Adozioni internazionali

Congo, gli enti si schierano con la Cai

18 Gennaio Gen 2016 2354 18 gennaio 2016

I Figli della Luce, Fondazione Raphael, Enzo B e Movimento Shalom hanno sottoscritto un comunicato congiunto a pochi giorni dall'arrivo di 17 bambini dalla RDC e alla vigilia dell'annunciata manifestazione di protesta di alcune famiglie

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Bambini Africa Adozioni FEDERICO SCOPPA:AFP:Getty Images
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I Figli della Luce, Fondazione Raphael, Enzo B e Movimento Shalom hanno sottoscritto un comunicato congiunto a pochi giorni dall'arrivo di 17 bambini dalla RDC e alla vigilia dell'annunciata manifestazione di protesta di alcune famiglie

Gli enti autorizzati I Figli della Luce, Fondazione Raphael, Enzo B e Movimento Shalom, che lavorano in Repubblica Democratica del Congo, hanno rilasciato oggi un comunicato congiunto sui fatti di questi ultimi giorni e per ribadire la loro piena fiducia nella Commissione Adozioni Internazionali e nella sua presidente, Silvia Della Monica. Il comunicato è riportato anche sul sito della CAI, unica - purtroppo - comunicazione ufficiale in merito.

I quattro enti, insieme anche a I Cinque Pani, hanno incontrato la Presidente Silvia Della Monica il giorno 16 gennaio, due giorni dopo l’arrivo dei 10 bambini, per confrontarsi sulla attuale condizione delle procedure adottive in Repubblica Democratica del Congo, in conseguenza di quello che gli enti stessi definiscono un «positivo segnale dato dalle Autorità congolesi». L’arrivo in Italia dei 10 bambini segna infatti «una grande speranza per le altre famiglie in attesa» e segue di pochi giorni l’arrivo di altri 7 bambini adottati in RDC da famiglie italiane. «La RDC quindi, ha dimostrato particolare attenzione verso l’Italia, anche per il numero di minori cui ha consentito di raggiungere i genitori e questo è frutto di un intenso lavoro svolto dalla Commissione Adozioni Internazionali, con il pieno sostegno di noi Enti Autorizzati e la fiducia di tantissime famiglie».

Se questa è la situazione, «sconcerta» - dicono gli enti - che il 14 gennaio sia stato «caratterizzato da un’operazione mediatica» che invece di dare risalto a una notizia positiva quale è l’arrivo dei bambini «l’ha oscurata e distorta» con «l’unico scopo di screditare il lavoro svolto dalla Commissione e mettere in crisi i rapporti costruiti con le Autorità della RDC».

Gli enti così ripercorrono gli articoli e le dichiarazioni rilasciate in questi giorni: «Perché diffondere la falsa informazione che fascicoli delle coppie italiane non sono stati depositati in tempo utile ed in modo completo in RDC? Se questo fosse vero saremmo i primi a farne denuncia, ma non è così: noi lo sappiamo, ci sono i riconoscimenti ufficiali circa la correttezza dei nostri dossier e ci sono i risultati conseguiti». E ancora: «Siamo rimasti sconcertati da quanto dichiarato alla stampa dal Presidente dell’Ente Nova in occasione dell’arrivo dei 10 bimbi. A partire dalla ricostruzione rocambolesca e non corrispondente alla realtà circa il deposito dei dossier, passando per l’altrettanto rocambolesca ricostruzione della mancata emissione dei passaporti, fino alla presunta mancanza di sicurezza dei bambini degli altri Enti rimasti in Istituto».

Secondo i quattro enti «nel corso di tutti questi mesi, contro ogni logica e buon senso, si sia dato vita ad un’azione di delegittimazione continua dell’azione della Commissione, in un contesto in cui le Autorità congolesi hanno dimostrato una apertura e disponibilità a pervenire ad una soluzione». Ad ogni notizia positiva sono infatti «corrisposte immediatamente più azioni concertate e mirate a mistificare la realtà, creare confusione e ostacolare l’azione istituzionale, magari ‘utilizzando’ un gruppo di coppie in attesa dei loro figli». Coppie che sono «una minoranza di famiglie a fronte della stragrande maggioranza che ha, a più riprese, confermato la propria fiducia nell’azione della Commissione e degli Enti che con questa collaborano».

Qualche esempio? Il comunicato mette in fila fatti e date. «Mentre in RDC era in corso l’esame dei dossier e a fronte di una approfondita comunicazione da parte della CAI datata 28 luglio di aggiornamento alle famiglie, il 5 agosto viene indetta una conferenza stampa da parte di alcune coppie di denuncia di mancanza di informazione e di stallo della situazione. Il 22 novembre arrivano 7 bambini (oltre ai 10 annunciati agli inizi di novembre)? E dopo pochi giorni, a fronte di questo positivo risultato viene indetta un’altra conferenza stampa, sempre le stesse coppie, per sottolineare una cattiva conduzione da parte della Commissione. Il 14 gennaio arrivano altri 10 bimbi? E, deviando l’attenzione dalla notizia positiva dell’arrivo dei bimbi, si organizza una copertura stampa diffamatoria e addirittura si annuncia un incatenamento davanti a Palazzo Chigi chiedendo le dimissioni della Presidente Della Monica, “colpevole” in pratica di aver portato a casa per l’Italia più bambini degli altri Paesi» (la manifestazione di protesta è indetta per mercoledì 20 gennaio, ndr e i quattro enti definiscono «l’ipotetico incatenamento» come «inutile, dannoso e sconsiderato).

Il comunicato si conclude con una rinnovata dichiarazione di fiducia alla CAI e alla sua presidente Silvia Della Monica: se l’obiettivo «che davvero si persegue è quello di portare in Italia tutti i minori adottati, e soprattutto la tutela dei bambini nella piena legalità, il buon senso e i fatti oggettivi ed innegabili degli ultimi mesi ci fanno schierare ‘senza se e senza ma’ con questa Presidente, Silvia Della Monica» contro una «azione di attacco continuo e costante, defatigante, esercitato con più strumenti e in più sedi attraverso interpellanze parlamentari, pseudo convegni, pseudo tavoli tecnici, articoli web e carta stampata, il cui unico contenuto era un attacco mirato al nuovo corso di legalità della Commissione che ha trovato nella maggioranza degli Enti un convinto alleato».

Sui social, intanto, si fa sempre più forte la distanza fra le famiglie coinvolte, in un dibattito anche aspro che può essere seguito con gli hasthag #nessunotocchisilviadellamonica e #lavitanonaspetta.

Foto by FEDERICO SCOPPA/AFP/Getty Images

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