Impresa sociale

Dentro la scatola nera dell'impatto sociale

3 Febbraio Feb 2016 1815 03 febbraio 2016

Filippo Montesi firma un rapporto, targato Human Foundation e scaricabile in allegato, che attraverso quattro casi di studio, indica alcuni esempi di modelli innovativi di investimento che affrontano il tema del proprio impatto sociale

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Filippo Montesi firma un rapporto, targato Human Foundation e scaricabile in allegato, che attraverso quattro casi di studio, indica alcuni esempi di modelli innovativi di investimento che affrontano il tema del proprio impatto sociale

Esce oggi, scaricabile gratuitamente, un nuovo paper di Human Foundation. Il testo (lo trovate anche in allegato), curato da Filippo Montesi, “Dentro la scatola nera: modelli innovativi di valutazione dell'impatto di investimenti sociali”, presenta alcune iniziative rilevanti che alimentano la riflessione rispetto alle sfide con cui la società globale si sta confrontando. Il rapporto, attraverso quattro casi di studio, indica alcuni esempi di modelli innovativi di investimento che affrontano il tema del proprio impatto sociale.

Senza tacere di limiti e barriere alla diffusione di pratiche di misurazione d’impatto, vengono presentati alcuni casi che si contraddistinguono per trasparenza, efficacia e innovazione, fornendo indicazioni su buone pratiche e raccomandazioni utili da approfondire e disseminare ad una scala più ampia.

Si parte dal caso del Social Impact Accelerator (SIA), un “fondo di fondi” creato dalla Banca Europea d’Investimento, che evidenzia l’approccio con cui un’istituzione finanziaria di sviluppo ha affrontato aspetti strategici e tecnici della misurazione dell’impatto dei propri investimenti nel campo dell’innovazione sociale in Europa. Si passa poi alla Deutsche Investitions- und Entwicklungsgesellschaft (DEG), un’istituzione finanziaria di sviluppo afferente al gruppo KfW e operante in paesi in via di sviluppo, che integra lungo il proprio ciclo d’investimenti la cosiddetta catena dell’impatto per una gestione del portafogli d’investimento in quattro fasi: due diligence, analisi di pre-fattibilità, valutazione ex-post e apprendimento istituzionale.

Dalle esperienze più istituzionali di SIA e DEG, la ricerca porta ad esempio i casi di due dei più importanti fondi di impact investing a livello internazionale. Acumen Fund, un fondo di venture philanthropy che interviene in un’ampia varietà di settori e mobilizza ingenti risorse da fonti private. Acumen Fund propone alcuni strumenti specifici di valutazione di performance, adottando una visione strategica di lungo periodo e di collaborazione multi-stakeholder. La seconda esperienza è quella di Root Capital, un fondo di impact investing specializzato in agricoltura e sviluppo rurale, che indaga rispetto al proprio impatto sui beneficiari degli investimenti e delle relative comunità locali attraverso un approccio che combina strumenti, quali la balanced scorecard e il rating, per un’analisi orizzontale della propria performance con studi quali-quantitativi verticali per singoli progetti o programmi.

Le quattro esperienze scelte mostrano come grandi organizzazioni, con la missione di investire nello sviluppo sociale ed economico delle comunità locali, siano esse nei paesi cosiddetti sviluppati o in via di sviluppo, hanno integrato strumenti di valutazione all’interno della propria strategia d’intervento. Tutti operano attraverso modalità che incoraggiano la collaborazione tra stakeholder, costruiscono forti relazioni di accountability e richiedono orizzonti di lungo periodo per esplicarsi. La conoscenza che la valutazione può generare è quindi fondamentale per la gestione e la sostenibilità degli investimenti nel medio-lungo periodo.

Il rapporto sollecita tutto il settore degli investimenti sociali, sempre meno definito nei propri confini, a cogliere con convinzione il bisogno di innovazione nelle proprie modalità d'investimento, sviluppando insieme nuove forme di collaborazione basate sull'evidence, strumenti di due diligence e di accountability, soluzioni tecniche che migliorino la compatibilità della gestione manageriale di un investimento e quella dell'impatto sociale.

Per l’autore solo un’ottica di collaborazione e dialogo e può portare trasparente tra stakeholder la possibilità di definire un linguaggio comune, una visione condivisa e set di strumenti efficaci di misurazione d’impatto. “Senza questi elementi fondamentali – commenta Montesi – si corre il rischio di non riuscire a trovare un corretto equilibrio tra rigore e flessibilità, tra riflessione e comunicazione rispetto alla definizione dell’impatto generato, perdendo così una preziosa occasione di generare e scalare cambiamento a livello globale”.

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