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Crowdfunding: crescita record negli ultimi 2 anni

11 Gennaio Gen 2016 1900 11 gennaio 2016
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A 11 anni dal lancio della prima piattaforma italiana, uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore fa un bilancio del crowdfunding italiano, mostrando una crescita record dal 2014 ad oggi ma un tasso di mortalità che rimane inesorabilmente alto

Sembra ieri quando Produzioni dal Basso, apriva le porte del crowdfunding in Italia. Era il 2005, il suo più famoso corrispettivo americano, Kickstarter, ancora non era nato e di sharing economy ancora non parlava nessuno, Produzioni dal Basso era il primo sito web ad offrire l’opportunità di cofinanziamento . Da allora le cose sono cambiate parecchio, a tracciare un bilancio di questi primi 10 anni di “finanziamenti dal basso” in Italia, una ricerca realizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, coordinata dalla professoressa Ivana Pais, tra i principali esperti in materia. Un’indagine, realizzata con il contributo di TIM, a cui hanno risposto 51 piattaforme (il 62% del totale), delle quali 40 sono attive (il 57% delle attive mappate) e 11 sono in fase di lancio (l’85% delle piattaforme in fase di lancio mappate). E se la crescita del crowdfunding in Italia, per i primi 9 anni, è stata più lenta che in altri Paesi, l’accelerazione è arrivata negli ultimi due anni. Se nel maggio 2014 si contavano 41 piattaforme attive, oggi queste sono 69 (al 21 ottobre 2015), un aumento ad oggi del 68%, 13 sono invece quelle in fase di lancio, per un totale di 82 piattaforme di crowdfunding. Quattro i modelli: i sistemi basati su Ricompense (il modello più diffuso pari al 45%), quelli basati sulle donazioni (il 19%), le piattaforme Equity che danno la possibilità di diventare azionisti dell’iniziativa finanziata (19%) e le piattaforme che si fondano sul debito, quindi sottoposte alla maturazione di interessi (4%).

Secondo il rapporto, le piattaforme italiane danno lavoro a 249 persone, con una media di 5,7 lavoratori per piattaforma, il 50% si avvale di personale dipendente, mentre quelle che si avvalgono di collaboratori stabili variano tra il 64% e il 66%. E se il crowdfunding italiano sembra essere “esploso” negli ultimi due anni e la crescita sembra destinata a continuare (per ben 11 è atteso il
lancio nei prossimi mesi), decretando la vivacità del settore, il tasso di mortalità rimane comunque altissimo. Nello 
specifico, fra le start up rilevate a maggio 2014, 4 piattaforme (2 
delle quali attive dal 2013 e 2 allora in fase di lancio) risultano 3 attualmente inattive e mentre l’interesse nei confronti di questo modello è aumentato in modo inequivocabile negli ultimi anni, l’aumento dei progetti apparsi sulle piattaforme e candidati quindi ad un finanziamento (aumentato del 67% dal 2014) , non è però sinonimo di successo. Il tasso di successo è pari mediamente al 30% (nel 2014 era del 37%); nello specifico, il valore più alto si registra tra le piattaforme basate sulle ricompense (49%), seguono quelle basate sul debito (43%), le equity (33%), le piattaforme basate sulle donazioni (12%) e quelle ibride ricompense + donazioni (10%).

Positivi però i dati relativi ai finanziamenti. Il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme intervistate è pari a quasi 56,8 milioni di euro, con un aumento dell’85% rispetto ai 30,6 milioni di euro rilevati a maggio 2014.

Tra le criticità rilevate dagli addetti ai lavori, l’ eccesso di vincoli e regolamentazioni e, per il modello basato sull’equity, la presenza di norme troppo rigide. «Attendiamo l'aggiornamento del regolamento sull’equity crowdfundig. Ci aspettiamo un innalzamento delle operazioni sotto soglia MiFid. » Hanno dichiarato alcuni degli professionisti del settore intervistati. «Confidiamo nella diffusione anche in Italia di tale nuovo strumento complementare ai finanziamenti bancari».

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