Migrants Dan Kitwood:Getty Images
Migranti

La risposta inadeguata della UE alla crisi dei rifugiati

27 Gennaio Gen 2016 1518 27 gennaio 2016
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Lo rivela il World Report 2016 di Human Rights Watch, che esamina la situazione dei diritti umani in oltre 90 Paesi.

L’Unione Europea ha avuto molte difficolta’ nella predisposizione di una risposta efficace e ispirata a principi umanitari all’arrivo di un milione di richiedenti asilo e migranti giunti in Europa via mare nel 2015, ha dichiarato oggi Human Rights Watch nel suo World Report 2016.
L’organizzazione non governativa prende in esame gli sviluppi in dieci stati membri dell’UE e quelli, a livello unitario, su immigrazione e asilo, discriminazione e intolleranza, e sull’antiterrorismo, tema di particolare preoccupazione alla luce degli attentati di Parigi.

“Durante l’anno i governi dell’Unione Europea hanno risposto in maniera disorganica e antisolidale all’arrivo di un milione di persone, trasformando una sfida gestibile in una crisi politica conclamata” ha detto Benjamin Ward, vice direttore della divisione Europa e Asia centrale di Human Rights Watch. “Il prezzo di un’Unione europea divisa e’ stato pagato da richiedenti asilo e migranti in Grecia e lungo la rotta dei Balcani occidentali ”.

Nel World Report 2016 di 659 pagine, giunto alla 26esima edizione, Human Rights Watch esamina la situazione dei diritti umani in oltre 90 paesi. Nel suo saggio introduttivo, il direttore esecutivo Kenneth Roth spiega come la diffusione di attentati terroristici al di là del Medio Oriente, insieme agli immensi flussi di rifugiati causati da repressione e conflitti, abbiano spinto molti governi ad adottare misure sbagliate, come la limitazione dei diritti, nel tentativo di proteggere la propria sicurezza. Allo stesso tempo, la repressione di gruppi indipendenti da parte di regimi autoritari in tutto il mondo, impauriti dal dissenso pacifico, che viene spesso amplificato dai social media, ha registrato i livelli piu’ alti degli ultimi anni.

Durante l’anno, miopi interessi dei governi nazionali hanno troppo spesso impedito l’attuazione di risposte efficaci alla crisi dei rifugiati, ritardando la protezione e l’accoglienza di persone vulnerabili, sebbene un pugno di governi, tra i quali Germania e Svezia, abbiano risposto con generosità. I governi della UE hanno raggiunto un accordo per aumentare la risistemazione di rifugiati provenienti da fuori l’Unione e per trasferire 160mila richiedenti asilo che hanno raggiunto Grecia e Italia. Tuttavia, fino all’8 gennaio 2016, solo 272 richiedenti asilo sono stati trasferiti, e appena 82 di questi dalla Grecia, lo Stato di frontiera dell’Unione che ha visto l’afflusso più consistente.

La Commissione europea ha agito contro 23 stati membri per il loro mancato rispetto dei parametri del sistema comune d’asilo dell’UE. Tra questi vi è l’Ungheria, che ha risposto alla gran quantità di arrivi costruendo recinzioni e criminalizzando ed arrestando i richiedenti asilo che varcavano il confine senza permesso.

I governi dell’UE hanno tentato, ripetutamente, di scaricare le responsabilità su Paesi al di fuori dell’UE, come ad esempio nel caso del problematico accordo sulla migrazione concluso a novembre con la Turchia, il principale Paese di transito verso l’UE per richiedenti asilo e migranti, che già ospita più di due milioni di Siriani.

L’identificazione di richiedenti asilo, da parte della polizia, tra i sospetti per i furti e le molestie di massa avvenuti a Colonia durante le festività di Capodanno 2015 e in altre città tedesche, ha rafforzato la posizione di quanti invocano la chiusura dei confini. Coloro che sono responsabili di reati ne dovranno rendere conto, ma questi terribili incidenti non possono giustificare l’adozione di politiche regressive sui rifugiati, secondo Human Rights Watch.

Le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale nell’UE hanno anche definito un anno che è iniziato e si è concluso con attentati multipli a Parigi da parte di estremisti armati.

Gli attentati di novembre a Parigi, i più letali in Europa da oltre un decennio, hanno portato all’adozione di misure d’emergenza in Francia, a controlli intensificati alle frontiere, persino all’interno dell’area di libero movimento di Schengen, ed a maggiori sforzi per la condivisione di intelligence.

Nel corso dell’anno, alcuni governi dell’UE hanno puntato sui timori circa un nesso tra terrorismo di matrice interna e il rientro di “foreign fighters” collegati al gruppo armato estremista dello Stato Islamico (noto anche come ISIS) per giustificare poteri di sorveglianza più ampi ed invasivi. Tuttavia, non e’ stato provato alcun nesso di causalita’ tra una sorveglianza inadeguata e gli attentati di Parigi. Altri hanno usato gli attacchi di novembre a Parigi come pretesto per giustificare la propria riluttanza a cooperare con la UE nella condivisione di responsabilità per far fronte alla crisi dei rifugiati, sebbene tutti gli attentatori identificati a Parigi fossero cittadini europei.

Scarsi segni di progresso si sono visti circa l’accertamento di responsabilità in merito alla complicità europea negli abusi della Central Intelligence Agency (CIA), nonostante indagini penali siano in corso in Polonia e nel Regno Unito, e un’altra indagine sia stata riaperta in Lituania.

L’assassinio di quattro persone in un supermarket kosher durante gli attentati di gennaio a Parigi e l’attacco in febbraio alla sinagoga di Copenhagen, che ha fatto due vittime, sottolineano un più ampio e grave problema di anti-semitismo nella UE. Anche i crimini d’odio contro i musulmani sono stati un problema serio, con picchi negli incidenti avvenuti in Francia e Gran Bretagna. I Rom sono rimasti soggetti a frequenti discriminazioni e sfratti forzati nell’UE.

Foto di apertura: Dan Kitwood/Getty Images

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