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Migranti

Colonia, la differenza fra quello che è successo e quello che ci hanno raccontato

12 Gennaio Gen 2016 1442 12 gennaio 2016
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La gestione da parte delle istituzioni delle denunce dei casi di violenza sessuale e il racconto che ne è derivato sui media testimoniano un’impreparazione preoccupante nel comprendere e contrastare certi fenomeni. A partire dai numeri. Che vanno dati e interpretati nella loro interezza e complessità

Sono 19 i sospetti sui quali la polizia tedesca indaga per le violenze scoppiate la notte di Capodanno nella città di Colonia, 14 dei quali di nazionalità marocchina ed algerina. Secondo quanto dichiarato da Ralf Jaeger, ministro per gli affari interni della Westfalia, 10 dei fermati sono richiedenti asilo, mentre 9 sono presumibilmente clandestini. Intanto in Germania monta una caccia allo straniero senza precedenti. Anche ieri, proprio nei pressi della stazione di Colonia, non lontano dal luogo nel quale si sono consumati gli assalti di fine anno, 6 pachistani sono stati picchiati da una ventina di uomini mentre un siriano, richiedente asilo, è finito in ospedale con entrambe le braccia fratturate, dopo essere stato attaccato da un gruppo di cinque giovani.

È anche questo il risultato delle grandi incongruenze che, a quasi due settimane dai fatti, circondano ancora quanto accaduto. Il tentativo iniziale delle autorità locali di sottodimensionare il caso si è rivelato profondamente controproducente. I cinque giorni di ritardo con i quali la notizia è arrivata sui media, proprio a causa delle resistenze istituzionali a fornire dettagli sull’accaduto, hanno concentrato l’attenzione pubblica sulle origini etniche degli aggressori, mentre è ormai evidente dall’analisi dei rapporti di polizia redatti già durante la notte di Capodanno, come la gravità della situazione fosse molto chiara sin dalle prime segnalazioni.

Come spesso accade, la mancanza di informazioni certe ha alimentato la tensione e dato sfogo a voci fuori controllo. Si è parlato di oltre 1000 uomini di origine araba ed africana, etichettandoli come “rifugiati”ed omettendo che, secondo quanto accertato dai rapporti di polizia, la maggioranza degli assalitori risieda in Germania già da diversi anni, regolarmente o clandestinamente. In poche parole, si è trasformato un bruttissimo fatto di cronaca in un’occasione per criticare la politica di accoglienza portata avanti dal governo di Angela Merkel. Ci si è così dimenticati di concentrarsi sui fatti e si è fomentato un assurdo attacco di massa contro i rifugiati in Germania. Non si tratta di giustificare gli episodi di violenza, ma dell’esatto contrario.

Mettere a fuoco gli avvenimenti della notte di Capodanno a Colonia significa infatti sbarazzarsi dei pregiudizi xenofobi, che poco hanno a che fare con quanto successo. Le violenze sono state perpetrate da persone, prima che da rifugiati, da uomini di origine araba o di nazionalità marocchina. Capire questo, significa riuscire a parlare in maniera serena di tutto il resto, e cioè di come non sia accettabile che centinaia di donne subiscano aggressioni come quella del Capodanno di Colonia, in pieno centro ed in una giornata di festa, ma anche di come non sia parimenti condivisibile che una parte consistente della società civile si scagli in maniera generalizzata contro milioni di persone arrivate in Europa in fuga dalla guerra. In questo senso, sono fortunatamente molte le iniziative che in tutta la Germania stanno contribuendo a riportare un po’ di equilibrio rispetto alla percezione dei rifugiati da parte dei cittadini tedeschi. A Berlino, ad esempio, già da alcuni giorni un gruppo di profughi distribuisce rose alle donne fuori dalla stazione centrale, scusandosi per quanto accaduto e chiarendo che non è quello mostrato a Colonia, il vero volto dei rifugiati arrivati in Germania.

Vi sono due elementi che possono forse aiutare a centrale meglio la situazione, comprendendo quanto siano stati strumentalizzati i fatti di Capodanno. Secondo i dati forniti dalla polizia della Westfalia, sono oltre 11.000 i casi accertati di furto e violenza registrati nei dintorni della stazione centrale nel corso degli ultimi 3 anni: quanto accaduto la notte di Capodanno non è dunque un episodio isolato e non può essere banalmente ascritto a rifugiati arrivati in gran parte nel corso degli ultimi 5 mesi, ma si colloca piuttosto in un contesto di insicurezza ben più ampio. Nella sola ultima edizione dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera la polizia locale ha registrato oltre 40 denunce per molestie sessuali, nessuna delle quali a carico di “uomini di origine araba o africana”.

Vi è insomma la necessità prioritaria di rianalizzare i fatti di Colonia spogliandosi di ogni pregiudizio e considerandone la componente etnica (che senza dubbio ha un peso specifico da tenere in grande considerazione) senza mischiarla con le opinioni personali in merito alle politiche di accoglienza. Bisogna poi riflettere con attenzione su quanto è stato fatto dalle istituzioni tedesche ed europee in termini di integrazione, andando oltre il pezzo di carta dell'asilo politico. Quanto accaduto a Colonia, in fondo, pone un problema reale, del quale però si è poco discusso: l’Europa ha accolto quasi un milione di rifugiati nel 2015, ma deve adesso fronteggiare la sfida più importante, quella dell’integrazione di queste persone nel tessuto sociale del continente. Infine, un’ultima riflessione.

Crediamo davvero che la molestia sessuale sia un problema importato dal Medio Oriente e dal Nord Africa, qualcosa di cui l'Europa può liberarsi mandando via i rifugiati? Davvero stiamo asserendo che l'Europa non dispone di una cultura maschilista molto profonda? Le risposte a queste domande possono forse permetterci di valutare i fatti di Colonia in maniera più ampia e civile. In maniera più umana.

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