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Le aziende socialmente responsabili pagano meno tasse

13 Gennaio Gen 2016 1001 13 gennaio 2016
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Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon ha pubblicato un nuovo studio, “Do Socially Responsible Firms Pay More Taxes?” sul numero di gennaio dell’Associazione americana di contabilità che sfata il mito secondo il quale le imprese che adottano comportamenti responsabili pagano più tasse rispetto alle imprese tradizionali

La corporate social responsibility, CSR, è forse il concetto più difficile da analizzare. In linea generale si basa sull’idea che le aziende hanno precisi obblighi nei confronti della società che vanno al di là degli obblighi nei confronti dei proprietari.

Il World Business Council per lo Sviluppo Sostenibile nella sua pubblicazione “Fare un buon affare” di Lord Holme e Richard Watts, utilizza la seguente definizione. “La responsabilità sociale delle imprese è il continuo impegno da parte delle aziende di comportarsi eticamente e contribuire allo sviluppo economico, migliorando la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie, della comunità locale e della società in generale”.

Investire in qualità sociale e ambientale significa comunque avere un ritorno economico. Gli ultimi studi in materia suggeriscono che i consumatori sempre più preoccupati della conservazione dell’ambiente e della salvaguardia del benessere degli individui coinvolti nella produzione e distribuzione, sono disposti a pagare un prezzo maggiore per i brand responsabili nei confronti dell’ambiente e del sociale.

Eppure un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon ha pubblicato un nuovo studio, Do Socially Responsible Firms Pay More Taxes? sul numero di gennaio dell’Associazione americana di contabilità che sfata il mito secondo il quale le imprese che adottano comportamenti responsabili pagano più tasse rispetto alle imprese tradizionali. In altre parole le imprese con un punteggio alto nel campo della corporate social responsibility sono quelle che pagamento meno tasse. I ricercatori hanno esaminato aziende come Pfizer. Il gigante farmaceutico, impegnato in vasti programmi di responsabilità sociale, ha appeno concluso la trattativa per l’acquisizione della società irlandese produttrice del Botox, Allergan. Un accordo vantaggioso perché consentirebbe alla Pfizer di spostare il proprio domicilio fiscale dagli Stati Uniti all’Irlanda, dove la pressione fiscale è più bassa.

Questo perché le imprese adottano comportamenti etici e di responsabilità sociale per lo stesso motivo per cui cercano di non pagare le tasse, vale a dire massimizzare i profitti. È anche possibile, spiegano gli autori, che le aziende considerano la responsabilità sociale d’impresa e le tasse come perfetti sostituti l’uno dell’altro: meno imposte si versano e più soldi restano da destinare a progetti di beneficienza.

Ma nulla è lasciato al caso. Le organizzazioni internazionali come il Global Reporting Initiative (GRI) promuovono l’uso di report di sostenibilità che illustrano gli impatti più rilevanti, positivi o negativi, prodotti dall’impresa sull'ambiente, la società e l'economia. In particolare le linee guida di GRI raccomandano alle imprese di fornire informazioni dettagliate sugli obblighi fiscali, “perché pagare le tasse contribuisce a migliorare il benessere sociale della comunità locale dove l’impresa opera”. E questo porta al cuore della ricerca: le aziende sembrano avere un’idea diversa su quello che significa partecipate al bene comune. Mettendo a confronto i rapporti di sostenibilità delle aziende più impegnate nei progetti di responsabilità sociale, i ricercatori hanno dedotto che aliquote fiscali elevate sono percepite dalle imprese come i maggiori ostacoli agli investimenti in ricerca e sviluppo, e di conseguenza alla creazione di nuovi posti di lavoro. In altre parole, le imprese potrebbero convincersi che pagare più tasse comprometta la capacità dell’impresa di realizzare i propri obiettivi etici.

Finalmente la ricerca arriva anche a conclusioni più originali. In sostanza la CSR si presenta come una medaglia a due facce. Da un lato implica la disponibilità dell’impresa di farsi carico dei problemi che genera con la sua attività, dall’altro è utilizzata ex post per mitigare gli effetti di eventi negativi, come la frode fiscale. Nel 2012 Starbucks ha ammesso che il trasferimento della sua sede nel Regno Unito per pagare meno tasse ha danneggiato la sua reputazione. E quindi per recuperare la propria immagine si è impegnata a versare dieci milioni di sterline all’anno nei due anni successivi.

A questo punto di potrebbe obiettare che i risultati della ricerca si basano su un campione di aziende statunitensi dove la CSR è un chiaro ed evidente modello di filantropia. Le aziende americane lavorano infatti per fare profitti, senza ostacoli, per poi regolare i conti con il fisco. Una volta definiti i profitti, parte di questi vengono utilizzati per azioni di CSR. Tuttavia, gli analisti sembrano indicare che la tendenza delle aziende socialmente responsabili a eludere il fisco sia riscontrabile anche nel modello europeo più concentrato sul ruolo del core business nelle sue funzioni di carattere sociale e ambientale.

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