Lavoro

Workers buyout, sarà questa la rinascita del Sud?

1 Febbraio Feb 2016 1209 01 febbraio 2016

Gli ultimi due progetti finanziati da Legacoop, a dicembre e gennaio, sono a Pomezia e Caivano. Due aziende salvate dai dipendenti e con ottime prospettive future. Ecco le loro storie

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Zanardi
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Gli ultimi due progetti finanziati da Legacoop, a dicembre e gennaio, sono a Pomezia e Caivano. Due aziende salvate dai dipendenti e con ottime prospettive future. Ecco le loro storie

Prima la Italcables di Napoli, adesso la Ora Acciaio di Pomezia. Sono ormai una cinquantina le operazioni di workers buyout seguite da Legacoop, e le ultime due sono nate al Centrosud. Belle storie di riscatto imprenditoriale che arriva dal basso, e con ottime prospettive di rilancio concreto. Partiamo dalla più recente: nel dicembre del 2014 la Ora Acciaio, azienda che ha portato i propri mobili di alta gamma negli uffici più prestigiosi di Europa, Medio ed Estremo Oriente, è dichiarata fallita a causa di un problema di incapacità gestionale, non certo di mercato. Il numero dei dipendenti era già passato da 79 a 50, e uno spazio di ventimila metri quadrati tra i più automatizzati d’Italia rischiava di rimanere deserto.

E invece no. Venti lavoratori si sono convinti di poter salvare l’azienda. E hanno stilato a dicembre, con il sostegno di Legacoop Lazio, un progetto di workers buyout, una start-up cooperativa formata dagli ex dipendenti che hanno costituito il capitale sociale versando singolarmente una quota. Tutto di tasca loro. Rientrando in azienda lo scorso 20 gennaio. La visione imprenditoriale nel lungo periodo di Oro Acciaio è ambiziosa. Nel prossimo triennio, si prevede di raddoppiare il fatturato di partenza entro il 2018 ed aumentare l’occupazione, grazie anche al sostegno che sarà chiesto a CFI e Coopfond.

Ad accompagnarli, ci saranno le storie di successo di tanti workers buyout che, insieme al sostegno di Legacoop e di altri partner, ce l’hanno fatta. Come per esempio quella di Italcables, l’unico workers buyout in ambito siderurgico e uno dei più grandi per numero di soci coinvolti, ben 51. Una realtà imprenditoriale di tutto rispetto, già leader mondiale nella produzione di acciaio ad alto tenore di carbonio per cemento armato precompresso, con sede a Caivano, dove fare impresa non è certo facile. Ripartiti come società a settembre, operativamente a dicembre, hanno già spedito la prima commessa negli Stati Uniti scommettendo su loro stessi, convinti che solo da noi poteva partire la soluzione del problema. Un sogno sostenuto dal Fondo mutualistico di Legacoop, insieme a CFI, Banca Etica e Cooperfidi Italia.

«Dall’inizio della crisi Coopfond – ha spiegato il presidente Mauro Lusetti – ha sostenuto 48 workers buyout in tutto il Paese, salvando oltre 1.200 posti di lavoro, mettendo in moto investimenti per 56 milioni e sostenendo il coraggio di chi, davanti alla perdita del posto di lavoro, non si è rassegnato ma ha voluto scommettere sulle proprie competenze e sul futuro. Questa è la cooperazione: uno strumento essenziale per chi non si rassegna e, anche in zone difficili, anche in situazioni complesse vuole credere in nuove opportunità».

(Nella foto: alcuni soci della Cooperativa Lavoratori Zanardi di Padova, altro caso di workers buyout di successo)

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