Etiopia Photo Credit Kyle Degraw Per Save The Children 2
Emergenze

Save the children: Siccità in Etiopia, la peggiore catastrofe umanitaria al mondo

25 Gennaio Gen 2016 1519 25 gennaio 2016
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Appello dell’ong al Segretario Generale delle Nazioni Unite che apre oggi il vertice dell’Unione Africana nella capitale Addis Abeba. Con 350mila nuove nascite previste nei prossimi sei mesi nelle aree colpite dalla siccità, la più grave degli ultimi 50 anni, si prevedono gravi rischi per mamme e neonati.

L'organizzazione non governativa Save the children si appella con forza alle Nazioni Unite perché venga lanciato immediatamente il massimo allarme per la più grave siccità degli ultimi 50 anni che sta colpendo l’Etiopia, dove oggi inizia, nella capitale Addis Abeba, il vertice dei paesi dell’Unione Africana alla presenza dei leader mondiali e del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon. L’allarme dell’Organizzazione nasce in particolare dalle stime che prevedono circa 350mila nuove nascite nei prossimi sei mesi nelle comunità colpite dalla siccità, con gravissimi rischi per madri e neonati.

John Graham, direttore di Save the children in Etiopia, sottolinea come sia indispensabile che la comunità internazionale aumenti immediatamente i finanziamenti per raggiungere l’obiettivo di 1,4 miliardi di dollari, coperti finora solo per meno di un terzo della somma. “Se i fondi per l’emergenza non arriveranno al più presto c’è il rischio reale di perdere i progressi chiave nello sviluppo raggiunti in Etiopia negli ultimi 20 anni, come la riduzione di 2/3 della mortalità infantile e il dimezzamento della popolazione che vive sotto la soglia di povertà”, aggiunge Graham.

Con un investimento pari a circa 300 milioni di dollari, “il Governo etiope ha sostenuto finora la maggior parte del carico finanziario per far fronte alla crisi, ma se non riceverà aiuti immediati dalla comunità internazionale sarà costretto a drenare fondi da altri programmi critici come quelli per la salute materno-infantile e l’educazione”. La siccità, causata da El Niño, è iniziata lo scorso giugno 2015 nella parte nordorientale del Paese e in molte aree della Somalia e del Somaliland, per diffondersi rapidamente sugli altipiani più popolati, dove circa 10,1 milioni di persone sono ora in grave necessità di aiuto alimentare.

In base alla classificazione di Save the Children, la siccità in Etiopia è attualmente la crisi umanitaria con il più alto livello di emergenza al mondo insieme alla guerra in Siria. “Stiamo affrontando un gran numero di crisi umanitarie nel mondo, dalla Siria allo Yemen al Sud Sudan, ma nei 19 anni di lavoro qui in Etiopia non ho mai visto una crisi di queste proporzioni. Questa è un’emergenza da codice rosso e così deve essere considerata, mentre invece, a causa della carenza di fondi, la risposta delle Nazioni Unite e della comunità internazionale è la più debole che abbia mai visto per una siccità di questa scala”.

La preoccupazione di Save the Children è massima per le immaginabili gravi conseguenze sui 350mila bambini che vedranno la luce nei prossimi mesi nelle aree colpite. “Partorire in condizioni disperate dove non c’è più cibo e dove la morte in massa del bestiame priva le madri di una fonte indispensabile di nutrizione per poter allattare, può essere pericolosissimo per i neonati e per le madri stesse. La siccità sta facendo impennare il numero di donne colpite dalla malnutrizione durante la gravidanza e l’allattamento e questo riduce la possibilità di partorire con successo o di nutrire a sufficienza bambini già nati sottopeso, che dovrebbero invece essere curati e nutriti adeguatamente insieme alle loro mamme”, denuncia Graham.

Quest’anno più di 2,5 milioni di bambini non potranno più avere accesso all’istruzione a causa della siccità e circa 400mila bambini sono a rischio di malnutrizione acuta secondo le stime del Governo etiope. “Se dovesse mancare anche la prossima stagione delle piogge e se la comunità internazionale non interverrà con più fondi per l’emergenza, ci troveremo con moltissimi bambini affetti da malnutrizione grave in più”.

Photo credit: Kyle Degraw

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