Credito

Tra salvataggi e risparmi traditi, le banche puntano sugli eredi dei super-ricchi

21 Dicembre Dic 2015 1228 21 dicembre 2015

Le svizzere Ubs e Credit Suisse, l'americana Morgan Stanley e la francese Bnp Paribas, le banche predilette dai paperoni mondiali, organizzano sempre più corsi riservati esclusivamente a quelli che il mondo della finanza chiama i nextgen, cioè la prossima generazione di ricchi eredi

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Le svizzere Ubs e Credit Suisse, l'americana Morgan Stanley e la francese Bnp Paribas, le banche predilette dai paperoni mondiali, organizzano sempre più corsi riservati esclusivamente a quelli che il mondo della finanza chiama i nextgen, cioè la prossima generazione di ricchi eredi

Ad una settimana dallo scoppio del caso salva banche che ha messo in crisi l’intero sistema bancario italiano, arriva un’altra brutta notizia per la realizzazione del progetto di Unione Bancaria. Il piano pensato dall'Ue dopo la crisi finanziaria per ridurre il costo sociale delle crisi bancarie rischia di saltare. La Germania si è opposta alla creazione di un Fondo Unico di tutela dei depositi che prevede di mettere in comune, progressivamente, i fondi nazionali entro il 2024. Il timore tedesco è che la mutualizzazione del costo dei rischi delle crisi e dei salvataggi tra gli intermediari europei finisca per pesare sui sistemi bancari più solidi. In altre parole, i tedeschi non vogliono pagare le tasse per salvare le banche degli altri paesi.

Una doccia fredda per l’Italia impegnata a trovare una soluzione per rassicurare i risparmiatori che hanno perso i loro soldi investiti in subordinate, obbligazioni il cui rimborso, nel caso di problemi finanziari delle banche che le hanno emesse, avviene successivamente a quello dei creditori ordinari. Oltre centomila persone si sono infatti ritrovate con titoli il cui valore è stato azzerato. Sono i clienti di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, le banche coinvolte nella nuova procedura di salvataggio degli istituti di credito, bail-in, senza usare soldi pubblici.

Nel marasma generale poi, però, notiamo un fenomeno che non dovrebbe essere ignorato. In seguito alla crisi finanziaria del 2008 e al conseguente impoverimento del ceto medio, le banche private e le società di gestione patrimoniale hanno intensificato i programmi di educazione finanziaria per insegnare ai figli dei loro clienti super ricchi, persone con disponibilità di almeno una trentina di milioni, come gestire al meglio i grossi patrimoni finanziari che un giorno riceveranno in eredità.

Le svizzere Ubs e Credit Suisse, l'americana Morgan Stanley e la francese Bnp Paribas, le banche predilette dai paperoni mondiali, organizzano corsi riservati esclusivamente a quelli che il mondo della finanza chiama i nextgen, cioè la prossima generazione di ricchi eredi.

In tempi difficili per gli istituti creditizi, messi sotto pressione da diversi fronti, gli obiettivi strategici si stanno spostando sulla fascia più ricca della clientela individuale e familiare. La preoccupazione dei banchieri è quindi evitare il rischio che gli eredi possano dissipare le ricchezze dei genitori. Secondo uno studio americano pubblicato sul Financial Times, il 70% delle famiglie benestanti perde la propria ricchezza dalla seconda generazione e solo il 9% dei componenti della terza generazione riesce a conservare il patrimonio di famiglia. Da un altro studio condotto nel 2014 dalla banca privata di J.P. Morgan, è invece emerso che il 75% degli eredi non si sente pronto ad assumere le redini degli imperi di famiglia. Non resta quindi, come ad esempio ha fatto la banca svizzera Ubs, che intervenire prim che sia troppo tardi con specifici programmi di educazione finanziaria destinata ai futuri eredi di età compresa tra i sei e i dodici anni.

Così durante l’estate, mentre i giovani della classe media di tutto il mondo si godono le vacanze, i figli dei super-ricchi tornano tra i banchi di scuola per imparare a familiarizzare con concetti di natura economica utili a tutelare il patrimonio di famiglia e far crescere gli affari. E perché no diventare anche degli investitori socialmente responsabili. Dal 2011, l’organizzazione non profit, Nexus, aiuta la futura generazione di ricchi benefattori a realizzare i propri obiettivi filantropici.

Il problema è che quella attuale sta diventando una società di oligarchi. Negli ultimi tre decenni, le risorse finanziarie globali si sono concentrate nelle mani di pochi. Le differenze di reddito tra i più ricchi e “tutti gli altri” sono più che triplicate e i bilanci degli stati si sono ridotti. Così organizzazioni come Nexus rischiano di diventare strumenti nelle mani dei super-ricchi e degli eredi per accrescere il loro peso politico e finanziario nel mondo.

Il rallentamento del progetto dell’Unione Bancaria restituisce quindi credibilità a quegli economisti che da sempre hanno criticato aspramente il quantitative easing. Il programma di acquisto di titoli di stato e privati da parte della Banca Centrale non solo ha fatto lievitare le borse e di conseguenza il valore degli asset finanziari dei miliardari, ma rischia anche di trasformarsi in uno strumento per risolvere le crisi bancarie.

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