Schermata 2016 01 07 Alle 15
Anteprima Magazine

Ecco a voi il welfare tecnologico

7 Gennaio Gen 2016 1552 07 gennaio 2016
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Il primo numero di Vita del 2016 presenta 12 realtà molto innovative, destinate a cambiare la vita di tutti. Tra le 12 c’è l’Istituto italiano di tecnologia, dove si progettano anche robot destinati al la riabilitazione

Benvenuti all’IIT, acronimo che dovremmo imparare a conoscere, perché sempre più, nei prossimi anni, rappresenterà una ricerca capace di incidere sulla vita delle persone. Sta infatti per Istituto Italiano di tecnologia, una storia di eccellenza si parla poco, forse perché a volere fortemente un centro che realizzasse ricerca di alto livello e trasferimento tecnologico, concentrando le risorse, 100 milioni all'anno, anziché innaffiare a pioggia i dipartimenti universitari, furono, Letizia Moratti e Giulio Tremonti, che lo istituirono per legge, sotto forma di fondazione di diritto privato. Era il 2003. Un orrore per l'accademia italiana che, a lungo, gridò allo scippo di risorse e che, per anni, ha lanciato strali sull’istituto di Genova.

Polemiche rinfocolate dal repentino amore di Matteo Renzi, per questo centro di ricerca, tanto da assegnargli una parte importante, per adesso forse l’unica, nel progetto del dopo Expo a Milano.

Il direttore di Iit, il fisico sperimentale Roberto Cingolani, ha infatti convinto il presidente del consiglio con un piano per realizzare nell’ex-area dell’Esposizione universale lo “Human Technopole”, ossia un polo tecnologico per l’innovazione destinata alla persona.

Roberto Cingolani

Si è parlato di tecnologie per il Welfare e, per fare fronte all’invecchiamento della popolazione, dell’utilizzo dei Big Data per la medicina di precisione necessaria a sconfiggere le malattie neurodegenerative e il cancro, di innovazione da mettere al servizio di nutrizione e agronomia. Non solo si svilupperanno materiali sostenibili, si farà il nanotech al servizio dell’ambiente, e nasceranno tecnologie verdi per la gestione dei rifiuti e il ciclo dell’acqua. E ci saranno scienziati che lavoreranno per proteggere dagli effetti del tempo il patrimonio artistico dell’Italia.

Tutte attività che a Genova, l’Iit ha già in pancia e che nel palazzone sulla verde collina, a un quarto d’ora dalla stazione di Piazza Principe, sono già iniziate.

Percorrerne i lunghi corridoi – era nato come sede dell’Agenzia dell’entrate della Liguria – significa immergersi in un spazio multiculturale: il 29% delle 1.440 persone che lavora qui e nelle altre 10 sedi sparse in Italia, viene dall'Estero, una diversità che cogli nei dialoghi alle macchinette del caffè, alla mensa, oltre che nei laboratori. E a rendere il clima internazionale concorre anche quel 16% di italiani rientrati da atenei e centri di ricerca fuori dai confini.

È stato all’estero ad esempio Jody Saglia, ingegnere torinese, 33enne, formatosi al Politecnico della sua città e che lavora a Genova dopo un phd al King’s College di Londra. All’Iit l’hanno messo a guidare un team di otto persone mentre, in qualsiasi ateneo, oggi sarebbe a barcamenarsi fra le esercitazioni per gli studenti e dover seguire qualche tesista, per gratitudine al docente che gli avesse procurato una borsa post-doc. Invece è stato lui l’anno scorso, a mostrare al presidente del consiglio in visita Arbot, che sta per Ankle rehabilitation robot: non un umanoide, ma un insieme di pistoni idraulici che, rispondendo a un computer, imprimono a un movimento a un piede: oscillazioni, sollecitazioni, assistenza o resistenza.

L’anca ha subito un trauma, i movimenti servono a ribilitarla: il mix delle mosse è gestito da un software, che "legge" la risposta del corpo, come solitamente fa un fisioterapista. Solo che il fisioterapista è un pc: “Una riabilitazione che potrà essere fatta da remoto, magari a casa, e il fisioterapista controllerà a distanza”, spiega Saglia.

Siamo alla telemedicina avanzata, che unisce qualità a sostenibilità economica. L’Inail ci ha visto il futuro: riabilitazione di altissimo livello, comfort per il paziente, abbattimento dei costi, ed è corsa a firmare un accordo con l’Itt e Arbot è in sperimentazione clinica in un centro specializzato a Volterra (Pisa).

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