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Politica

Due anni di Governo Renzi, un bilancio

22 Febbraio Feb 2016 1124 22 febbraio 2016
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Si è tornati a investire sul “sociale” dopo anni di tagli. La spesa sociale non è più vista come un lusso o una cosa da fare quando ce lo si può permettere, ma un investimento necessario a qualsiasi ipotesi di sostanziale sviluppo. Ma la Riforma giace da quasi 2 anni in Parlamento e una promessa che non si fa realtà diventa una promessa tradita

Ci sono due slide tra le 24 proposte da Palazzo Chigi per “celebrare” i due anni di Governo che fanno esplicitamente menzione a quanto è stato fatto sui temi sociali.

La prima è dedicata al ritorno agli investimenti sul sociale, dal 1,8 mld della Legge di Stabilità 2014 targata Enrico Letta ai 3,4 della Legge di Stabilità 2016.

La seconda racconta del rilancio del Servizio civile nazionale che nel 2013 riuscì a spesare l’invio di soli 896 ragazzi a fronte di 120mila richieste (una vergogna) mentre nel 2015 i giovani impegnati sono arrivati alla cifra record (nella storia del Servizio civile) di 35.673.

Ma un bilancio di due anni di Governo Renzi non può limitarsi a numeri sia pur significati e che testimonio di un oggettivo cambiamento nel modo di guardare i temi sociali, ovvero il benessere del corpo sociale e dei cittadini. Che cosa dicono infatti questi due numeri? Dicono che Renzi sta ridisegnando il campo da gioco della politica: da una politica tutta dentro il Palazzo ad una politica “in uscita” (per usare una bella espressione di Papa Francesco) che prova a rimettersi in rapporto con la società. La società viene prima, la sua coesione viene prima, il benessere dei cittadini viene prima della politica che è uno strumento per la crescita della società, e non per la crescita delle banche o delle autostrade o dei partiti. Usciamo da anni in cui alla società (e quindi al cosiddetto Terzo Settore che è poi la società che si organizza), si guardava, ma dopo. Il Welfare veniva dopo, quando la crescita lo avrebbe permesso, quando l’Europa lo avrebbe permesso, dopo aver fatto le infrastrutture materiali, una volta messo a posto il debito. La società, da troppi anni, veniva dopo. Ecco, se c’è stato un cambiamento di verso a me pare sia questo. E per cambiare verso occorreva, dopo almeno un lustro di umiliazione di ogni dinamica e iniziativa sociale, occorreva rimettere risorse sulle voci sociali dopo anni di tagli. Rimettere risorse sul Fondo sociale, sul Servizio civile, sul 5 per mille, sulla scuola, sul “Dopo di noi”, mettere in campo, per la prima volta nella storia repubblicana, una misura strutturale contro la povertà. Insomma, finalmente la spesa sociale non è più vista come un lusso o una cosa da fare quando ce lo si può permettere, ma un investimento necessario a qualsiasi ipotesi di sostanziale sviluppo. Un investimento, appunto, non una spesa. Dopo anni di vera “teologia del debito” con Monti grande sacerdote, e di continuo appesantimento della pressione fiscale, questo è un Governo che crede che ai cittadini non bisogna più chiedere ma restituire.

In un’intervista che feci a Renzi nell’aprile 2014 mi disse: “Noi vogliamo ribaltare la logica delle ultime stagioni, noi pensiamo che la capacità di risposta dei cittadini ai cittadini, il loro impegno civico, sia la risorsa prima del Paese (Primo settore non più Terzo), pensiamo che la capacità dei cittadini di partecipare alle sfide del quotidiano in un vero spirito sussidiario e di solidarietà sia la prima infrastruttura necessaria al Paese. Per aumentarne il capitale sociale e il grado di coesione delle comunità. Questa sfida è la nostra sfida perché il Terzo settore è uno dei motori della scommessa culturale educative ed economica del Paese”.

“Primo settore, non più Terzo”, quasi un refrain di Renzi, già dall’epoca delle primarie e poi più volte ribadito. Non solo un refrain, ma una grande promessa, la promessa di un Civil act che in effetti è stato proposto e poi incardinato in Parlamento, per rilanciare il Terzo settore, per incoraggiare la nascita di una vera impresa sociale in questo Paese capace di mettere insieme tutti gli attori della produzione di valore, Terzo settore, Pubblica amministrazione, imprese, per praticare una nuova economia nei servizi alla persona e nella gestione dei beni comuni. Un Civil act che promette anche un Servizio civile universale che diventi una grande leva educativa all’impegno civile.

Purtroppo, il Civil act è da ormai due anni in Parlamento, ora parcheggiato al Senato da quasi un anno. Il verso sarà compiutamente cambiato se Renzi e il suo Governo sapranno portare velocemente a termine questa Riforma e promessa annunciata. Una promessa sparita dall’agenda del Governo da troppi mesi. Il Terzo settore diventerà il primo se la Riforma sarà portata a termine nel più breve tempo possibile e se l’attenzione all’economia sociale e alla sua crescita informerà di più tutte le politiche del Governo. Banche comprese.

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