Burkina Faso Getty Ahmed Ouoba
Africa

Esclusivo. Il racconto dell'attacco terroristico in Burkina Faso

18 Gennaio Gen 2016 1227 18 gennaio 2016
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Due reporter del giornale Le Pays, media partner di Vita, raccontano da Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, il duplice attacco terroristico contro il ristorante Capuccino e l'Hotel Splendid in cui sono state uccise 29 persone.

Sono passate le 7h30 quando dopo aver superato alcune barriere di sicurezza sopraggiungiamo sui luoghi degli attacchi. L’Avenue Kwame N’Krumah è deserta su più du un chilometro, i curiosi usciti per osservare la scena sono tenuti a buona distanza dai poliziotti e dai gendarmi dalla zona in cui i terroristi hanno attaccato. Il ministero della Funzione pubblica, del Lavoro e della Sicurezza sociale, situato non lontano dall’Hotel Splendid, funge da punto di accoglienza degli ostaggi liberati che hanno ricevuto le prime cure. Ed è proprio da questo ministero che le azioni sono state coordinate dalle varie Forze di difesa e di sicurezza, mentre proseguivano le operazioni di rastrellamento all’interno dell’albergo, distante appena 400 metri.

Nessuno al di fuori di queste Forze dispiegate sui luoghi degli attacchi ha avuto accesso all’albergo. La loro presenza, assieme a quella dei veicoli blindati ed altri carri di combattimento bastavano per intuire che il paese era sul piede di guerra. L’estrema violenza degli attacchi e i danni enormi provocati hanno convinto molte persone presenti sui luoghi nella notte del venerdì che i terroristi avevano pianificato l’attacco. Di fronte all’Hotel Splendid, i numerosi veicoli incendiati ne erano la prova. Un veicolo delle forze armate, letteralmente devastato dai razzi lanciati dagli agressori durante l’assalto operato dai militari, testimoniavano del piano d’attacco elaborato dai terroristi. “Questi terroristi hanno soggiornato in Burkina alcuni giorni prima. Andavano a pregare in una moschea situata nei dintorni dell’abergo e hanno perlustrato tutta la zona per essere sicuri che l’attacco sarebbe andato a buon fine”, confida J. Boro, un giovane ragazzo presenza sui luoghi venerdì notte.

Questi terroristi hanno soggiornato in Burkina alcuni giorni prima. Andavano a pregare in una moschea situata nei dintorni dell’abergo e hanno perlustrato tutta la zona per essere sicuri che l’attacco sarebbe andato a buon fine.

I terroristi sarebbero arrivati davanti all’albergo attorno alle 19 a bordo di due veicoli V8 che hanno incendiato dopo esserne scesi, assicurano alcune fonti raccolte da Le Pays. Hanno poi immediamente aperto il fuoco contro il ristorante Capuccino che si trova di fronte allo Splendid e i cui proprietari sono una coppia italiana. E’ un luogo molto frequentato dagli Occidentali. Subito dopo, si sono diretti verso l’albergo. All’interno dello Splendid, molte persone sono state prese i ostaggio. Alcuni clienti si sono rinchiusi nelle loro stanze per sfuggire alla furia dei killers. I più sfortunati sono stati uccisi o gravamente feriti. Tra gli ostaggi c’era il ministro della Funzione pubblica, Clément P. Swadogo, intrappolato al quarto piano in una sala crivellata da colpi di arma da fuoco. “Molte persone come il ministro hanno avuto vita salva grazie alla fortuna e alla preghiera”, sostiene una donna sopravvissuta all’attacco.

Sabato mattina, davanti al ministero della Funzione pubblica, il proprietario di Capuccino, ferito al braccio, se ne stava lì, visibilmente molto scosso e sconvolto da quello che ha vissuto poche ore prima. Anche gli ostaggi liberati dalle forze dell’ordine sono arrivate al ministero in stato di shock. Una donna sopravvisuta prova a raggiungere i suoi familiari sul cellulare. Lo sguardo perso nel vuoto, l’aria molto preoccupata, non riesce a contenere le sue emozioni e si mette a piangere. Più di un testimone contattato da Le Pays dice di aver visto una o due donne tra i terroristi. “Sono queste donne ad avere attaccato Capuccino”, sostengono due di loro con tono sconsolato.

Il primo bilancio diffuso dalle autorità annuncia 23 morti di 18 nazionalità diverse, una cinquatina di feriti e circa 150 ostaggi liberati. I feriti continuano ad essere trasportati all’ospedale Yalgado per cure appropriate amministrate gratuitamente. Il Presidente della Repubblica, Roch Marc Chistian Kaboré, accompagnato dal Premi ministro, arriva suoi luoghi alle 9 del mattino con una scorta militare imponente. E’ condotto all’interno del ministero della Funzione pubblica per ricevere informazioni dettagliate sull’operazione in corso. Dopo 20 minuti, il Presidente rilascia le sue prime dichiarazioni alla stampa, condannando gli atti terroristici che giudica “vili e ignobili”, rivelando che il paese era sotto l’occhio del ciclione, tanto più che altri attacchi contro alcuni campi della gendarmeria nazionale si erano verificati nei mesi scorsi facendo morti e feriti. L’ultimo attacco era avvenuto proprio alla vigilia della tragedia dello Spendid. Roch ha insistito sulla necessità di mutualizzare informazioni e mezzi con i paesi del Sahel per sconfiggere quello che considera un “flagello” per l’intera regione, e non soltanto per il Burkina Faso.

Finora, le Forze di difesa e di sicurezza hanno arrestato cinque persone giudicate sospette. La zone dell’Hotel Splendid è rimasta inacessibile fino al tardo pomeriggio di sabato. Nel panico generale, molte persone hanno lasciato i propri mezzi di trasporto nell’area, lungo l’avenue Kwame Nkrumah. Abbiamo avuto l’opportunità di vedere gli impatti delle pallottole sparate dai terroristi sui blindati delle forze dell’ordine, e non possiamo non interrogarci sull’origine delle armi che sono riusciti a procurarsi. Sul luogo della tragedia, alcuni testimoni ci mostrano dei bossoli provenienti da armi che sembrano ancora più performanti rispetto a quelle in uso dalle forze armate di alcuni paesi della regione.

Sul luogo della tragedia, alcuni testimoni ci mostrano dei bossoli provenienti da armi che sembrano ancora più performanti rispetto a quelle in uso dalle forze armate di alcuni paesi della regione.

Intanto, nella serata di sabato, il capo di Stato ha rivolto un messaggio alla nazione durante il quale annuncia un bilancio di 28 morti, 50 civili feriti, altri quattro tra le forze di difesa e di sicurezza, un militare francese e due poliziotti. Tre terroristi sono rimasti uccisi, 156 ostaggi sono stati liberati, secondo il Presidente della Repubblica, che ha anche menzionato il sequestro di una coppia australiana installata a Djibo dal 1972. “A fronte di questo bilancio umano pesante che queste forze del male hanno inflitto al nostro popolo e ad amici di altri paesi in visita in Burkina Faso, la nazione Burkinabè è sotto shock. Di conseguenza, ho deciso di proclamare tre giorni di lutto nazionale sull’insieme del territorio del Burkina Faso e in tutte le rappresentanza diplomatiche e consolare del nostro paese, e quest a contare da domenica 17 gennaio 2016”.

Nel frattempo, sull’avenue Kwame Nkrumah la gente non smetteva di interrogarsi. Per molti testimoni e altre fonti raccolte da Le Pays, il paese sapeva di essere sottosposto a una forte minaccia terroristica, ma nessuno era in grado di sapere quando i terroristi avrebbero colpito. Hanno potuto approfittare del periodo di instabilità che si è verificato tra il colpo di Stato mancato e quello attuale per pianificare e organizzare l’attacco? Dare una risposta è difficile, salvo che tutto accredita l’ipotesi che dopo il Ciad, il Mali e molti altri paesi, il Burkina non sarebbe sfuggito a questa barbaria, sin dal tempo in cui l’ex Presidente Campaoré era al potere. Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) lo aveva annunciato con toni minacciosi. Ciò che doveva accadere è accaduto. Ora bisogna trovare una riposta appropriata affinché il popolo burkinabé non ceda alla psicosi.

Questo articolo è pubblicato nell'ambito di un progetto editoriale che, con il supporto della DGMO/MAECI, associa Vita e la sua piattaforma d'informazione - www.afronline.org - a 25 media indipendenti africani.

Copyrigth foto: Getty Images

Clicca qui per accedere alla versione originale pubblicata su Le Pays (Burkina Faso).

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