg, in riferimento ad un sistema bancario che nasconderebbe molte altre situazioni limite simili a quelli di Banca Etruria. «Non credo. Perché, per fortuna, ciò che la vigilanza bancaria non fa spesso la fa la buona condotta degli amministratori».

Quello che è certo è che la sfiducia al ministro Boschi non serve a nulla: «invece di perdere tempo potrebbero concentrarsi sul risolvere il vero problema che genera questi mostri. Il fatto cioè che da una parte abbiamo un sistema di regole condivise per evitare che succedano casi come questo ma dall’altra abbiamo introdotto i salari variabile per i dipendenti bancari basati sulle performance. È evidentemente una contraddizione che vanifica gli sforzi per rendere il sistema sicuro».

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