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Una nazionale “matta” per il calcio alla conquista del mondo

15 Febbraio Feb 2016 1624 15 febbraio 2016
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L’intervista a Enrico Zanchini, ct della selezione che parteciperà ai mondiali per persone con problemi di salute mentale ad Osaka in Giappone.

«Oh ragazzi, così ci fanno diventare matti!». A stento lo staff trattiene le risa. Ma quando mister Zanchini rincara la dose con un «se giochiamo così ci mandano al manicomio!» le risate prorompono incontrollabili. Eppure i 12 calciatori ascoltano zitti, imperturbabili. Questi sono gli spogliatoi della Nazionale italiana di calcio a cinque che parteciperà ai Mondiali per persone con problemi di salute mentale” in Giappone. Il ct Enrico Zanchini lo spiega subito: «Non mi trattengo né censuro. Dico le cose come mi vengono senza pensarci troppo».

Si tratta di un progetto ambizioso. Santo Rullo, vicepresidente di Strade Onlus e direttore della Comunità terapeutica di Villa Letizia lo spiega così: «Per le persone che soffrono di malattia mentale lo sport riassocia mente e corpo laddove tendono ad essere dissociati. Questi ragazzi, che stanno ultimando la preparazione insieme al preparatore atletico, già leggenda del pugilato, Vincenzo Cantatore, e sotto la supervisione della vecchia gloria biancoceleste Felice Pulici, dal 23 al 29 febbraio 2016 saranno ad Osaka per giocarsi il mondiale. Come si seleziona e si allena una squadra così particolare? Ce lo racconta proprio il mister.

Come nasce questo binomio tra calcio e malattia mentale?
Devo essere sincero. Io sono solo un allenatore. È Santo Rullo il deus ex machina di tutta questa avventura. Sono più di 20anni che affronta il disagio mentale anche tramite l’attività sportiva, in particolare il calcio. Per me però è solo una sfida sportiva.

E come si arriva ad una panchina come questa?
Sono un ex calciatore di calcio a cinque e ho una mia società a Roma con 200 tesserati che fa campionati a livello regionale. Uno dei motivi per cui mi hanno contattato è perché avevo già lavorato sul disagio, in particolare sulla tossicodipendenza. Allora affrontai la situazione trattando i ragazzi come tutti gli altri. E ho notato che questa cosa funzionava molto bene perché si sentivano considerati e trattati da uomini. Lo stesso atteggiamento l’ho portato in questa avventura, anche perché mi è stato confermato dai professionisti che è l’atteggiamento corretto.

Questo vuol dire che non ti curi di cosa dici e di come lo dici?
Esatto. Spesso mi capita di dire cose che non suonano esattamente politicamente corrette. Ma sono fatto così e non voglio censurarmi. Credo che i ragazzi si accorgano subito se uno finge. E devo dire che fino ad ora non ho mai avuto problemi. Nel momento in cui mi rendo conto che le mie parole possono creare problemi mi correggo.

La selezione com’è avvenuta?
Come per qualunque altra squadra. Ho scelto i migliori tecnicamente. E ora li sto allenando per andare a fare un Campionato del Mondo. Una squadra da preparare il prima possibile per una competizione importante che neanche io ho mai affrontato.

Quindi non ci sono differenze con le altre squadre che alleni?
Certo che ci sono differenze. Ieri e oggi, ad esempio, sono emersi un po’ di problemi con un ragazzo che si rivolge agli altri in modo un po’ troppo aggressivo e li corregge come se fosse lui l’allenatore. Stiamo cercando di gestire la situazione. È molto faticoso il fatto che alcune volte rispondono in maniera velocissima agli stimoli mentre altre ci si trova ad avere a che fare con difficoltà inaspettate e difficili da interpretare. Devo dire che trovo molte similitudini con i bambini. Con in più però un carico di ansie enormi.

Come vivono il momento delle sostituzioni?
Per ora ancora non abbiamo avuto grandi difficoltà, anche se qualcuno mi ha fatto qualche brutta faccia. Sicuramente però in Giappone avremo problemi perché il calcetto è abbastanza spietato. Se non giochi bene stai in campo solo pochi minuti. Ma ci sono anche grandi lati positivi devo dire…

Ad esempio?
La grande serietà e disponibilità. E poi il livello, ci sono tre o quattro che son proprio forti. E mi fa molto piacere.

Quindi siamo forti?
Secondo me possiamo vincere. I giapponesi sono molto preparati e organizzati. Ma secondo me noi abbiamo più fantasia, abbiamo un pizzico di follia in più (ride ndr). Siamo italiani, abbiamo più estro, più fantasia.

Che tipo di malattie mentali hai in squadra?
In generale non ho voluto sapere nulla. Ho dovuto avere informazioni solo riguardo a casi per cui è importante sapere come muoversi per non creare problematiche particolari. Da quello che ho capiot comunque le patologie principali che abbiamo in squadra sono tre: schizofrenia, depressione e disturbo bipolare. Siamo comunque una vera nazionale, con ragazzi provenienti un po’ da tutta Italia e con anche un portiere uruguagio e un ragazzo che parla in piacentino stretto ma in realtà è nigeriano. Insomma siamo una squadra normale nella nostra particolarità.

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