Credito

Un pamphlet a difesa di Banche popolari e Credito cooperativo

12 Gennaio Gen 2016 1435 12 gennaio 2016

Marco Vitale partendo dall'analisi del D.l. 3/2015 (convertito in legge il 24 marzo 2015, Legge n. 33) sulle banche popolari, prova a smontare il castello di bugie che ha ispirato il provvedimento. E avverte, ora sotto attacco sono le banche di Credito cooperativo. Ma il Terzo settore se ne sta silente. Scaricate il pamphlet

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Credito Cooperativo
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Marco Vitale partendo dall'analisi del D.l. 3/2015 (convertito in legge il 24 marzo 2015, Legge n. 33) sulle banche popolari, prova a smontare il castello di bugie che ha ispirato il provvedimento. E avverte, ora sotto attacco sono le banche di Credito cooperativo. Ma il Terzo settore se ne sta silente. Scaricate il pamphlet

Il D.l. 3/2015 (convertito in legge il 24 marzo 2015, Legge n. 33) sulle banche popolari, è stato un provvedimento frettoloso, superficialmente ed, in parte, erroneamente motivato, privo di un dibattito pubblico, o anche solo parlamentare, adeguato alla grandissima importanza della materia su cui incide, solleva serie inquietudini e preoccupazioni sia sotto il profilo della legittimità costituzionale che della funzionalità economica e creditizia, che dei suoi riflessi generali sulla concezione generale dell’ordinamento economico.

I due aspetti sono peraltro inscindibili. La corretta valutazione della legittimità costituzionale richiede, infatti, un approfondimento degli aspetti economici e creditizi. Questi, a loro volta, necessitano di un quadro di riferimento istituzionale e giuridico. Ci muoviamo ancora nell’ambito di un diritto fondamentalmente privatistico e liberistico e della libertà d’impresa, come è quello della Costituzione italiana, o stiamo traghettando verso una filosofia d’intervento palesemente dirigistica e di stampo pubblicistico, verso un sistema che è stato, giustamente, definito di “bonapartismo economico” (Corrado Sforza Fogliani)? Sempre di più il rischio dell’autoreferenzialità, se non autoritarismo, dell’istituto vigilante, che si muove, tra l’altro, ormai come semplice esecutore di direttive tecnocratiche che provengono non, come si dice, dall’Europa, ma da centrali finanziarie internazionali e tecnocratiche, la cui cultura domina i nostri centri governativi in modo inquietante

E’ stato detto che il d.l. 3/2015 si limita ai imporre la trasformazione in Spa delle maggiori banche popolari e, quindi, è un provvedimento limitato a queste e che non tocca le banche popolari come genere. Si tratta di una delle tante falsità con le quali si sono avvelenati i pozzi in questa inquietante vicenda. Il provvedimento in questione, ponendo il limite di otto miliardi di euro di attivo, oltre il quale una banca popolare deve trasformarsi in una SpA, e demolendo un pilastro del sistema come il voto capitario, necessariamente incide sulla natura e sull’operatività di tutte le banche popolari e del credito cooperativo in generale, ponendo un tetto al loro sviluppo.

E’ stato anche detto che le banche popolari sono un’anomalia del sistema bancario italiano. Si tratta di una falsità così grossolana che ci si meraviglia che provenga da fonti che dovrebbero essere autorevoli. Essa può essere un’anomalia, anzi un fastidio solo per chi si identifica nella cultura piratesca delle grandi banche d’affari internazionali, che sono solo interessate alla contendibilità dei soggetti bancari. La verità è che è proprio questo limite, artificioso e privo di ogni fondamento tecnico che rappresenta un’anomalia mondiale. In tutto il mondo, in forme diverse, il credito cooperativo, dalla Germania alla Thailandia, dalla Francia a numerosi paesi dell’Africa, è diffuso e spesso fiorente. In nessun altro paese dell’Unione Europea e del mondo i governi hanno mai pensato di proibire la forma cooperativa a banche sopra gli otto miliardi di euro di attivo. Gli esempi di banche cooperative sopra quella soglia sono, invero, assai numerosi. In Europa operano banche cooperative, presenti sui mercati internazionali con attività che superano ampiamente non solo gli otto miliardi ma i 1000 miliardi. Basti pensare ai colossi francesi ed olandesi come Credit Agricole e Rabobank. I primi 50 gruppi cooperativi europei presentano tutti un attivo di gran lunga superiore agli otto miliardi di euro con una media di 154 miliardi (fonte Bankscope). E questa anomalia mondiale doveva verificarsi proprio nel Paese la cui Costituzione contiene il più lampante riconoscimento della funzione della cooperazione, come è l’art. 45!

Ora la partita riguarda le banche di Credito cooperativo per cui è prevista una Riforma entro questo mese.

La copertina del Phamplet di Marco Vitale

Scarica e leggi il pamphlet di Marco Vitale qui sotto

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